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Centro diurno chiuso, scatta la protesta dei dipendenti

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via vespucci, la cgil e il personale contro la decisione della asl 

PESCARA. I sette dipendenti della cooperativa La Rondine impegnati nel Centro diurno integrato di via Vespucci, appena chiuso dalla Asl, non ci stanno a rimanere in silenzio mentre rischiano di…

PESCARA. I sette dipendenti della cooperativa La Rondine impegnati nel Centro diurno integrato di via Vespucci, appena chiuso dalla Asl, non ci stanno a rimanere in silenzio mentre rischiano di perdere il posto di lavoro. Ieri mattina hanno protestato davanti alla sede di via Vespucci insieme a Massimo Di Giovanni, della Fp Cgil, che ha già fatto partire una richiesta urgente di incontro indirizzata alle istituzioni (e alla Procura, per conoscenza) e una diffida alla Asl di Pescara, ma anche agli altri soggetti coinvolti, per ottenere la sospensione della procedura avviata nei giorni scorsi che ha portato alla chiusura del Centro (che «non ha i requisiti strutturali», per la Asl), con gli addetti della cooperativa messi in ferie forzate da La Rondine. Il sindacato mira a mantenere i livelli occupazionali e, nello stesso tempo, alla salvaguardia degli ospiti del Centro, che sono pazienti psichiatrici (uno non era stato ancora sistemato, ieri mattina, l’altro è stato affidato alla famiglia).

Tutto avviene nel momento in cui alla cooperativa La Rondine subentra la coop Stella dopo il nuovo appalto della Asl – e l’azzeramento del precedente – sulla gestione delle strutture psichiatriche extraospedaliere, a seguito dell’inchiesta della Procura che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Sabatino Trotta, dirigente del dipartimento di Salute mentale della Asl che fu il promotore del progetto sperimentale in via Vespucci. I sette lavoratori e la Cgil sono pronti a tutto, persino ad «occupare la sede» fino a quando non otterranno risposte alle mille domande sorte nelle ultime ore. Solo pochi giorni fa, il 20 settembre, davanti all’Ispettorato territoriale del lavoro, era stato preso l’impegno da tutti i soggetti presenti al tavolo, compresa la Asl, di «tutelare e salvaguardare i livelli occupazionali e il servizio ai soggetti psichiatrici, procrastinando l’avvio dell’inizio lavori del cambio appalto», con un aggiornamento dell’incontro al 4 ottobre. E invece è accaduto tutto prima di questa data come «se alla Asl la mano destra non sapesse cosa fa la sinistra». L’organico da salvaguardare è composto dai 27 lavoratori de La Rondine impegnati nelle strutture di Pescara, Penne e Tocco, compresi i 7 del Centro diurno integrato (ma nel nuovo appalto non è compresa questa struttura perché, dice la Asl, «non rientra tra le tipologie previste dalla normativa»). E invece, hanno spiegato ieri le psicologhe Sara D’Ambrosio e Antonella Accettura in via Vespucci, «i nostri colleghi stanno già lavorando con la nuova coop e noi no. La chiusura del Centro dove abbiamo lavorato ci indigna, per noi è un fallimento perché viene a mancare un servizio in città». La Asl assicura di aver «posto in essere tutte le misure a garanzia dei lavoratori» ma «rimane nella facoltà della coop entrante riorganizzare il servizio secondo le proprie strategie imprenditoriali». (f.bu.)

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