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Renato Zero: «La città dell’Aquila è un grande esempio di riscatto» 

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Il cantautore in giro in centro si racconta: «Qui sento odore di nuovo e tanta voglia di tornare a vivere Anche se alcune promesse di aiuto sono state disattese». Pubblico in visibilio al concerto di chiusura

di Fabio Iuliano

L’AQUILA. «Il nostro, al contrario di quello che si crede, è un mestiere difficilissimo che comporta dei grandi sacrifici, bisogna rendersi conto che una canzone va direttamente nell’anima di chi da quel brano si aspetta di essere migliore, di crescere in statura, forza, volontà e coraggio. A modo nostro siamo dei medici anche noi». La passione nella voce di Renato Zero trascende il palcoscenico. Attraversa i suoi successi di sempre “Il Cielo”, “I migliori anni della nostra vita” scanditi da migliaia di fan al teatro del Perdono. Il virtuosismo vocale, la ricerca nella composizione, ma anche nel significato da portare in scena. Tutto questo si è visto all’Aquila nella serata conclusiva della 727ª Perdonanza Celestiniana, 24 ore dopo la chiusura della Porta Santa.

L’ULTIMO ATTO. Una serata dal titolo “L’Aquila ritorna, l’abbraccio alla musica e alla cultura”. L’idea è del direttore artistico, Leonardo De Amicis, in una dedica agli operatori dello spettacolo, una delle categorie più colpite dagli effetti della pandemia da Covid-19. «Sono contento di quest’iniziativa», ha detto Zero, «perché per buona parte, la compagine dei lavoratori impiegati è di questa terra. Gli introiti del settore spettacolo non riguardano esclusivamente l’artista, ma anche i tecnici, fonici e addetti al palco che hanno famiglie da mantenere. Il problema è che non siamo tutelati come professionisti. Sto dicendo che Paoli, Endrigo, Bindi, Battisti, sono figli di nessuno».

LA CITTÀ. Pranzo da Giorgione («qui c’ho lasciato il cuore», ha scritto in un autografo con dedica), prove pre-concerto a Collemaggio e chiacchierata alla Dimora del Baco per motivare l’adesione all’iniziativa. «Questo evento dev’essere promosso anche perché tutto il resto dell’Italia impari a sostenere quelle tradizioni che abbiamo inspiegabilmente reso insignificanti», ha ribadito il cantautore. «Stiamo perdendo la devozione verso il passato, verso le nostre radici. Verso la cultura. Qualcosa di inaccettabile, anche quando vedi che la musica viene vietata in alcuni contesti geografici». Il riferimento è anche all’Afghanistan. «Assistiamo a una cosa aberrante e discutibile, la motivazione è solo e solo una: tenere il popolo nell’ignoranza». Negli occhi le immagini di luce di un centro storico in parte ricostruito. Nella memoria una città devastata dal sisma del 6 aprile 2009. «Mi ritrovai ospite del polo universitario», ha ricordato, «per consegnare al rettore dell’Ateneo l’assegno relativo a un concerto allo Stadio Olimpico di Roma. I fondi andarono a sostegno della ricostruzione dell’Università. Già allora si iniziavano a vedere i segni dei primi ambienti ricostruiti. Oggi è un’emozione girare per il centro storico e sentire odore di nuovo, questa voglia di ricominciare a vivere».

IL RISCATTO. «Questa città è stata un esempio di riscatto», ha sottolineato, «anche in un momento in cui alcune promesse di aiuto sono state disattese. Una presa di coscienza che fa onore». Un evento celestiniano che rappresenta comunque una finestra per la città sul mondo. «Chiedo che si venga a visitare questi luoghi affascinanti, pieni di spettacoli, ma anche questi scorci dal sapore ancestrale», l’appello del maestro.

LA SOLIDARIETÀ. Una serata anche dal sapore di solidarietà. «Stiamo pensando di fare una donazione all’ospedale Bambino Gesù, abbiamo chiesto di fare una lista delle attrezzature utili, sulla base delle indicazioni della direzione». Un cambiamento che parte dagli esempi. «Papa Francesco ci indica la strada di chi sa e riesce a fare scelte coraggiose, come quella di abbassare i compensi di tutto il personale del Vaticano. Mi piacerebbe che l’italiano si guardasse allo specchio, senza filtri, nella sua nudità. Spesso la risposta alle cose di cui siamo stati privati arriva nella condivisione. E questo è importante ribadirlo, dopo mesi in cui si eravamo talmente concentrati solo sul virus, pensando che risolvendo quel problema lì avremmo risolto tutto. Invece, a quel problema si sono venute ad aggiungere delle altre contingenze, con tantissime persone licenziate. D’altra parte», ha concluso, «Michelangelo e D’Annunzio sono figli di questa nostra terra. E non è un caso. Ora abbiamo Salvini e Di Maio. Ma siamo dei signori e quindi perdoniamo».

NOTTE DI NOTE. Sul palco di Collemaggio spazio alla musica e alla recitazione con Fabrizio Moro, Ermal Meta, la cantautrice portoghese Dulce Pontes e i Neri per caso, Bianca Guaccero, Monica Guerritore e Stefano Fresi, oltre a Gianluca Ginoble del Volo e Riccardo Cocciante, che cambia quasi subito un microfono dispettoso. «Felice di tornare qui a festeggiare la rinascita dell’Aquila», dice, «anche per il mio legame con Rocca di Mezzo dov’è nato mio padre. Vedo questa città crescere e tornare a splendere. Oltretutto, sono contento di sostenere, con la mia partecipazione, tanti tecnici e operatori dello spettacolo, molto spesso dei musicisti».

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