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ELEZIONI PROVINCIA L’AQUILA: FDI CANDIDA CARUSO, GIOVAGNORIO LO SFIDANTE “TRASVERSALE”?

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L’AQUILA – Archiviate le elezioni comunali, è cominciata la corsa per le elezioni provinciali dell’Aquila, fissate per il 18 dicembre prossimo, con cui si dovrà eleggere non solo il presidente, ma anche il nuovo consiglio, con l’allineamento delle due competizioni, finora “sfalsate”.

Nel centrodestra tranne sorprese clamorose sarà ricandidato il presidente uscente, l’avvocato 55enne Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro. Manca solo la comunicazione ufficiale, dopo una riunione dei giorni scorsi di Fratelli d’Italia nel ristorante Magione papale a L’Aquila con la benedizione del presidente della Regione, Marco Marsilio, dell’assessore regionale Guido Liris, e del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, tutti e tre di Fdi, partito a cui Caruso è molto vicino, seppure non abbia tessere in tasca. Ma non c’è però piena compattezza: tra i sindaci presenti più di uno ha fatto il nome di Paolo Federico, primo cittadino di Navelli, anche per rivendicare un presidente dell’area aquilana. E se Forza Italia è per dare l’ok a Caruso, non è detto che altrettanto accada con la Lega, nel pieno di una lotta con Fdi per la supremazia nel centrodestra abruzzese.

Più complessa e intrigante la situazione nel centrosinistra, o meglio nell’area che si contrappone al Caruso bis.

La partita è tutta in salita, visto che per la Provincia, ente degradato a secondo livello dalla legge Delrio del 2015, con deleghe limitate ad edilizia scolastica e viabilità, a votare sono i sindaci e i consiglieri con voto ponderato, e sono di centrodestra i maggiori comuni, con i “pacchetti” di preferenze più consistenti. La vittoria del centrosinistra di  Gianfranco Di Piero a Sulmona, terza città per abitanti della provincia, non è bastata a mutare gli equilibri.

Ecco dunque spuntare l’ipotesi civica: quella della candidatura di Vincenzo Giovagnorio, sindaco appena rieletto di Tagliacozzo, in una corsa contro se stesso, come unico candidato, a cui è bastato superare il quorum.

Suo principale sponsor il sindaco civico di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, e il consigliere provinciale Roberto Giovagnorio, ex vicesindaco di Tagliacozzo. Ipotesi che persuade anche molti primi cittadini del fronte anti-Caruso.

Con il seguente e non peregrino argomento: se si vuole avere una possibilità di vittoria contro l’armata del sindaco di Castel di Sangro, occorre un candidato marsicano e civico, con buone relazioni anche nel centrodestra che amministra nella maggior parte dei comuni popolosi della Marsica e anche dell’intera provincia.

Per Di Pangrazio, ora sindaco “sospeso” a seguito di una sentenza nel processo delle auto blu, relative a fatti del 2014, quando era direttore in Provincia, l’operazione Giovagnorio si inquadra nell’operazione politica lanciata con Abruzzo al centro, che vuole affermarsi soprattutto nell’area marsicana, federando comuni e forze civiche, a costituire un bacino di consenso in vista delle prossime elezioni regionali e politiche.

E Giovagnorio sembra essere la figura giusta: ad appoggiarlo nella sua Tagliacozzo anche esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, come il tesserato Maurizio Di Marco Testa, ex sindaco e fedelissimo del consigliere regionale Mario Quaglieri.

Il tentativo insomma è quello di trasformare la sfida da politica, secondo lo schema classico centrodestra centrosinistra, a geopolitica, area marsicana contro area Peligna e Alto Sangro dove Caruso detta legge ad eccezione di Sulmona, con L’Aquila che si dividerebbe tra i due schieramenti, centrodestra con Caruso, sindaci di centrosinistra con Giovagnorio.

Di Pangrazio era direttore generale molto influente in Provincia e con l’avvento di Caruso è uscito di scena, relegato ad un ruolo di secondo piano. E nonostante che tra i due il rapporto è tutto sommato buono, ora c’è chi assicura che Di Pangrazio voglia prendersi la rivincita. Contando nella sua capacità di giocare su più tavoli, virtù propria anche di Giovagnorio, e in questa battaglia si ritroverebbe con il fratello, Giuseppe Di Pangrazio, ex presidente del consiglio regionale che era stato sospeso dal Pd perché accusato di aver appoggiato il fratello alle elezioni di Avezzano nelle quali il centrosinistra è sceso in campo con l’avvocato Mario Babbo.

Del resto altre alternative non sono all’orizzonte: più volte è stato rivolto dal centrosinistra l’invito a correre a Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie ed ex assessore regionale, ma il diretto interessato non si è detto disponibile, anche perché ambisce piuttosto a prepararsi alla ricandidatura in Regione Abruzzo. Sembra essere tramontata l’ipotesi del sindaco di Acciano, e consigliere provinciale uscente, Fabio Camilli, fedelissimo del consigliere regionale di Io sto con Legnini, Americo Di Benedetto, che è pronto a correre nella primavera prossima come sindaco dell’Aquila.

C’è ancora tempo comunque per colpi di scena, le liste dovranno essere presentate 20 giorni prima della scadenza elettorale: il 29 novembre, accompagnate dalle firme pari almeno al 5% del totale dei votanti, che sono solo i sindaci e consiglieri  provinciali.

Ostacolo per la ricandidatura di Caruso era la legge non scritta secondo la quale la scelta avrebbe dovuto premiare in questo giro l’area aquilana, dopo le presidenze del marsicano Antonio Del Corvo, del peligno Antonio De Crescentiis, e appunto di Caruso.

Si era allora aperta aperta la strada all’ipotesi di Paolo Federico, sindaco di Navelli, nell’area aquilana, commissario della Comunità montana Montagna di L’Aquila ed ex amministratore unico dell’Aquilana società multiservizi (Asm), esponente di Fratelli d’Italia anche lui, come il suo potente mentore, l’assessore regionale a Bilancio e Personale, l’aquilano Guido Liris.

Federico era presente alla riunione che ha dato il via libera a Caruso, assieme  ad altri sindaci, tra cui quello di Celano, Settimio Santilli, che ha un importante pacchetto di voti, uno di quelli che ha fatto il nome di Federico, pur essendo marsicano, come pure il sindaco di Magliano dei Marsi Pasqualino Di Cristofano.

Ma Marsilio, assieme a Biondi e Liris e al coordinatore regionale, Etel Sigismondi, hanno chiuso la partita su Caruso.

Da sottolineare però che non è stato un summit di centrodestra, ma di Fdi. Senza gli alleati della  Lega, Forza Italia e dell’area civica che fa riferimento al vice presidente del consiglio Regionale, Roberto Santangelo.

Forza Italia non  ha nulla in contrario su Caruso. Non si può essere certi invece della posizione che prenderà la Lega, visto lo scontro con Fdi a seguito delle elezioni comunali, la crisi del Carroccio sfociata nell’autosospensione di ben 5 consiglieri regionali, passati al gruppo misto, tra cui l’ex sindaco di Ovindoli, Simone Angelosante, e la sulmonese Antonietta La Porta, in dissenso nei confronti del coordinatore regionale, il deputato Luigi D’Eramo. Il sospetto nella Lega, è che dietro a tramare per indebolire la Lega di gran lunga prima forza in consiglio regionale, ci sia proprio Fratelli d’Italia e il presidente Marsilio, ipotesi che non certo aiuterebbe i salviniani ad accettare in modo entusiasta e senza nulla in cambio l’investitura di Caruso.

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