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Abruzzo, un tetto a 210 afghani: pronto il piano per l’accoglienza 

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Iniziati i trasferimenti dall’Interporto di Avezzano verso strutture di Pescara, Marsica e Montorio Resteranno nella nostra regione. Casinghini (Protezione civile): «Il campo può chiudere entro giovedì»

di Federica Di Marzio

AVEZZANO. Sono 210 i profughi afghani che resteranno in Abruzzo secondo il piano di ridistribuzione stilato dal Dipartimento immigrazione del ministero dell’Interno. Ieri a Fiumicino è atterrato l’ultimo C-130 dell’Aeronautica militare partito il giorno prima da Kabul con a bordo 58 disperati. Sono i voli della speranza che hanno permesso di strappare a un destino crudele 4.900 persone, tratte in salvo dai nostri militari. Intanto ieri è caduta la prima pioggia sul maxi campo profughi del Centro Italia allestito in tempi record alle porte di Avezzano e in grado di ospitare fino a 2mila persone. L’interporto potrebbe chiudere battenti già alla fine della prossima settimana.

ARRIVI E PRIME PARTENZE. Nuovi arrivi, ma anche prime partenze dalla Marsica nella base temporanea di ristoro e smistamento per decongestionare l’aeroporto di Fiumicino. In due giorni il campo ha accolto i primi 849 afghani: 431 sono arrivati giovedì scorso, mentre altri 408 il giorno seguente. Ieri pomeriggio, invece, a bordo degli autobus dell’Aeronautica hanno varcato i cancelli dell’Interporto ulteriori 172 profughi. Nelle prossime ore sono attesi altri due scaglioni da 182 e 54 tra uomini, donne e bambini fuggiti dall’Afghanistan caduto in mano ai talebani. Si arriverà così a una capacina di accoglienza di 1.257 persone. Ma ieri sono incominciati anche i primi trasferimenti. Si tratta di undici persone vaccinate dislocate temporaneamente in una struttura a Lecce nei Marsi. L’attenzione degli addetti ai lavori a mantenere uniti i nuclei familiari è sempre massima. Oggi è previsto lo spostamento di altri 100 afghani. Si tratta di trasferimenti in strutture comunque non definitive. Sono tre, al momento, le sedi individuate in Abruzzo: 2 nella Marsica, a Cappelle dei Marsi e Lecce nei Marsi; e una a Montorio a Vomano nel Teramo. Ma si tratta di una lista provvisoria. Al vaglio un edificio a Pescara.

I VACCINATI. Intanto continuano le vaccinazioni degli uomini e delle donne. A sovrintendere le operazioni sanitarie ci sono i collaboratori del generale Francesco Figliuolo, commissario all’emergenza straordinaria. L’altro ieri sono stati 174 gli afghani che hanno ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer. Altri 55 sono stati immunizzati nella mattinata di ieri. Si tratta di un’operazione importante visto che possono essere spostati sono coloro che avranno ricevuto almeno una dose del vaccino contro il Covid. La procedura necessita della presenza di un mediatore culturale della Croce rossa, indispensabile per consentire al medico di turno di poter stilare l’anamnesi preliminare. Solo una piccola parte, infatti, parla l’italiano. Sono i civili afghani che hanno collaborato con il contingente italiano nella missione Isaf della Nato di supporto al governo dell’Afghanistan nella guerra contro i Talebani e Al Qaida. «Oltre ad un punto di prima accoglienza e di supporto psicologico», spiega il dirigente dell’agenzia regionale di Protezione civile, Mauro Casinghini, «il campo allestito all’Interporto è un importante punto di vaccinazione per la popolazione afgana. Le immunizzazioni procedono speditamente, ma sempre con la presenza del mediatore culturale per questioni linguistiche».

QUANDO LA CHIUSURA? «Siamo nella fase di inizio dell’uscita», prosegue Casignhini, «stiamo incominciando a ricollocare i nuclei familiari vaccinati prima in strutture regionali e poi fuori regione. Il campo di Avezzano potrebbe chiudere già mercoledì o giovedì poiché il periodo di permanenza massimo è di 7 giorni».

ATTIVISTA E 17 FRATELLI. Nel maxi centro di accoglienza ci si sono almeno 400 bambini. Tra questi 17 sono fratelli. «Il più piccolo non cammina ancora», spiega il responsabile di Croce rossa Abruzzo, Gabriele Petrilli, «le famiglie che ospitiamo sono molto numerose. Alcuni bambini purtroppo sono arrivati solo con la mamma oppure solo con il papà. Per fortuna non ci sono minori non accompagnati». Tra le giovani donne c’è n’è una all’ottavo mese di gravidanza. Il suo bambino verrà alla luce in Italia, a migliaia e migliaia di chilometri di distanza dall’orrore dei talebani. Nel punto nascita di Sulmona nei giorni scorsi è venuta alla luce Hina, figlia di una profuga afghana ospitata nella base militare di Roccaraso. La piccola e la sua mamma stanno bene, ma non sono ancora state dimesse. Ad assistere la giovane nel parto è stato un mediatore culturale della Croce rossa. Il marito della donna e papà della piccola è stato ucciso dai talbani a Kabul. Insieme alla neo mamma nella base militare di Roccaraso sono ospitati una ottantina di afghani. E poi ad Avezzano c’è anche Hidary, 30 anni, docente in un’università privata di Kabul e attivista per i diritti delle donne. «Sono molto preoccupata per la sorte di un amico portato via dai talebani», racconta con il terrore negli occhi, «ho dovuto cambiare abitazione più volte: mi cercavano e ora sono in pericolo tutti coloro che collaboravano con la nostra associazione». Il pensiero di quanti sono arrivati in Europa va a chi non è riuscito a fuggire. Il ponte aereo italiano è oramai chiuso. Per l’operazione Aquila Omnia la Difesa ha messo in campo 8 aerei, 3 KC767 che si sono alternati tra l’area di operazione e l’Italia e 5 C130J, questi ultimi dislocati in Kuwait, da cui è partito il ponte aereo per Kabul. In 15 giorni sono stati effettuati ben 88 voli. Oltre 1500 i militari italiani impegnati in questa complessa operazione umanitaria svolta in collaborazione con i ministeri degli Esteri, degli Interni e della Salute. Quella italiana è stata l’evacuazione più massiccia a livello europeo. Dei 4.900 afghani tratti in salvo 1.301 sono donne e 1.453 bambini.

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