cronaca

Atri, interrogazione di Basilico sul deflusso acque piovane: “la scarpata di via Zanibelli è a rischio”

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ATRI – “Sono passati pochi mesi da quando il Comune di Atri ebbe la ‘geniale’ idea di realizzare un dosso lungo la SS 553, in prossimità dell’incrocio di Via Zanibelli, per impedire il deflusso delle acque piovane lungo detta via, dove peraltro era presente una canaletta trasversale per la raccolta delle acque piovane, con il risultato di ottenere, nelle giornate di pioggia, la creazione di una enorme pozza d’acqua, rivelatasi pericolosissima sia per i pedoni che per gli automobilisti che transitano in quel tratto”. Lo dichiara il Consigliere comunale di ‘Abruzzo Civico Atri’, Paolo Basilico che, sulla problematica del deflusso delle acque piovane all’incrocio tra la statale 553 e viale Risorgimento, ha presentato un’interrogazione al Sindaco Piergiorgio Ferretti.

“Dopo aver preso coscienza della illogicità dell’intervento – scrive il Consigliere nell’interrogazione – il Comune di Atri ha cercato di correre ai ripari e, non rilevando necessario rimuovere il dosso nonostante le lamentele dei residenti, ha fatto realizzare una caditoia stradale. Le acque così raccolte venivano convogliate tramite condotta verso la scarpata sud di Via Zanibelli, Evidentemente anche in questo caso si è pensato di aver risolto il problema. Ma ad oggi la rottura della condotta di deflusso ha comportato che l’acqua raccolta dalla caditoia stradale confluisce liberamente lungo la scarpata di via Zanibelli, erodendola e destabilizzando il versante con interessamento anche del piano stradale. In aggiunta il sostegno verticale del parapetto di legno presente in loco è in bilico nel vuoto creando una situazione di pericolo per chi vi transita, sia in auto che a piedi”.

“Considerato il perdurare della situazione di rischio chiedo di conoscere con sollecitudine se si è a conoscenza del problema e in tal caso quali soluzioni si intendono adottare per porre rimedio alla evidente situazione di pericolosità che si sta determinando”, conclude Basilico nell’interrogazione.

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