cronaca

Tamponi per lavorare: le aziende si preparano, ma il costo è alto 

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Tra 48 ore per entrare in fabbrica o negli uffici (pubblici o privati) bisognerà essere stati vaccinati I sindacati insistono sulla necessità di abbassare il prezzo dei test: «Troppi 200 euro al mese»

di Monica Pelliccione

L’AQUILA. Tra due giorni scatta l’ora X, con Green pass obbligatorio per entrare in azienda e in ufficio. Una misura, quella adottata dal Governo, che vale tanto per i dipendenti pubblici quanto per le imprese private.

L’alternativa per varcare i cancelli del posto di lavoro, pur non essendo vaccinati, è presentarsi con un tampone negativo. Ma in questo caso, il test andrebbe ripetuto ogni 48 ore.

Anche le aziende aquilane si stanno preparando a quella che appare come una vera rivoluzione, che comporterà un’organizzazione interna minuziosa per i controlli. Secondo i sindacati, che chiedono tamponi gratis per i dipendenti senza vaccino o quantomeno a prezzi ridotti. «Le difficoltà non mancheranno, soprattutto nelle grandi fabbriche».

TAMPONI GRATUITI La Cgil, che anche all’Aquila sta tenendo alta l’attenzione sul problema, chiede la gratuità dei tamponi. «Le difficoltà organizzative sul controllo del Green pass all’ingresso dei lavoratori in azienda o in ufficio, saranno molte», dichiara Francesco Marrelli, segretario Cgil della provincia dell’Aquila, «da una parte esiste il problema del monitoraggio dei dipendenti in possesso della certificazione, dall’altro quello dei lavoratori non vaccinati, che saranno costretti ad affrontare spese notevoli. Il paradosso è che per andare a lavorare dovranno pagare». Ad accollarsi le spese dei tamponi, infatti, non potranno essere le aziende.

Su questo Confindustria è stata perentoria: una linea che trova d’accordo la Cgil.

«I tamponi devono essere forniti dal Governo», evidenzia Marrelli, «inoltre, dal 15 ottobre il rischio è che si creino delle “sacche vuote” nei cicli produttivi e negli uffici, anche se per noi la priorità è la tutela dei lavoratori, che se non vaccinati vanno incontro anche ad una penalizzazione salariale, con la sospensione dello stipendio per assenza ingiustificata».

STIPENDI BASSI «Condizione ancor più inaccettabile», dice Marrelli, guardando alle imprese sia di piccole che di grandi dimensioni, «se consideriamo che i salari dei lavoratori italiani sono tra i più bassi d’Europa. In queste condizioni, le maestranze non possono permettersi di affrontare ulteriori spese che andrebbero ad incidere sui bilanci familiari. All’Aquila, come in altre zone, il controllo del Green pass risulterà complesso a livello organizzativo, anche se è difficile dire preventivamente quanti lavoratori risultano non vaccinati e quale incidenza possono avere sui cicli produttivi e sui servizi della pubblica amministrazione. Le grandi aziende, che accolgono un numero elevato di operai, dovranno organizzarsi. I sistemi elettronici potrebbero non essere sufficienti a smaltire velocemente i controlli».

CONVENZIONI CON FARMACIE Secondo Fabrizio Truono, segretario generale Uil L’Aquila – Teramo, «sono tanti i lavoratori che non hanno ancora il Green pass, non avendo fatto il vaccino. Nei prossimi giorni cercheremo di fare una valutazione, anche monitorando le aziende locali. Al governo facciamo delle precise richieste: l’estensione della validità del tampone da 48 a 72 ore e un abbassamento dei costi». Da un rapido calcolo, dovendo effettuare mediamente 4 tamponi a settimana, un lavoratore non vaccinato spenderebbe da 200 a 250 euro al mese. «Una cifra non indifferente, soprattutto per le famiglie monoreddito», dice Truono, che lancia l’idea di «stipulare delle convenzioni con le farmacie».

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