cronaca

È scontro in aula sulla mozione antifascista 

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Approvata la condanna dell’assalto alla Cgil, ma non la proposta di vietare manifestazioni sospette

L’AQUILA . La mozione antifascista scatena la bagarre in consiglio comunale. Maggioranza e opposizione si accapigliano in aula sul documento di risposta all’attacco di sabato alla sede nazionale della Cgil che ha portato all’arresto di esponenti di vertice dell’organizzazione di estrema destra Forza Nuova. Nella sala ipogea dell’Emiciclo, dove si tiene la seduta con formula mista, in presenza e in collegamento web, approdano due testi.

Uno, che ha per prima firmataria Ersilia Lancia (Fratelli d’Italia), esprime condanna nei confronti della violenta aggressione e riafferma l’adesione ai princìpi costituzionali e democratici. L’altro, firmato dal Stefano Albano (Pd) e dal centrosinistra, introduce il divieto di concessione di spazi e finanziamenti per iniziative organizzate da associazioni e gruppi d’ispirazione non chiaramente antifascista. Per il sindaco Pierluigi Biondi, che ribadisce di aver visitato la sede aquilana della Cgil manifestando piena solidarietà al sindacato, la proposta del centrosinistra è irricevibile. «In alcuni passaggi quasi ridicola» la definisce il primo cittadino, anche perché verrebbe demandato alla dirigenza il compito di valutare la dignità di una richiesta, sottraendolo agli organismi politici. Biondi si spinge oltre, evidenziando l’anticostituzionalità del meccanismo di controllo preventivo indicato nella mozione del centrosinistra che «sul piano amministrativo, non certo quello della violenza fisica, mostra di essere come quelli che hanno assaltato la sede della Cgil perché vuole decidere chi ha diritto e chi no di esprimere le proprie idee».

Le sue parole scatenano la reazione immediata del centrosinistra. «Va a finire che i fascisti siamo noi e non chi ha militato in Casapound», tuona al microfono Giustino Masciocco (Articolo 1). «Da Fratelli d’Italia non ho ancora sentito una dichiarazione netta di antifascismo». Per Lancia il documento dell’opposizione ripropone il «solito esame di agibilità politica» nei confronti delle forze della destra democratica, mentre il leghista Roberto jr Silveri evidenzia l’inapplicabilità delle misure suggerite dall’opposizione. «Questa roba non si regge dal punto di vista amministrativo», afferma, «è un pretesto per propaganda elettorale».

Albano, però, fa notare che la dichiarazione di solidarietà è scontata. «In tante altre città si stanno approvando atti come quello da noi proposto», fa notare, «che ha il pieno sostegno della Cgil». Per Americo Di Benedetto «l’amministrazione parla un linguaggio incomprensibile se non riesce a fare sintesi su una questione così grave». Il testo del centrodestra viene corretto con un paio di frasi indicate da Paolo Romano (Italia Viva) e alla fine è votato da tutti, ma l’altro documento rimane lettera morta. (g.d.m.)

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