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EFFETTI COLLATERALI COVID: IN ABRUZZO CROLLO CURE, NEL 2020 OLTRE 100 TUMORI NON DIAGNOSTICATI

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PESCARA – Dal marzo 2020, quando è esplosa l’emergenza pandemica, al dicembre dello scorso anno, in Abruzzo, a causa delle mancate visite da parte di un sistema sanitario gravato da una drammatica emergenza,  i ricoveri hanno subito una flessione, rispetto al 2019, del 13,1% per quelli urgenti, del 19,8% per quelli programmati.  Si è registrato poi crollo degli screening e si calcola che non sono stati diagnosticati 66 lesioni Cin2 alla cervice, 88 tumori alla mammella, 23 tumori al colon e 23 adenomi avanzati. Drastica la riduzione delle visite specialistiche, del 28,3%.

A dirlo sono i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.

Un dato allarmante che in misura si spera minore si replicherà anche nel 2021, e che conferma come la pandemia stia presentando il pesantissimo conto non solo in termini di morti causate direttamente dal virus, 129.000 in Italia e 2.529 in Abruzzo, ma anche in termini di decessi già avvenuti, e che potevano essere forse evitati, o che si verificheranno fatalmente in futuro, nei prossimi anni, a causa delle mancate cure di tutte le altre patologiche, a cominciare da quelle oncologiche, per il prolungato intasamento degli ospedali, del blocco dei ricoveri, del crollo del numero delle visite di controllo e degli screening da parte di un sistema sanitario costretto a concentrare tutte o quasi le forze sul fronte incandescente della pandemia. Ma anche per la rinuncia da parte dei cittadini che non sono andati, anche quando sarebbe stato possibile, a farsi visitare dal cardiologo, dal neurologo, dal ginecologo, e non hanno fatto risonanze, ecografie e altre analisi.

Una emergenza di cui Abruzzoweb ha dato conto più volte.  Di pochi giorni fa l’allarme in tal senso a seguito del mancato trasferimento dei pazienti in rianimazione colpiti dal virus, dal padiglione g8 dell’Aquila e dai reparti di altri ospedali, al Covid hospital di Pescara, che pure dispone di 40 posti di terapia intensiva, solo in piccola parte ora occupati. La riapertura prolungata del reparto g8 dell’Aquila, con il conseguente dirottamento di anestesisti e infermieri dagli altri fronti, è destinato a provocare un freno alle operazioni chirurgiche, a cominciare da quelle oncologiche. Anche per questo motivo, dopo tante proteste,  la Regione ha dato l’ok a concentrare i pazienti gravi a Pescara.

Venendo dunque allo studio: considerato solamente il periodo compreso tra marzo e dicembre del 2020, l’eccesso di mortalità in Italia per tutte le case è stata di 108.178 decessi, un record dal dopoguerra. Il 70%, ovvero 75.891 dovuti al covid, ma c’è una percentuale, difficile ancora da stabilire, che è stata causata  proprio alle mancate cure o all’aggravarsi di altre patologie. Un fenomeno che avrà un onda lunga anche nei prossimi anni.

Uno scenario che trova conferma dai dati i ricoveri nel 2020, che sono stati in Italia 1.030.00 circa in meno rispetto al 2019.

In Abruzzo la flessione è stata del 13,1% per i ricoveri urgenti, del 19,8% per quelli programmati.

Situazione più critica, allargando lo sguardo, per quanto riguarda i ricoveri urgenti, in Puglia con il -26,6 %, in Calabria, -24,6% e in Basilicata, -22,5%.

Per i ricoveri programmati invece la flessione maggiore si è avuta in Basilicata, -36,5%, in Lombardia -33,8%, in Calabria, -33 % e in Liguria, -32%.

I numeri parlano di un sistema in panne: in Italia nell’area oncologica, dove la diagnosi precoce dei tumori è fondamentale, si è avuta una flessione del 46,1% dello screening colon rettale, del 43,4% di quello cervicale, del 37,6% di quello mammografico.

E non solo, sono diminuiti gli interventi chirurgici per tumore al colon del 17,7%, per tumore alla prostata, del 14,1%, per il tumore alla tiroide del 12,6%, per il  tumore al polmone del 10,2% e per il tumore alla mammella, del 10,1%.

Sempre su base nazionale, per quanto riguarda lo screening alla cervice sono state esaminate 874.811 donne nel 2020, contro 1.548.569 del 2019.

Si calcola dunque che non sono state diagnosticate 2.782 lesioni Cin2.

Per quanto riguarda lo screening alla mammella, nel 2020 sono state esaminate 1.255.230 donne, contro i 2.000.000 circa del 2019, e anche qui in base alle statistiche si calcola che sono 3.234 i tumori non diagnosticati.

Per quanto riguarda lo screening del colon-retto le persone esaminate nel 2020 sono state 1.306.000, contro i 2.419.652 del 2019.

Con il risultato anche qui che non sono stati identificati 1.299 tumori e 7.474 adenomi avanzati.

Situazione non dissimile in Abruzzo: per quanto riguarda lo screening alla cervice, nel 2020 sono state effettuate 1.8311 visite, contro le 29.969 del 2019, con  66 lesioni Cin2 non diagnosticate.

Situazione critica anche per quanto riguarda lo screening alla mammella: nel 2020 sono stati 17.473, nel 2019 37.020. E si calcola dunque che non sono stati diagnosticati 88 tumori.

Per quanto riguarda invece lo screening al colon-retto, sono stati effettuati nel 2020 32.731 screening contro i 40.559 del 2019, con il risultato anche qui della non identificazione di 23 tumori e 23 adenomi avanzati.

In Abruzzo si è registrata una flessione del -28,3% delle visite specialistiche. Se può consolare è una delle percentuali più basse d’Italia visto che in Basilicata la flessione è stata del 67,6%, in Val d’Aosta del 51,9%, nella provincia autonoma di Bolzano del 48,7%. Mentre in Toscana è stata solo del 24,1% in Campania del 14,2%.

Gravi ritardi anche per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali: nel 2o20 1.4045.63 in meno rispetto al 2019 in Italia.

Per quanto riguarda la diagnostica -16.238 nelle strutture pubbliche e -3.834 nelle strutture private, per le prestazioni terapeutiche -87.556 nelle strutture pubbliche e -2.896 in quelle private.

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