cronaca

Università, il sì della Camera alla possibilità di iscriversi a due corsi laurea

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ROMA – La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità la doppia laurea: il provvedimento che consentirà agli studenti e alle studentesse di iscriversi contemporaneamente a due corsi di universitari o erogati dagli istituti dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Non è ancora legge perché manca il passaggio al Senato ma la ministra Cristina Messa esulta: “Iscriversi a più corsi di laurea contemporaneamente sarà presto possibile anche in Italia: un grande risultato che consente al nostro Paese di fare un salto verso il futuro della formazione universitaria, in linea con il resto del mondo”.

La norma che proibiva la doppia laurea risale al 1933, un decreto regio di quasi 90 anni diventato oggi anacronistico. La legge attuale è nata invece su iniziativa parlamentare ed è stata approvata all’unanimità dalla VII Commissione prima di sbarcare in Aula dove è stata approvata.

Ma perché una legge per consentire la doppia iscrizione ai corsi? “Lo facciamo per favorire l’interdisciplinarietà e la contaminazione tra saperi diversi anche molto diversi e distanti tra loro – ha spiegato Alessandro Fusacchia, deputato del Gruppo Misto e relatore della legge – perché i nostri giovani siano meglio attrezzati a farsi strada in un mercato del lavoro fatto di figure sempre più ibride e dove la dicotomia tra scienze sociali e scienze dure sarà sempre più un ricordo del passato. E perché le nostre studentesse e i nostri studenti raddoppino le loro opportunità di immaginare liberamente il proprio percorso di studio e di vita”.

In Europa sono già diversi i Paesi che riconoscono agli studenti la facoltà di iscriversi contemporaneamente a più di un corso di studio. E il divieto italiano non solo rendeva meno competitivi gli atenei italiani e meno attrattivi per gli stranieri, ma creava anche un paradosso: il no alla “doppia iscrizione” impediva agli atenei italiani di stringere accordi con altri atenei italiani per il rilascio di titoli congiunti, mentre possono accordarsi per lo stesso fine con atenei stranieri e possono solo con questi ultimi definire corsi di studio integrati che culminano nel rilascio di un titolo “congiunto” (joint degree) o di un “doppio” titolo (double degree).

Nel dettaglio la legge consente l’iscrizione contemporanea alle seguenti coppie di corsi: due corsi di laurea, di laurea magistrale o di master, anche presso più università, scuole o istituti superiori a ordinamento speciale; un corso di laurea o di laurea magistrale e un corso di master, di dottorato di ricerca o di specializzazione, ad eccezione dei corsi di specializzazione medica; un corso di dottorato di ricerca o di master e un corso di specializzazione medica. E le iscrizioni contemporanee sono consentite presso istituzioni sia italiane sia estere.

Cosa resterà non consentito? Anzitutto, la doppia iscrizione contemporanea allo stesso corso di laurea, di laurea magistrale o di master. In secondo luogo l’iscrizione contemporanea a due dottorati. Possibile invece anche la doppia iscrizione a corsi a numero programmato a livello nazionale ma, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, sarà il ministero dell’Università e della ricerca a dover stilare un apposito regolamento.

Per rendere sostenibile la doppia iscrizione anche per le studentesse e gli studenti meno abbienti, il testo dispone che chi si iscrive contemporaneamente a due corsi beneficia degli strumenti e dei servizi a sostegno del diritto allo studio per una sola iscrizione, a sua scelta (a scelta cioè della studentessa o dello studente), ma gode comunque dell’esonero, totale o parziale, dal versamento del contributo onnicomprensivo annuale, che si applica, in presenza dei requisiti previsti, ad entrambe le iscrizioni. Tradotto: se una studentessa o uno studente è esonerato dal pagamento delle tasse universitarie, lo sarà anche per la sua seconda iscrizione ad una seconda laurea. “Tantissimi ragazzi attendono questo provvedimento – racconta Fusacchia – è una misura sentita che è anche diventata un simbolo di modernizzazione, emancipazione, apertura al mondo. Un diritto all’opportunità che deve entrare in vigore dal prossimo anno accademico”.

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