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Chieti, declassamento Ospedale. Sindaco: ‘Un declino purtroppo annunciato’

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Ultimo Aggiornamento: giovedì, 14 Ottobre 2021 @ 18:37

Chieti. “Il declassamento a DEA di primo livello è l’ennesimo colpo a un ospedale che aveva fondi, progetti e un futuro che si poteva costruire in modo diverso da quello che si prospetta oggi, a fronte della scelta della Regione di declassare il presidio teatino, senza una sponda normativa a supporto”, così il sindaco Diego Ferrara, commenta la scelta della Regione.

“Una scelta che non comprendiamo, perché nasce prima del varo dell’atteso documento programmatorio sulla rete ospedaliera – riprende Ferrara, che è anche presidente del Comitato ristretto dei sindaci Asl – e che, proprio perché non supportata da vicissitudini legislative, paventavamo da mesi, da quando abbiamo visto scemare tutte le possibilità di rilancio per la struttura. Questo declassamento impoverisce ulteriormente la sanità teatina, già colpita dalla chiusura del Distretto sanitario di Chieti Scalo, dal mancato decollo delle UCCP, dal trasferimento di servizi di eccellenza, dalla perdita dei finanziamenti per il nuovo ospedale e dal disavanzo certificato dalla Asl con il piano di rientro, che renderà impossibile anche il progetto alternativo di ristrutturazione annunciato dalla Regione per l’ospedale. Accusa il colpo anche tutta la sanità abruzzese, che con la rinuncia della Regione non avrà alcun DEA di secondo livello nei suoi ospedali. Non è pensabile che si proponga una sanità di seconda classe quando si hanno tutti i presupposti per elevarne il valore, riportando il livello a quello del percorso avviato quando si è insediata la nuova giunta regionale. Così come riteniamo non sia giusto decidere un declassamento così penalizzante, senza interpellare la politica del territorio e consentire alla dialettica democratica di proporre altre soluzioni, come ancora auspichiamo accada, mettendoci a disposizione affinché si arrivi a un orizzonte che tenga veramente conto del potenziale, delle competenze, del contributo che la nostra sanità ha dato e può ancora dare al territorio in un disegno globale più inclusivo”.

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