cronaca

Addio a Verini, politico di talento Il figlio: ora siamo tutti più poveri 

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È stato deputato, consigliere regionale e provinciale, ma anche dirigente del ministero dell’Istruzione Una lunga militanza Dc. In Parlamento con l’Ulivo, poi le dimissioni a sorpresa per restare in Regione

di Fabio Iuliano

L’AQUILA. Sarà nella basilica di Collemaggio, oggi alle 15.30, l’ultimo saluto ad Antonio Verini, ex deputato, consigliere regionale e provinciale, oltre che dirigente scolastico. L’Aquila perde una figura politica di grande influenza. Aveva 85 anni e la sua famiglia aveva voluto mantenere riserbo sulle condizioni di salute, anche in relazione alle complicazioni di un recente intervento chirurgico.

TRA SCUOLA E POLITICA. Era un politico di talento e si è rivelato protagonista degli ultimi decenni. Tanto disponibile e sorridente nel privato, quanto risoluto e determinato a non arretrare nelle proprie posizioni in campo politico. Era nato a Mascioni di Campotosto e aveva conseguito la laurea, diventando preside di scuola media, oltre che presidente Irrsae d’Abruzzo, Istituto di ricerca regionale, di sperimentazione e aggiornamento (poi Irre), organo tecnico a servizio del ministero dell’Istruzione. Si iscrisse alla Democrazia cristiana già dal 1957, rimanendovi fino allo scioglimento, avvenuto nel 1994. Due volte fu candidato, con liste di centrosinistra, alle elezioni regionali (nel 1995 con Patto dei democratici e nel 2000 coi Democratici) senza però essere eletto. La svolta grazie alla Margherita, di cui diventò segretario provinciale all’Aquila. Entrò dunque nel consiglio provinciale e in quello regionale, sempre nelle file del partito fondato da Rutelli. Nel 2004, arrivò anche al consiglio nazionale della Margherita. Alle elezioni politiche del 2006 si presentò con l’Ulivo, entrando alla Camera dei deputati per la XV legislatura. Si dimise però dall’incarico dopo pochi mesi decidendo di restare in carica come consigliere regionale in Abruzzo. «Sono una persona che rispetta gli impegni assunti», si trovò a dire, «mantengo quelli presi con coloro che per primi mi hanno dato fiducia. Non posso tradire la prima scelta e rimango in consiglio regionale». Una scelta che favorì l’ingresso a Montecitorio di Giorgio D’Ambrosio, allora sindaco di Pianella, primo dei non eletti nella Margherita. Al contrario, Verini restò all’Emiciclo tra i mugugni di chi sarebbe stato già pronto a sedersi al suo posto.

CONTRARIO ALL’UNIONE. Dopo l’unione Margherita-Ds che diede vita al Partito democratico, nell’autunno 2007, Verini si ritrovò a fare una scelta di campo inedita che lo vide fra i fondatori dei Liberal Democratici di Lamberto Dini. In consiglio regionale abruzzese nel maggio 2008, assieme a Liberato Aceto (Udeur) e Angelo Di Paolo (Ppe-Dc), formò una Federazione di centro. Alle successive elezioni regionali del dicembre 2008 si candidò nella lista Rialzati Abruzzo!, nella coalizione di centrodestra, anche qui senza essere eletto. Dal 2014 fu coordinatore regionale abruzzese della Democrazia cristiana di Angelo Sandri. Tale partito, dal 7 luglio 2018 è confluito nella Democrazia cristiana di Gianfranco Rotondi. Alle elezioni regionali in Abruzzo del 2019 ha sostenuto la lista Democrazia cristiana-Unione di Centro-IdeA, schierata nel centrodestra. Una passione politica trasmessa a suo figlio Enrico, ex consigliere comunale e candidato sindaco nel 2012.

L’ANNUNCIO. È stato proprio Enrico Verini ad annunciare ai più la scomparsa dell’amato padre: «Purtroppo questa mattina, papà si è spento, circondato dall’amore di noi tre figli. Sarà un mondo più povero senza di lui che tantissimo ha fatto nella sua vita, per noi, per chiunque abbia potuto aiutare, per la nostra città, per Mascioni, il suo paese natio che amava e di cui è sempre andato sempre orgoglioso e per il mondo della scuola, la sua vita, la sua passione». Un’eredità da raccogliere. «Continuerà a vivere dentro me, Paola e Claudio (gli altri figli, ndc) in tutti gli insegnamenti che con l’esempio oltre che con le parole, ci ha trasmesso. Onestà, intelligenza fuori dal comune, dignità, serietà e tanto tantissimo altro che lo hanno portato a raggiungere traguardi stupefacenti nella vita, con impegno e dedizione assoluta nel lavoro. Ha seguito sempre la strada della rettitudine e dell’onestà assoluta. Mai ha cercato scorciatoie e mai le ha imboccate. Infine, ma questo conta più del resto, è stato un uomo generoso e di buon cuore, buono e aperto alla vita. Una perdita enorme».

PROGETTO VIVA. Per volontà della famiglia Verini, in alternativa ai fiori per la funzione funebre, si può devolvere un aiuto all’associazione onlus Progetto Viva che porta avanti una serie di progetti con l’obiettivo di rendere l’iter terapeutico delle pazienti oncologiche più semplice e leggero.

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