cronaca

No Green Pass e No Vax: escalation di aggressioni e minacce a giornalisti, medici e partiti. Interviene Lamorgese

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“Ti taglio la gola”, “A morte”, “Venduti”. E giù botte, cazzotti, tensioni, assalti, inseguimenti, minacce, aggressioni. L’opposizione del fronte del No – i No Vax, No Mask, No Tamp, da ultimo No Green Pass – è diventata intolleranza. Un’onda aggressiva, spesso solo verbalmente, sfociata negli ultimi giorni in episodi di violenza, sempre più ravvicinati. Davanti ai quali il Viminale dice: “Assicureremo sempre la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole ma non saranno ammessi atti di violenza e minacce”. A giorni la ministra Luciana Lamorgese convocherà il Centro di Coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori contro i giornalisti. E solidarietà agli aggrediti è arrivata, in maniera trasversale, da numerosi esponenti politici, dalla ministra Mariastella Gelmini al presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

L’ultimo di questi atti ha colpito, in senso letterale, un cronista di Repubblica e del gruppo Gedi, Francesco Giovannetti. Paradosso vuole che sia successo davanti al ministero dell’Istruzione. L’unica “colpa” del videogiornalista: fare domande, chiedere conto della protesta, capire anche il motivo delle critiche, inizialmente civili, contro il giornale, i giornali. Poi è arrivata la minaccia: “Ti taglio la gola”. E subito dopo 4-5 cazzotti. Giovannetti è stato portato in ospedale, l’aggressore in Questura per l’identificazione: è un collaboratore scolastico, ha 57 anni. La manifestazione davanti al Miur era stata indetta nei giorni scorsi dal Coordinamento nazionale docenti e Ata contro il Green pass.

Manifestazione No Green pass scuola, pugni in faccia al nostro giornalista: il momento dell’aggressione

Era già successo contro un’altra giornalista, una collega di RaiNews 24, Antonella Alba. Accadeva sabato, sempre a Roma, durante uno dei cortei dei No Green Pass, in piazza per il sesto sabato consecutivo. “Giornalista terrorista!” hanno urlato alcuni dei manifestanti dello spezzone guidato da Giuliano Castellino, protagonista dell’estrema destra romana, da Forza Nuova all’attuale formazione: Italia libera. Poi un gruppetto, nel tentativo di strapparle il telefonino con cui la giornalista faceva le riprese, le ha causato alcune ferite, fino all’intervento delle forze dell’ordine.

E ancora sabato, Milano. Sulla Darsena, lungo il tragitto dei No Pass, viene assaltato un gazebo elettorale del Movimento 5 Stelle. Un gruppo di manifestanti si avvicina, urla: “Venduti, traditori, vi abbiamo votato e voi ci avete ingannato”. La protesta si fa sempre più vivace, più colorita, arrivano altri, cominciano a insultare i giornalisti e chiunque riprenda la scena. Il gazebo viene scosso e frana a terra. Nessun ferito. Alla fine vengono denunciate 8 persone: un uomo di 46, con precedenti di polizia per furto, danneggiamento, rissa, violazione al foglio di via, guida sotto l’influenza di alcool, e una donna di 34 anni per il danneggiamento del gazebo; e per aver organizzato il corteo altri 6, tutti uomini, tra i 50 e i 62 anni. Una fascia anagrafica che corrisponde allo zoccolo duro dei “no vax” che sfuggono di più, per ora, alla campagna vaccinale.

Ad essere presi di mira sono pure i medici. A Genova l’infettivologo del San Martino, Matteo Bassetti, è stato inseguito e minacciato domenica sera da un uomo di 46 anni. L’aggressore lo ha incontrato per strada e ha iniziato a inseguirlo riprendendolo col telefonino e urlandogli: “Ci ucciderete tutti con questi vaccini e ve la faremo pagare”. Bassetti si è allontanato e ha chiamato la polizia. Gli agenti, insieme alla Digos, hanno identificato l’uomo e lo hanno denunciato per minacce gravi. Solo la parte più visibile di un sottobosco che da mesi, sui social e sul telefono, insulta e minaccia l’infettivologo e su cui gli investigatori sono al lavoro nel tentativo di identificare chi si cela dietro cellulari e nickname.

Ora la preoccupazione è per due date: la prima, il 1° settembre, quando tramite il gruppo Telegram “Basta dittatura” è stato organizzato un “blocco ferroviario” in 54 stazioni italiane contro l’0bbilgo di Green Pass anche a bordo di treni dell’Alta velocità e Intercity; la seconda, il 15 settembre, quando a Roma è stata convocata la manifestazione nazionale contro la Certificazione verde.

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