cronaca

L’epidemiologa Stefania Salmaso: “In caso di contagio non basta isolare pochi alunni. E guai a levare le mascherine”

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Su questo non ci piove: «Le mascherine vanno portate a scuola, al banco e fuori, perché la variante Delta si diffonde con grande efficienza. Sta mostrando una maggiore contagiosità nei bambini rispetto alle varianti precedenti». Per Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione italiana di epidemiologia ed ex direttrice del Centro nazionale di sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, non è ancora arrivato il momento di scoprire bocca e naso in aula. Anche la Francia, che propone di togliere la mascherina a scuola, precisa che non sarà prima di novembre e solo in caso di circolazione contenuta.

Tutto il resto, parlando di scuola in Italia, sembra avere meno punti fermi. Partiamo dalla quarantena?


«Sono previsti 7 giorni per i vaccinati e 10 per i non vaccinati a partire dall’ultima esposizione, con tampone al termine del periodo di isolamento. Se invece il tampone fosse previsto prima, si potrebbero evitare parecchi giorni di didattica a distanza. I Centers for Disease Control americani, i Cdc, propongono un tampone 3-4 giorni dopo l’esposizione per verificare se il contagio si è compiuto».

Anche l’interpretazione di “contatto stretto” non sempre è univoca. Come va inteso?


«Si parla di distanza inferiore ai due metri in ambiente chiuso, anche per meno di 15 minuti. Con la Delta le regole sono state rese più stringenti».

A volte si ritiene che il contatto sia il compagno di banco, a volte l’intera classe. Come regolarsi?


«Mi sembrava che il compagno di banco non esistesse, visto che i banchi sono singoli. È difficile capire chi è un contatto stretto se siamo all’interno di un’aula. Abbiamo imparato che il virus si diffonde attraverso aerosol più di quanto immaginassimo, e l’aerosol si muove in modo imprevedibile al chiuso. Quando si parla di “bolle”, in genere ci si riferisce alle classi. Gli alunni al loro interno stanno insieme, ma senza entrare in contatto con classi diverse. Penso poi che sarebbe importante affiancare le misure di distanziamento a una maggiore informazione per i ragazzi».

In che senso?


«Non sarebbe male che qualcuno spiegasse ai giovani come avviene il contagio, quali sono le situazioni in cui si rischia e come agiscono i vaccini, non solo per il coronavirus. Lo abbiamo fatto ai tempi dell’Aids. Oggi potremmo ripeterlo, con l’aiuto di video e di grafiche molto più efficaci rispetto ad allora».

I test salivari in alcune scuole sentinella funzionano? In diversi casi i prelievi fai da te risultavano illeggibili per le macchine.


«Il prelievo deve seguire regole precise. Ad esempio occorre digiunare per un’ora prima del tampone, altrimenti al posto del virus si trova la colazione».

Si parla tanto di tamponi anche per dare il Green Pass ai non vaccinati. Ma perché i tamponi non sono decollati a scuola?


«Non so, se fatti bene potrebbero aiutare molto. Andrebbero però eseguiti periodicamente, non una tantum. Si possono fare tamponi a scacchiera, testando ogni volta una frazione dei ragazzi della classe e analizzando più campioni insieme per semplificare la procedura. Le soluzioni tecniche non mancano».

Perché gli Stati Uniti hanno una fiammata così alta nelle scuole?


«Le mascherine non sono previste sempre. La copertura vaccinale è in media più bassa della nostra e a macchia di leopardo. Alcuni stati hanno coperture troppo basse per arginare i contagi».

Più volte però ci avete spiegato che i tamponi hanno un margine di errore. Non gli stiamo dando troppa responsabilità?


«Possono esserci errori, l’abbiamo sempre saputo. Nel caso dei falsi positivi (il tampone è positivo, ma il virus in realtà non c’è), si possono far scattare quarantene inutili nelle scuole. Può capitare ad esempio se un ragazzo fa sport, si sottopone al test prima di una gara e risulta un falso positivo. Si rischia di mandare a casa tutta la classe, prima che un secondo test riveli l’errore».

I nodi non mancano, ma come sono oggi le curve fra i ragazzi?


«Buone per il momento. La scuola è iniziata non da molto, ma i contagi restano in calo fra i giovanissimi, anche nelle fasce d’età non vaccinate».

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