cronaca

Spaccio, chiesto il processo per il carabiniere arrestato 

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La Procura conferma tutte le accuse per il vice brigadiere Franco Caviti Nell’inchiesta coinvolto anche un altro militare per false dichiarazioni al pm

TERAMO. La Procura conferma le accuse e chiede il processo per Franco Caviti, il 51enne vice brigadiere dei carabinieri di Basciano a marzo finito ai domiciliari con la pesante accusa di spaccio di sostanza stupefacente. Il fascicolo è del pm Davide Rosati e l’udienza preliminare è fissata per novembre. In quell’occasione il gup deciderà se mandare il militare a processo o disporre il non luogo a procedere.

Secondo le accuse messe in fila prima dagli stessi carabinieri che hanno indagato sul collega e poi dalla Procura il militare, all’epoca dei fatti in servizio nella caserma di Castelnuovo Vomano, avrebbe spacciato per pagarsi le dosi facendo riferimento a un giro di clienti tra Teramo, Basciano, Torricella Sicura e Penna Sant’Andrea. Tra loro professionisti, impiegati e operai, tutti insospettabili: tutti incensurati o comunque non conosciuti nel giro dei reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini sono partite nell’agosto del 2020 proprio dai carabinieri, insospettiti dal comportamento del collega. Hanno permesso di ricostruire un giro di spaccio che ogni mese, sempre secondo l’accusa, muoveva tra i 300 e i 500 grammi di cocaina di alta qualità. Secondo le accuse degli inquirenti il vicebrigadiere la comprava da un uomo noto alle forze dell’ordine, poi la rivendeva ai suoi clienti fidelizzati che, in alcuni casi, la smerciavano a loro volta. Quando a ottobre dello scorso anno il fornitore del vicebrigadiere fu arrestato per altri motivi, il carabiniere allora cominciò a rivolgersi a un altro, in qualche modo legato al giro di affari del primo. Dopo un periodo ai domiciliari Caviti è stato scarcerato.

Il sistema ricostruito dagli inquirenti era a credito, non prevedeva quindi uno scambio economico immediato, ma solo a conclusione della vendita dello stupefacente avuto in consegna. Il militare, dopo non essere entrato nel merito delle accuse nel corso dell’interrogatorio di garanzia, successivamente aveva chiesto di essere interrogato dal pm.

Nell’ambito della stessa inchiesta lo stesso sostituto procuratore Rosati ha indagato un altro carabiniere con l’accusa di false informazioni al pm (l’articolo 371 bis del codice penale). Una ipotesi di reato che, secondo l’accusa, sarebbe stata riscontrata a carico del militare proprio nell’ambito delle indagini fatte su Caviti. Per questo secondo militare è stato firmato l’avviso di conclusione delle indagini.(d.p.)

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