cronaca

Il mondo dell’arte in lutto per la scomparsa di Raul 

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Il 69enne Rodriguez, fuggito dal regime argentino, da anni viveva nell’Aquilano La vittima della caduta dalla scala era un noto interprete del contemporaneo

di Giustino Parisse

L’AQUILA. Mondo dell’arte in lutto per la morte, a causa di un incidente domestico, di Raul Eduardo Rodriguez, 69 anni, nato in Argentina ma residente a Lucoli. Era conosciuto all’Aquila, ma non solo. Era un artista di livello internazionale che in città è stato protagonista di mostre ed eventi artistici. È deceduto mercoledì sera. Era nei pressi della sua abitazione ed era salito su un albero con una scala. Per motivi da accertare è caduto e purtroppo per lui non c’è stato nulla da fare. Sul posto, a Colle di Lucoli, il 118 e i vigili del fuoco.

L’ARTISTA. Rodriguez stava partecipando in questi giorni a Fossa (villaggio San Lorenzo) a “Seminiamo Arte” manifestazione organizzata dal Museo dei bambini (Mubaq), fondato nel 1995 dall’artista Lea Contestabile. Una sua installazione è visibile nello spazio antistante un Map. Di lui hanno scritto molti critici tra cui Antonio Gasbarrini.

IL RICORDO. «Era arrivato dall’Argentina all’Aquila negli anni Settanta del secolo scorso», ricorda Contestabile. «È stato mio compagno d’Accademia, era studente di architettura. Insieme alla compagna erano scappati dall’Argentina per non essere arrestati nel periodo in cui il regime perseguitava i giovani dissidenti. Ha fatto l’Accademia qui, poi la sua compagna è tornata in Argentina perché aveva la famiglia lì, lui è rimasto all’Aquila e si è trasferito a Lucoli e ha sempre operato facendo lavori sul sociale e anche denunciando le ingiustizie non soltanto dell’Argentina, ma anche degli altri paesi. Il suo lavoro è sempre stato improntato al sociale e le modalità che lui ha usato sono sempre state quelle delle installazioni, enormi e coinvolgenti, o nei boschi di Lucoli o in grandi spazi denunciando soprattutto le ingiustizie sociali. Ha fatto tantissimi lavori sulle madri coraggio, sulle nonne che denunciavano la scomparsa dei nipoti. Artista sensibile, bravo, intelligente, appassionato e che, stando in provincia e non sapendo forse gestirsi a livello promozionale, è rimasto legato alla nostra città ma il suo è un lavoro che parla all’arte contemporanea internazionale».

LE MOSTRE. Nel 2017 una sua installazione fu posizionata a Colle di Lucoli. Narrava il tema dei migranti che, si legge in una nota critica «attraversano quella che è stata definita come la strada più mortale d’Europa, il Mediterraneo. Si tratta di una barca senza fondo sospesa su un tronco, costruita con materiali di recupero: i remi, il barile a terra, le scarpe, tutto è stato trovato in loco. Le piccole figure plastificate, silhouette senza volto, anonime, come senza nome sono i migranti che vagano in quel mare. Ad avvolgere mortalmente il tutto un serpente di banconote simbolo del continuo giro d’affari e mafia che fa sì che questa tragedia non abbia mai fine». Nel 2020, nel periodo della Perdonanza, una sua installazione è stata esposta a Palazzo Natellis-Lopardi, in corso Vittorio Emanuele. «All’interno di uno storico chiostro aquilano alberga, all’ombra di colonne e pilastri», si leggeva nella nota di presentazione, «una gigantesca scala composta da 10 metri di juta attorno alla quale si avvolge, tra frammenti di corteccia, una radice che con naturalezza ha impresso in sé il segno dell’infinito. In una geometrica rete, tutti gli elementi naturali, aggrappandosi con forza e tenacia a fili di nylon e fitti nodi, trovano una nuova esistenza volgendo lo sguardo ad un rinnovato e limpido orizzonte incontaminato. L’artista italoargentino crea un’installazione che invita, servendosi di un alfabeto fatto di materiali poveri e in disuso, a riscoprire l’arte di indugiare sulle cose in un’aspirazione verso l’infinito».

SENSIBILITÀ. Su Facebook così lo ricorda Sonia De Michele: «Raul, una grande sensibilità d’artista, a tratti anche un acrobata. Riconfigurava gli spazi intrecciando fili sospesi tra il basso, l’alto e l’altrove, rievocando la prossimità con – quasi – tutto. Ricordo la sorprendente comunicativa dei suoi disegni, appuntati ovunque, la barchetta abbozzata dietro a uno scontrino fiscale, pochi segni di chiaroscuro vibrante, drammatico. E poche parole, le sue, un acquerello in cui la lingua italiana si colorava di emotività tutta argentina».

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