cronaca

La rete al femminile che crea aiuto e ospitalità per le afghane rifugiate in Italia

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Davanti alla tragedia afgana non sono rimaste a guardare: hanno aperto le loro case a chi non ha più tetto né paese, hanno frugato nelle loro agende di contatti e messo a frutto anni di lavoro nelle aule di giustizia, costruendo case o raccontando il mondo. Sono imprenditrici, giornaliste, avvocati, medici, esperte in comunicazione, architetti e designer, professioniste attive nel mondo dell’associazionismo, artiste e fotografe, donne che lavorano nelle istituzioni italiane, Nel giro di pochi giorni dal 31 agosto tra chat e social hanno messo in piedi una rete tutta al femminile di contatti, iniziative, per accogliere aiutare, donne e famiglie che fuggono dal paese dilaniato. Per aiutarle in Italia e in Afghanistan, attraverso le associazioni che da anni lavorano in quella complessa realtà.

Si chiama “Donne per le donne”, la rete tutta al femminile che punta ad allargarsi in modo da offrire sul territorio un sostegno e un concreto supporto a chi è costretto a ricostruirsi lontano dai suoi affetti una vita dignitosa. E i primi risultati concreti parlano di ottocento persone che in Italia hanno subito offerto le loro case per ospitare donne, ragazze afgane in fuga, con le loro famiglie. E poi si sono mosse per trovare il sistema di raccogliere fondi per aiutare i progetti governativi e non. Avvocate, architette, film makers o esperte in raccolta fondi lavorano per mettere a disposizione le proprie competenze e collaborare in modo attivo con istituzioni, associazioni e organizzazioni che già si stanno occupando concretamente di questa emergenza – sia sul territorio afghano sia nell’accoglienza dei profughi in arrivo in Italia.

“L’obiettivo della rete è quello di fornire un aiuto pratico e duraturo da parte della società civile a sostegno degli operatori in questa grande tragedia umanitaria, e non solo in questo momento di particolare emergenza ma anche negli anni a venire.”dicono le donne della rete che si moltiplicano di ora in ora. La rete raccoglie offerte di aiuto dalla società civile per dare un sostegno economico e un supporto concreto per le necessità quotidiane (scuola, università, visite mediche, assistenza legale, inserimento in contesti lavorativi) che possono rivelarsi spaventosamente difficili quando lingua, cultura, abitudini, tradizioni e costumi sono diversi. Dal 15 agosto ad oggi sono arrivate oltre 800 offerte di aiuto

Tra loro Giovanna Foglia, femminista imprenditrice cresciuta nella Milano ricca borghese, passata per scelta nelle periferie sudamericane, convinta sostenitrice della solidarietà concreta che ha salvato le attiviste di Kabul col suo aereo privato, portando in Italia 260 afgani, sopratutto donne e bambini e che nel video della 3Dproduzioni racconta come e perché ha deciso di muoversi, di impegnarsi in prima persona. “La nostra rete si impegna inoltre a sostenere campagne di fundraising e sensibilizzazione sull’emergenza in Afghanistan, sulla condizione dei rifugiati con particolare riferimento a quella delle donne”: raccontano le iscritte alle rete.

Tutto questo anche tramite l’organizzazione di iniziative ed eventi, i cui proventi verranno devoluti a enti e associazioni impegnati nell’accoglienza dei profughi e nel supporto di chi ancora si trova in Afghanistan.”E così si muovono iniziative di film makers, agenzie di produzione di documentari, ognuna nel proprio settore moltipica gli sforzi. Perché passata l’ondata iniziale di commozione, le donne non restino ancora una volta sole”.

(Per aderire alla rete basta scrivere a info@ledonnexledonne.org indicando oltre al proprio nome e cognome, il comune di residenza, l’indirizzo email e il numero di telefono oltre al tipo di supporto che si è in grado di offrire).

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