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GREEN PASS, DA DOMANI OBBLIGO A LAVORO. MARSILIO: “RISCHIO CONFLITTO SOCIALE”

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ROMA – Un giorno dall’obbligo del green pass per tutti i lavoratori.

I porti, la logistica, il trasporto delle merci: il primo giorno potrebbe diventare anche il primo del grande caos, con l’Italia semiparalizzata dagli scioperi e dai blocchi delle categorie produttive e dalle manifestazioni già annunciate per domani in decine di città da chi si oppone allo strumento imposto dal governo per spingere più italiani possibili a vaccinarsi.

Un clima di tensione costante sul quale c’è la massima attenzione da parte del Viminale che, d’intesa con palazzo Chigi, ha dato indicazioni  agli apparati di sicurezza. Anche perché la linea, è il messaggio che fonti di governo continuano a ribadire, non cambia: si va avanti con il green pass.

Anche in Abruzzo l’allerta resta alta: “Noi facciamo del nostro meglio e cercheremo di essere all’altezza anche di questa sfida. Dispiace che il Governo non abbia voluto ragionare prima di questi limiti. Molti miei colleghi che oggi lanciano l’allarme e chiedono al Governo di adottare misure diverse, quando ci siamo confrontati avevano sottovalutato le problematiche che un’adozione di questo tipo del Green pass avrebbe provocato sui luoghi di lavoro, alla conflittualità sociale che si sta moltiplicando”, l’affondo del presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

I nomi non vengono fatti ma sembrano lontani i tempi in cui il governatore del Veneto, Luca Zaia, definiva il green pass “una patente di libertà” – era solo settembre – mentre oggi, oltre a richiedere la validità del tampone fai da te, evidenzia: “In Veneto circa 590 mila persone in età lavorativa non hanno intrapreso il percorso vaccinale, non possiamo garantire una tale mole di tamponi ogni 48 ore”.

Sul fronte dei governatori “di peso” della Lega, Massimiliano Fedriga, dal Friuli Venezia Giulia, nonché presidente della conferenza delle Regioni. I problemi, secondo Fedriga, riguardano sia i troppi tamponi da eseguire per i lavoratori non vaccinati, che i controlli da effettuare: “Criticità che ho segnalato anche nell’ultima riunione con il governo, non possiamo penalizzare le aziende in questa fase fondamentale di ripresa”.

L’ipotesi di un nuovo decreto per autorizzare le imprese all’autosomministrazione dei test nasali rapidi “è sicuramente – osserva – una proposta utile da valutare, del resto sono test già acquistabili in farmacia. Se si sceglie di percorrere questa strada, però, bisogna fare presto, perché il 15 ottobre è arrivato e le aziende non possono organizzarsi dall’oggi al domani. E in molti casi, pensi ad esempio agli autisti del trasporto pubblico locale, non possono permettersi di lasciare a casa i lavoratori, perché non sanno come sostituirli”.

Per Marsilio esiste una “zona grigia” di persone che non si sono vaccinate e che continuano a non volersi vaccinare “non perché siano ideologicamente ostili” ma “perché da parte dello Stato ci sono stati comportamenti poco chiari, ambigui, degli errori di comunicazione evidenti che hanno creato confusione, incertezza e sbandamento in una parte della popolazione più sensibile alle teorie complottiste e ai dubbi alimentati sui forum”.

Questo perché, “se si decide che è facoltativa la vaccinazione, ma poi a chi non si vaccina si toglie lo stipendio, non mi pare che questo confine di libertà sia molto ampio. Ed è quello che sta provocando una forte conflittualità. Non a caso quando mi sono confrontato con uno dei comitati contrari al Green pass, di fronte all’ipotesi dell’obbligo vaccinale mi è stato risposto ‘correremmo tutti a farci il vaccino’, perché sarebbe il segnale di uno Stato che si fida dei vaccini e garantisce i cittadini rispetto alle conseguenze avverse che in qualche raro caso possono accadere”.

“Spero che dal 15 – aggiunge – si riesca a fronteggiare i problemi, altrimenti credo che pragmaticamente il Governo farà bene a rivedere anche con i sindacati, tra i primi a sollevare queste problematiche, la messa a punto di un sistema più gestibile”.

Dalla presidenza del Consiglio sottolineano che non ci si aspetta il caos, non ci sono allarmi marcati in vista di domani, non si temono supermercati vuoti e porti bloccati. Solo tra qualche ora si avrà contezza se l’impatto dell’obbligo nei luoghi di lavoro porterà un’aumento di vaccinazioni o un’impennata di richieste di tamponi cui far fronte.

Ma il governo ritiene di aver messo in campo tutti gli strumenti per consentire alle aziende di gestire i controlli e ai lavoratori di essere preparati, anche calmierando il prezzo dei tamponi, e le proteste sembrano ascrivibili – si ragiona – a pochi, anche perché la vaccinazione ha superato la soglia dell’80%.

Le situazioni più problematiche sono quelle che interessano i porti e il trasporto su gomma, dove viaggia il 90% delle merci che circolano in Italia.

A guidare la protesta dei portuali è Trieste, dove su 950 lavoratori il 40% non ha il certificato verde: dopo il corteo di martedì che ha richiamato diecimila persone contro il green pass e il no deciso dei leader a qualsiasi tentativo di mediazione – respinta al mittente anche la raccomandazione del Viminale che sollecitava le aziende a mettere a disposizione tamponi gratuiti al personale, tra l’altro fortemente criticata e bollata come “un errore clamoroso” da Federlogistica – lo scenario è abbastanza chiaro.

“Se non tolgono il certificato, venerdì il blocco del porto è confermato” ripete da giorni il portavoce di portuali Stefano Puzzer.

Negli altri scali la situazione sembra essere meno tesa, ma nessuno può dire con certezza quel che accadrà venerdì.

A Genova, ad esempio, dove è attorno al 20% la percentuale di chi non ha il pass, è in corso la protesta dei tir al terminal più importante e le Rsu sono in lotta per il contratto integrativo e hanno rigettato la proposta economica dell’azienda, confermando lo sciopero. “Il problema vero sono i trasporti – dice il leader della Uil Roberto Gulli – il 30% degli autisti è senza vaccino, si rischia il caos”. Nel capoluogo ligure, però, un punto d’incontro sui tamponi l’hanno trovato, spiega il capo dei camalli, il “console” Antonio Benvenuti: i portuali potranno farli ad un prezzo ulteriormente ridotto grazie ad un accordo con due farmacie.

Stando a quanto dicono i sindacati, non dovrebbero invece esserci problemi a Napoli e Salerno cosi come a Ravenna, nei porti pugliesi e in quelli di Livorno e Piombino. A Palermo solo il 7% dei 450 lavoratori non è vaccinato: “non si registrano rischi di compromissione dell’operatività” afferma il presidente delle società che gestiscono i servizi.

Ma se i porti, rappresentano la punta dell’iceberg sotto, a cascata, ci sono una serie di settori a rischio. I trasporti innanzitutto, con il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè che usa parole a metà tra l’allarme e la minaccia.

“Se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza il pass e questo verrà invece imposto alle imprese italiane, stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i camion. Dal ministero non abbiamo risposte e se questo atteggiamento proseguirà può succedere di tutto”.

Bisognerà poi vedere cosa accadrà nelle fabbriche e nelle grandi aziende – all’Elettrolux, dove il 23% dei 1.430 dipendenti non ha il pass è già stato annunciato uno sciopero di 8 ore – e nelle aziende del trasporto pubblico.

A Roma, ad esempio, il sindacato Orsa ha fatto dei conti: per creare problemi a metro e treni locali basta che il 5-10% del personale sia assente. E in Atac la percentuale dei non vaccinati viaggia tra il 10 e il 20%.

L’altro aspetto che preoccupa sono le manifestazioni, mentre sembrano lontani i tempi dei flop anunciati alle stazioni dei treni.

Sulle chat dei no pass nei canali Telegram ne sono annunciate a centinaia, un po’ ovunque, compresa piazza Santi Apostoli a Roma a due passi dai palazzi del potere. Iniziative “dall’alba in poi, pacifiche, spontanee e apartitiche”. Di questo si è discusso nel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, in modo da evitare un nuovo sabato nero: si è decisa un’intensificazione dell’attività di prevenzione, rafforzando sia il controllo del territorio sia della rete e dei social e si è disposto un innalzamento delle misure di vigilanza agli obiettivi sensibili, a partire dalle sedi istituzionali.

Ma al centro della riunione c’è stato anche l’appuntamento che al momento preoccupa di più, il vertice del G20 in programma il 30-31 ottobre in presenza a Roma. Oltre ad un imponente dispiegamento di forze dell’ordine ci saranno anche 500 militari e a sorvegliare i cieli della capitale un sistema antidrone. Misure che, probabilmente, non eviteranno che ampi settori della città siano dichiarati zona rossa.

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