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Sesso a scuola, preside condannato «Rosato non potrà più insegnare» 

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Inflitti 3 anni e mezzo al dirigente scolastico accusato di aver avuto rapporti con un alunno minorenne Il pm: «Ha abusato dei poteri connessi al suo ruolo, il racconto della vittima è coerente e attendibile»

CHIETI. Tre anni e mezzo di reclusione con «l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado». È la condanna inflitta dal tribunale di Chieti a Marcello Rosato, preside lancianese di 49 anni, accusato di aver fatto «ripetutamente» sesso con uno studente ancora minorenne «abusando dei poteri connessi alla sua funzione». Dunque, se e quando la sentenza pronunciata ieri sera dal presidente Guido Campli (a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli) diventerà definitiva, Rosato – codice penale alla mano – non potrà più insegnare, né avere incarichi «in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Il pm Marika Ponziani, che ha coordinato le indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti, aveva chiesto per il docente 4 anni e 6 mesi. I giudici teatini lo hanno ritenuto colpevole del reato contestato applicando la continuazione con la pena a un anno e mezzo di reclusione per prostituzione minorile patteggiata dall’imputato, davanti al tribunale dell’Aquila, dopo l’accusa di aver fatto sesso a pagamento con un ragazzino di 16 anni. Il docente, che ha sempre negato ogni addebito, presenterà ricorso in appello attraverso l’avvocato Alessandro Troilo. Attualmente Rosato è sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo della presentazione alla polizia giudiziaria: significa che, ogni giorno, deve andare a firmare in commissariato. La logica conseguenza è che resta in piedi la sospensione dal servizio decisa dall’Ufficio scolastico regionale, un provvedimento legato alla durata della misura cautelare.

La vittima, ora 21enne, ha confermato tutto in aula riferendo di una decina di incontri a sfondo sessuale avuti con Rosato sia all’interno dell’ufficio di presidenza che nella sua casa al mare di San Vito Chietino.

Durante la requisitoria, il pm Ponziani ha ricordato che l’inchiesta è scattata dopo la segnalazione della psicologa della scuola. Il racconto della vittima, sempre secondo l’accusa, è «dotato di logica e coerenza» e ha trovato «significativi riscontri»: può essere quindi ritenuto «attendibile», anche perché il giovane, che non ha mai formalizzato una denuncia (si tratta di un reato procedibile d’ufficio), «non è animato da sentimenti di vendetta». Non solo: il pm ha rimarcato come riscontri sull’attendibilità delle dichiarazioni della vittima siano arrivati anche durante i sopralluoghi eseguiti dai poliziotti a scuola e a casa del preside.

Per la difesa, le indagini sono partite «solo sulla base di dicerie» e dagli accertamenti su cellulari e pc dell’imputato non è emerso nulla di rilevante dal punto di vista delle indagini.

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