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Disturbi intestinali, stop all’uso dell’acqua 

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Le analisi della Asl hanno svelato la causa delle infezioni. Oltre 200 i casi. Il sindaco vieta l’utilizzo per scopi alimentari

di Flavia Buccilli

SAN VALENTINO. Un batterio, il Clostridium perfrigens, contenuto nell’acqua. È questa la causa dei moltissimi casi di infezione gastrointestinale che si sono verificati nei giorni scorsi, e anche ieri, nel comune di San Valentino e che, tra domenica e lunedì, sono stati registrati pure a Scafa, ma solo nella zona dei colli (dove sono state male alcune decine di persone). Tutti i cittadini di San Valentino coinvolti (oltre 200 nei giorni scorsi e 20 ieri), hanno manifestato gli stessi sintomi, tra cui dissenteria e febbre. E dopo aver saputo l’esito delle analisi sull’acqua, sollecitate nel momento in cui in paese è emerso il problema, il sindaco Antonio D’Angelo ha emesso, su richiesta della Asl, una ordinanza per vietare l’utilizzo dell’acqua potabile a scopo alimentare, anche se bollita, su tutto il territorio del comune, fino alla revoca del provvedimento. L’uso è consentito solo per fini igienici. Ieri sera, per fronteggiare l’emergenza, sono stati distribuiti due litri di acqua minerale a persona. Domenica, invece, annunciando l’aumento della clorazione (il Comune gestisce in proprio il servizio idrico), l’amministrazione aveva consigliato di usare l’acqua previa bollitura.

Sulla scia di queste novità, il sindaco di Scafa, Maurizio Giancola (che riceverà oggi l’esito delle analisi di Asl, Arta e Aca, da ripetere in giornata), ha consigliato in via precauzionale di «non consumare l’acqua neanche bollita, nelle contrade Colli e Decontra, dalla chiesa in su, e sulla provinciale per San Valentino. Sono fiducioso», ha detto ieri sera, «sull’esito degli esami sulla rete idrica, gestita dall’Aca».

A svelare l’origine di tutto, a San Valentino, sono state le analisi eseguite sull’acqua, da subito ritenuta la possibile responsabile. Degli accertamenti si sono occupati la Asl, che ha effettuato i campionamenti, e l’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente, che si è occupata delle analisi. E il direttore generale dell’Arta, Maurizio Dionisio, ha spiegato che il batterio Clostridium determina «una tossina che può creare problemi gastrointestinali. Le cause», prosegue, «possono essere molteplici e possono essere ricondotte, ad esempio, allo stato di decomposizione dei vegetali. Resta da capire in che modo questo evento abbia contaminato la rete idrica che dovrebbe essere impermeabile agli agenti esterni».

L’emergenza è finita al centro delle polemiche, in primo luogo in Comune. Sandro Cacciatore, Alessandro Colangelo e Daniele De Luca, del gruppo di opposizione Solo Passione, puntano il dito contro il sindaco e la maggioranza chiedendo di «auto sospendersi e affidare alla protezione civile regionale il governo dell’emergenza, rimborsando i cittadini che hanno subito un danno» e il riferimento è anche alle attività. Il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari ha chiesto all’assessore Nicoletta Verì di «relazionare in consiglio sui risultati delle analisi per capire come delimitare la questione» oltre a sollecitare «la fornitura di acqua potabile» nei territori interessati. In Regione, il consigliere M5S Barbara Stella ha annunciato un’interrogazione per chiedere di «conoscere cause e responsabilità» e per attivare l’ente «affinché si muova, evitando che il problema interessi anche altre aree».

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