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COMUNALI: BANCO PROVA PER M5S, LANCIANO E VASTO TRAMPOLINO PER PAOLUCCI GOVERNATORE

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CHIETI – Da una parte il centro-sinistra che dovrà difendere i suoi fortini di Vasto, Lanciano, Roseto e Francavilla, dall’altra il centro-destra che si prepara al loro assedio, nella consapevolezza che una sconfitta  sarà usata come una clava come un giudizio negativo sull’operato esecutivo regionale di Marco Marsilio. Ma non sono solo questi i due i temi delle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre, che assumeranno un significato politico al di la del dato locale: una importante partita se la gioca anche il Movimento 5 stelle, in un periodo cruciale della sua storia, di flessione di consensi rispetto all’exploit delle politiche del 2018,  e a seguito dell’avvento del nuovo capo politico, l’ex premier Giuseppe Conte. E il morale della truppa, le valutazioni sulle strategie e sul che fare dipenderanno anche dai risultati dai candidati pentastellati in campo alle comunali di ottobre, in Abruzzo come altrove. Un M5s che a parte Sulmona, corre da solo, con buona pace della paventata alleanza con il Pd e il centrosinistra.

E c’è poi una partita più individuale ma che coinvolge le future elezioni regionali del 2024: quella che riguarda il capogruppo del partito democratico, il 60enne chietino Silvio Paolucci, ex assessore alla sanità e Bilancio del centrosinistra di Luciano D’Alfonso, ora senatore, rieletto nel febbraio 2019 con 4.5o0 voti.  In campo a Vasto c’è infatti un suo fedelissimo, il sindaco uscente Francesco Menna, 43enne, a Lanciano Leo Marongiu, 40enne presidente del consiglio comunale  uscente,  che è stato uomo dello staff di Paolucci, quando l’ora capogruppo Pd ha ricoperto l’incarico di assessore comunale di Lanciano.

Due successi, che si aggiungerebbero a quello di Chieti dell’ottobre 2020, dove ha vinto il dem Diego Ferrara, potrebbe aprire a Paolucci la strada alla candidatura a presidente delle Regione del centrosinistra.

Una partita quella che si gioca Paolucci, che è collegata anche alla mancata alleanza organica sia a livello nazionale che a livello regionale con il M5s, con l’eccezione in Abruzzo rappresentata da Sulmona,  dove i pentastellati sostengono assieme al Pd, l’avvocato Gianfranco Di Piero.

All’alleanza aveva lavorato lo stesso Paolucci, assieme al capogruppo M5s Sara Marcozzi, anche lei chietina, ma senza risultati,  sul modello del secondo governo giallo-rosso di Conte. Ipotesi poi tramontata perché impossibile da calare su territori e amministrazioni, dove i due partiti e i rispettivi esponenti di spicco sono spesso contrapposti e  su posizioni nettamente distanti.

Ebbene, paradossalmente se l’alleanza fosse andata in porto, c’è chi assicura, da fonti romane, che la candidatura alle prossime regionali sarebbe toccata, nella ripartizione nazionale al Movimento 5 stelle, con buona pace di Paolucci e con il pole position il battagliero consigliere Domenico Pettinari, al suo secondo mandato in consiglio, il più votato in assoluto nel febbraio 2019 con ben 9.563 preferenze.

Ciò non toglie però che tra M5s e Pd possibili mutui appoggi anche non dichiarati scatteranno in caso di eventuali ballottaggi alle prossime comunali, come avvenuto ad esempio a Chieti  un anno fa, dove è stato determinante per la vittoria di Ferrara al secondo turno contro il leghista Fabrizio Di Stefano, l’appoggio del candidato sindaco M5s  Luca Amicone e del suo 6,7% preso al primo turno.

Per il resto ila partita dell’M5s è casalinga, nel senso che deve testare la tenuta del consenso, sceso di parecchio negli ultimi anni, dilaniato tra l’area governista pragmatica, rappresentata dal ceto politico con poche eccezioni, e l’ala movimentista e della “prima ora”, che vorrebbe mandare al quel paese, come ai vecchi tempi, dove a dettare la linea era Beppe Grillo, il governo di Mario Draghi. M5s indebolito anche dall’addio dei deputati Fabio Bernardini e Antonio Zennaro, ora leghista, e del consigliere regionale Marco Cipolletti, passato al gruppo misto.

Unica piazza come detto dove si potrà saggiare l’efficacia dell’alleanza Pd-M5s, seppure diluita per non dire “nascosta” nel civismo è quella di Sulmona.

Non sarà una partita facile, in particolare contro l’armata di sette liste  dell’ex assessore regionale del centrosinistra Andrea Gerosolimo, che può pescare voti a destra e manca, e contro il centrodestra questa volta unito che ha candidato l’avvocato Vittorio Masci.

Va detto che a Sulmona il Movimento 5 stelle non è radicato ed esprime pochi punti percentuali di consenso. E quindi bisogna vedere in caso di vittoria fino a che punto potrà essere sbandierato il modello Sulmona a favore della necessità di una alleanza organica giallo-rossa.

Vasto è invece una piazza dove Movimento 5 stelle non intende affatto recitare il ruolo di terzo incomodo rispetto al centrodestra di Guido Giangiacomo e del citato Menna per il centrosinistra: a candidarsi è Dina Carinci, a capo del progetto civico ChiAmaVasto, benedetto dai pezzi grossi dei pentastellati del territorio, il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Gianluca Castaldi, il consigliere regionale Pietro Smargiassi, presidente della commissione Vigilanza, e la deputata Carmela Grippa.

Più ostiche le sfide per i pentastellati a Lanciano, dove il Movimento 5 stelle candida Sergio Furia, che ha vinto una consultazione interna tra gli attivisti, che vedeva in lizza anche Licio Bonaffini e Alfonso Valerio, a Francavilla  dove a correre è il consigliere comunale Livio Sarchese, leader cittadino del Movimento 5 stelle, candidato sindaco anche nel 2016, e a Roseto, dove  movimento 5 stelle appoggia il consigliere uscente  Rosaria Ciancaione, della lista Libera coalizione progressista, composta oltre che da M5s, da altre tre liste civiche.

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