cronaca

Crisi Gkn, i sindacati: “Confermata chiusura, serve azione istituzionale forte”

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“La decisione della direzione aziendale di Gkn di chiudere il sito di Firenze purtroppo non è cambiata. Solo una azione istituzionale forte può a questo punto dare una svolta alla vertenza”.

Lo dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm, e Davide Materazzi, segretario della Uilm di Firenze, a seguito dell’incontro al ministero del Lavoro.


“La dichiarata disponibilità aziendale a fare ricorso alla cassa integrazione per chiusura per qualche mese – spiegano i sindacalisti della Uilm – attesta difatti che si persevera nella scellerata decisione di cessare l’attività, nè il riferimento a possibili reidustrializzazioni ha alcun significato concreto, per la sua assoluta genericità e aleatorietà. Come sindacato non possiamo certo accontentarci di posticipare di pochi mesi i licenziamenti, piuttosto è nostro dovere provare a salvare i posti di lavoro”.

“Sulla vertenza – concludono Ficco e Materazzi – speriamo che possano influire due interventi istituzionali, che potenzialmente hanno una portata generale molto importante: innanzitutto l’annunciata legge che dovrebbe scoraggiare le chiusure aziendali, inoltre le politiche di settore per l’automotive anche esse più volte annunciate”.

La Fiom

“Nell’ambito della procedura amministrativa prevista dalla legge 223, abbiamo ribadito la richiesta di ritiro della procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda e il conseguente utilizzo delle 13 settimane di cassa integrazione previste dall’avviso comune sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, dal Governo e dalle parti datoriali”. Lo dichiarano in una nota congiunta il segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile automotive, Michele De Palma, e il segretario generale Fiom-Cgil Firenze e Prato, Daniele Calosi.


La Fiom ribadisce che “non accetterà nessuna soluzione che ruota intorno alla cassa integrazione per cessazione di attività perché ci sono tutte le condizioni per la continuità produttiva e occupazionale. La trattativa non è ancora realmente partita perché l’azienda non ha tolto dal tavolo i licenziamenti come pregiudiziali a qualsiasi negoziato. Al fine di rimuovere le pregiudiziali e con l’obiettivo di riportare l’azienda al rispetto delle norme, accordi e avvisi comuni in un momento difficile per il nostro Paese, la Fiom ha presentato un articolo 28 per condotta antisindacale”.


E’ necessario, proseguono De Palma e Calosi, “aprire un confronto urgente e libero eliminando il ricatto occupazionale.


Chiediamo alle istituzioni nazionali e territoriali di continuare nel sostegno della vertenza e nel supporto dei lavoratori chiedendo il ritiro della procedura e l’attivazione della cassa ordinaria.Il confronto amministrativo si è chiuso con la dichiarazione inviata dalla Fiom alle istituzioni e all’azienda e con l’impegno dei Ministeri competenti di riconvocare il tavolo in presenza per continuare il confronto”.

La Fim

Che, al momento, non ci sia  nessun passo avanti lo conferma anche Flavia Capilli segretaria generale della Fim Firenze e Prato, al termine della riunione al ministero del Lavoro, con la regione Toscana e i sindacati. “Confidiamo che arrivi presto il decreto anti delocalizzazioni ma i tempi sono stretti: la procedura di licenziamento scade il 22 settembre”.


L’azienda – spiega la sindacalista – è restata ferma sulla chiusura dello stabilimento toscano e sul ricorso alla cig per cessazione; i sindacati hanno ribadito la richiesta di cig ordinaria di 13 settimane per evitare licenziamenti e poter aprire una discussione sulla reindustrializzazione, trovando un acquirente e formando i lavoratori, per garantire l’occupazione.


 

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