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AUTONOMIA REGIONI: MARSILIO IL TEMPOREGGIATORE, “NORMA CONFUSA, INUTILE AVVIARE ITER”

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PESCARA – Una riforma epocale, quella dell’autonomia differenziata, che zoppica dopo lo stop  causa covid, e che vede l’Abruzzo ancora all’anno zero: unica regione, assieme al Molise, che non ha nemmeno avviato l’iter, che prevede di stabilire d’intesa con il governo un elenco di materie che intende gestire direttamente, sulle 32 oggi “concorrenti”.

Non è però una dimenticanza: ad Abruzzoweb il presidente della Regione, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, nelle vesti di Quinto Fabio Massimo generale romano detto “Il Temporeggiatore” svela l’arcano.

“Questa legge non è chiara a livello nazionale – spiega a questa testata -, non individua ancora un preciso percorso. Inutile avventurarsi  lungo una strada se nel frattempo non c’è questa chiarezza. E infatti le regioni che si sono portate avanti nella richiesta dell’autonoma differenziata sono anni che aspettano che si definisca come si dovrà realizzare concretamente, e sono ferme alle fasi preliminari”.

Effettivamente il tema del riconoscimento di maggiori forme di autonomia alle Regioni a statuto ordinario, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, si è imposto al centro del dibattito a seguito delle iniziative intraprese da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna nel lontano 2017.

Dopo aver sottoscritto tre accordi preliminari con il governo a febbraio 2018, su richiesta delle tre regioni, il negoziato è proseguito ampliando il quadro delle materie da trasferire rispetto a quello originariamente previsto.

Invece Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania hanno solo avviato i negoziati, e da lì non si sono schiodate, mentre Lazio, Basilicata, Puglia e Calabria hanno solo avviato l’iter nelle commissioni per individuare le materie che intendono gestire in proprio. La pratica è ora stata ripresa in mano dal ministro delle Autonomie, Maria Stella Gelmini.

Uno dei temi irrisolti è del resto quello di una potenziale penalizzazione delle regioni meno ricche e popolose, Abruzzo compreso, a causa della “secessione soft” delle regioni più ricche, che per gestire le nuove competente tratteranno parte delle delle entrate fiscali,  a discapito della “cassa comune” da redistribuire a tutte le regioni. Non è un caso che la Lega, prima forza della maggioranza di Marsilio, in Abruzzo tace sull’argomento, come in altre regioni del Sud, dimenticando che a livello nazionale quello dell’autonomia regionale, e addirittura della secessione, era stata agli albori del partito, chiamato Lega Nord, una delle bandiere brandite.

Esattamente il timore di Marsilio: “occorre definire un livello delle prestazioni minime che riguardano tutte le regioni e sotto le quali non si può andare, e che anche la riforma dell’autonomia differenziata deve tenere conto. Inutile chiedere maggiori competenze se poi non saranno trasferite maggiori risorse, se non si avrà la avere possibilità di dotarsi di un adeguato personale”.

Eppure Marsilio durante l’emergenza covid si è scontrato più volte con il governo,  decidendo ad esempio, a dicembre, il ritorno anticipato in “zona arancione”, con il ministro Roberto Speranza contrario e che lo ha diffidato a fare un passo indietro non essendo stata la decisione condivisa.

“Questa vicenda, come le leggi che ci sono state impugnate dal governo – spiega però Marsilio – sono figlie della riforma costituzionale che ha introdotto le materie concorrenti, una stupidaggine che ha moltiplicato il contenzioso, non definendo con esattezza le competenze dello Stato centrale e quello delle Regioni. Resto comunque dell’idea, al di là dei limiti attuali dell’autonomia differenziata, che chi è più vicino al territorio, non parlo sono delle Regioni, ma anche di Comuni e Province, agisce prima e meglio di un  Ministero, che è necessariamente distante dal singolo territorio”.

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