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COVID ABRUZZO: CALO RICOVERI, MA CONTAGIO NON FRENA,LANCET, “CON VACCINO -70% OSPEDALIZZAZIONI”

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L’AQUILA – Bollettino con luci ed ombre, quello diramato ieri dalla Regione sui contagi da coronavirus in Abruzzo: i nuovi casi sono 110, con un tasso al 1.4%. Si registra una vittima,  una 89enne della provincia di Chieti, il cui decesso è avvenuto nei giorni scorsi, ma è stato comunicato solo ieri dalla Asl, e il conto sale a 2.530. I guariti sono 79, ma il numero complessivo dei postivi sale di 30 unità, e ora sono 2.231.

In Italia aumentano i nuovi casi di Covid, 6.503 in un giorno. Il tasso di positività sale al 2,1%, superiore a quello abruzzese. Sono  69 i morti  registrati ieri.

Il dato positivo è che diminuiscono i ricoveri: – 2 in area medica, con numero che si attesta a 87 pazienti,  -1  in rianimazione, con 6 ricoverati attuali.

A questo proposito, uno studio su larga scala pubblicato su ‘The Lancet Infectious Diseases’, con autore principale Claire Steves del King’s College di Londra, confermerebbe che dopo due dosi di vaccino anti-Covid il rischio di essere ricoverati in ospedale per un’infezione da coronavirus si riduce di oltre due terzi, e sono quasi doppie le probabilità che un eventuale nuovo contagio risulti completamente asintomatico.

Non solo: in chi ha completato il ciclo vaccinale è più che dimezzato il rischio di long Covid, forme di malattia con sintomi che persistono per almeno 28 giorni dopo la positività al tampone.  Come più volte sottolineato dalla cabina di regia regionale, e dagli stessi medici impegnati sul fronte delle cure, del resto, la quasi totalità di ricoverati in Abruzzo non era stato vaccinato.

Del totale dei casi positivi, 17 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila, 13 in provincia di Chieti, 7 in provincia di Pescara e 72 in provincia di Teramo; due provengono da fuori regione, mentre diminuiscono di un’unità i casi per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

La località con più nuovi casi è Teramo (11), seguita dall’Aquila (6).  Per quanto riguarda gli attualmente postivi, in testa alla classifica c’è Pescara, con 259. Segue L’Aquila (212). Poi ci sono Teramo (121), Giulianova (104), Montesilvano (96), Roseto degli Abruzzi (77), Lanciano (75), Avezzano (61), Chieti (59), Alba Adriatica (56), Vasto (55), Francavilla al Mare (54), Sulmona (53) e Tortoreto (52)

Tornando allo studio inglese: i ricercatori hanno utilizzato dati provenienti dal Covid Symptom Study del Regno Unito, informazioni auto-riferite attraverso l’App Zoe dall’8 dicembre 2020 al 4 luglio 2021. Gli autori calcolano che, su oltre 1,2 milioni di adulti che hanno ricevuto almeno una dose dei vaccini di Pfizer/BioNTech, Oxford-AstraZeneca o Moderna, meno dello 0,5% ha riportato una cosiddetta infezione breakthrough più di 14 giorni dopo la prima dose (6.030 casi positivi dopo 1.240.09 prime dosi di vaccino).

E tra gli adulti che hanno ricevuto due dosi, meno dello 0,2% ha avuto una reinfezione più di 7 giorni dopo la seconda (2.370 positivi dopo 971.504 seconde dosi di vaccino).

Fra i ricontagiati – calcolano gli studiosi – le probabilità che la nuova infezione fosse asintomatica erano del 63% maggiori dopo la prima dose di vaccino e del 94% superiori dopo la seconda. Il rischio di ospedalizzazione era ridotto di circa il 70% dopo una o due dosi, mentre il pericolo di contrarre una malattia grave (5 o più sintomi nella prima settimana) appariva circa un terzo inferiore. Dopo due dosi di vaccino, le probabilità di long Covid sono diminuite del 50%.

Nelle persone che dopo una o due dosi di vaccino hanno manifestato sintomi Covid come affaticamento, tosse, febbre e perdita del gusto e dell’olfatto, quasi tutti i disturbi sono stati riportati meno frequentemente rispetto alle persone non vaccinate.

Lo studio indica inoltre che a rischiare di più una reinfezione da coronavirus pandemico post-vaccino sono gli over 60 fragili, con malattie preesistenti (obesità, cardiopatie, patologie renali o polmonari) o residenti in aree svantaggiate come contesti urbani densamente popolati, specie dopo una sola iniezione. In particolare, negli ultra 60enni più vulnerabili, rispetto ai sani, le probabilità di un’infezione breakthrough dopo una dose di vaccino risultavano quasi raddoppiate.

“Siamo a un punto critico della pandemia, poiché vediamo casi in aumento in tutto il mondo a causa della variante Delta” di Sars-CoV-2, commenta Steves. “Infezioni breakthrough sono attese, ma questo – precisa la scienziata – non cancella il fatto che questi vaccini stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati progettati: salvare vite umane e prevenire malattie gravi. Altre ricerche hanno mostrato un tasso di mortalità fino al 27% per i pazienti Covid-19 ricoverati. Possiamo ridurre notevolmente questo dato tenendo le persone fuori dall’ospedale, in primo luogo attraverso la vaccinazione”.

“I nostri risultati – conclude l’autrice – evidenziano il ruolo cruciale che i vaccini svolgono nell’ambito di sforzi più ampi volti a prevenire le infezioni, che dovrebbero comunque includere altre misure di protezione personale come l’uso di mascherine, test frequenti e distanziamento”.

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