cronaca

D’Alberto: «Bocciato dai cittadini l’asse Gatti-Ginoble-Minosse» 

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Per il sindaco di Teramo c’è stato un segnale forte contro un metodo di gestione degli enti locali «Ci sarà un pesante scossone, quel modo di fare politica appartiene al passato e va superato»

di Dino Venturoni

TERAMO. Il voto amministrativo di domenica e lunedì scorsi, in provincia di Teramo, ha dato un colpo a quella che ormai da anni rappresentava una componente fondamentale della politica teramana: l’asse tra Paolo Gatti e Tommaso Ginoble, con l’ex sindaco di Cortino Gabriele Minosse come braccio operativo. Ginoble (che era sostenuto anche da Gatti) è rimasto fuori dal ballottaggio a Roseto, la lista di Minosse ha perso le elezioni a Cortino. Risultati accolti con soddisfazione da colui il quale più di tutti, negli ultimi anni, ha combattuto quell’asse: il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto. Che affida a un’intervista al Centro le proprie considerazioni.

D’Alberto, cosa dice di queste elezioni nei Comuni?

«Bisogna attendere senza dubbio il ballottaggio di Roseto per dare una valutazione definitiva, tuttavia si può dire già ora che in provincia l’elemento più significativo è la risposta che gli elettori hanno dato in merito a quell’assetto che si è consolidato negli ultimi anni reggendosi sull’asse Ginoble-Gatti-Minosse, e non so quanto ci entrasse anche Paolo Tancredi. Si tratta di un asse fuori da uno schema tradizionale destra-sinistra, che nel corso di questi anni, come io non ho mai perso occasione di evidenziare, ha gestito un potere attraverso il governo degli enti di secondo livello. E sottolineo di secondo livello. Perché poi arriva sempre un momento in cui ti devi confrontare con i cittadini, rispetto ai quali bisogna dare conto anche di questa gestione del potere, che ha una ricaduta diretta e immediata sulla vita delle persone: vedi le bollette dell’acqua. C’è stato un segnale forte che inevitabilmente creerà un pesante scossone. Con Ginoble a Roseto perde un metodo, guardate la differenza tra i dati di lista e il voto al candidato sindaco. C’è stata una forte incrinatura di quest’asse, una modalità di gestione della politica che appartiene a un lontano passato e che tentava di riproporsi. Aggiungo che tra i sindaci confermati alla grande c’è Giovanni Melchiorre di Bellante, che nel Pd si è schierato in modo aperto contro questo sistema».

Ci saranno ripercussioni immediate sugli enti, a parte quella scontata di Minosse sostituito al Bim da un altro rappresentante di Cortino?

«Non saprei dire, intanto bisognerà aspettare l’esito di Roseto e poi riassestare il quadro dei sindaci. Di certo quella gestione del potere è stata sconfitta e noi manterremo con coerenza la nostra posizione. Ovvero: non parleremo solo con la forza dei numeri, non dev’esserci il “caccio questi e ne metto altri”. Una riflessione seria va fatta sul metodo, perché la gestione delle società partecipate ha una ricaduta sui cittadini. Si deve cambiare necessariamente metodo».

Parliamo delle possibili conseguenze sulle comunali del 2023 a Teramo, visto che in città si respira già clima di campagna elettorale e da mesi si parla del ritorno nella mischia di Paolo Gatti.

«Le campagne elettorali non finiscono mai e comunque per noi c’è ancora tanta strada politico-amministrativa, la mia amministrazione deve cominciare a raccogliere quanto seminato. Di sicuro non dobbiamo farci condizionare dal tentativo, palesemente in atto, di aggredire questa esperienza, tentativo che dimostra quanto diamo fastidio a un certo sistema, ma andare avanti dritti sulla nostra strada. È molto più faticoso amministrare non per gestire il consenso ma per affrontare e risolvere questioni. Con difficoltà, con tanti errori, lo stiamo facendo: e il fresco risultato elettorale ci deve dare ancora maggiore forza. Ribadisco che questo è il mandato della programmazione, è questa la strada maestra su cui dobbiamo proseguire e su cui ci confronteremo con gli elettori».

Ma viene dato per scontato che non sarà D’Alberto a proseguire quest’esperienza amministrativa, perché si candiderà in Regione.

«A questo rispondo solo così: testa, cuore e anima di Gianguido D’Alberto sono a Teramo e solo a Teramo».

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