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Chiude il Centro diurno di via Vespucci  

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Protesta il personale rimasto fuori, arrivano i carabinieri. La Asl: soluzioni alternative per i 2 pazienti

PESCARA. Torna la preoccupazione per la chiusura del Centro diurno integrato di viale Vespucci, una struttura che ospita persone con problemi psichiatrici assistite, fino ad ora, dalla cooperativa La Rondine attraverso psicologi, psicoterapeuti e operatori socio sanitari (sette in tutto). L’allarme era già scattato nei mesi scorsi e «due giorni fa è arrivata alla cooperativa la comunicazione della Asl (Centro di salute mentale) di chiusura della struttura per cui si sta provvedendo a collocare il personale in ferie mentre i pazienti vanno mandati a casa», ha spiegato ieri pomeriggio l’avvocato Lola Aristone, che rappresenta i dipendenti del Centro diurno integrato, contestando il modus operandi della Asl, esattamente come fa anche la Cgil.

Nel Centro di via Vespucci è calato il gelo, nelle ultime ore, perché si sperava che non finisse così, alla luce degli sviluppi che ci sono stati nell’ultimo periodo, nei tavoli istituzionali, e soprattutto in vista delle riunioni che sono state già programmate e che si immaginava portassero a conclusioni di altro tipo. Già, perché questo stop avviene mentre la cooperativa Stella subentra, per le strutture psichiatriche extraospedaliere di Pescara (compreso il Centro diurno integrato), Tocco e Penne, alla cooperativa La Rondine, coinvolta nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’allora presidente Domenico Mattucci e di una dipendente con funzioni di coordinatrice, Luigia Dolce, insieme a Sabatino Trotta, dirigente del dipartimento di Salute mentale della Asl di Pescara, che poi si è tolto la vita in carcere. I dipendenti da salvaguardare, in questo passaggio, sono 27, tra cui anche quelli del Centro diurno integrato, che il personale in servizio sperava di salvare dalla chiusura e riteneva di aver colto segnali positivi.

«Dopo un primo tavolo in prefettura si è passati all’Ispettorato territoriale del lavoro dove si sono già svolti due incontri, l’ultimo lunedì, con un rinvio al 4 ottobre, e in quella sede è stata garantita la salvaguardia dei livelli occupazionali. Viene meno, quindi, l’impegno assunto dalla Asl», prosegue Aristone parlando del destino dei lavoratori.

Sempre ieri pomeriggio, quando dal Centro diurno è stato chiesto l’intervento dei carabinieri e si cercava di capire a chi affidare due pazienti, la FpCgil, rappresentata da Massimo Di Giovanni, ha denunciato «il grave comportamento della Asl. In sfregio a tutti gli affidamenti e accordi presi e sottoscritti in sede istituzionale la Asl ha sentenziato la chiusura del Centro con il gravissimo rischio di lasciare i lavoratori e le famiglie senza reddito. L’atteggiamento lesivo della dignità dei lavoratori e dei pazienti psichiatrici denota una grave irresponsabilità della Asl, anche nei confronti delle istituzioni». Ma la Asl assicura che «ai due pazienti, sottoposti a valutazione, sono state proposte delle soluzioni alternative e da oltre una settimana sono stati avvertiti i giudici tutelari e gli amministratori di sostegno. La struttura deve chiudere perché», come annunciato nei mesi scorsi, «non ha i requisiti». (f.bu.)

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