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Bonifica di Bussi, tocca a Edison: la Cassazione boccia il ricorso 

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La società era stata individuata come unica responsabile del disastro ambientale della maxi discarica Si chiude definitivamente l’iter giudiziario iniziato nel 2018, quando il gruppo si oppose alla Provincia

di Maurizio Cirillo

BUSSI SIL TIRINO. I giudici della Corte di Cassazione scrivono la parola fine alla lunga, intricata e drammatica vicenda della mega discarica di rifiuti tossici e nocivi di Bussi (scoperta nel 2007 dagli uomini della forestale), respingendo l’ultimo ricorso della società Edison che era stata individuata come unica responsabile di quel disastro ambientale. Il ricorso della Edison è stato dichiarato dai giudici romani inammissibile e pertanto alla società adesso non rimane che rimborsare le ingenti somme necessarie per la bonifica del sito, senza possibilità di poter ricorrere ancora alla giustizia. Questo ricorso in Cassazione era l’ultima spiaggia per la Edison: un rimedio straordinario, come ha spiegato l’avvocato Matteo Di Tonno che ha curato gli interessi della Provincia di Pescara: un ricorso piuttosto raro davanti alle sezioni Unite della Cassazione che può esistere soltanto sostenendo che il Consiglio di Stato abbia svolto una non corretta azione giurisdizionale. E naturalmente i giudici romani hanno ritenuto più che corretto il cammino e la sentenza dei colleghi del Consiglio di Stato. Quest’ultimo percorso giudiziario, che si è chiuso ieri a Roma, nasce nel 2018 quando la Provincia di Pescara, all’epoca guidata dal presidente Antonio Di Marco, emette una ordinanza di bonifica contro Edison, individuandola come unica responsabile di quel massiccio inquinamento delle discariche 2A e 2B, che interessa circa 80 mila metri quadrati di terreno con conseguenze pericolose e drammatiche anche per la falda acquifera e non solo. L’ordinanza viene impugnata prima davanti al Tar di Pescara, che dà torto ad Edison, e poi anche al Consiglio di Stato che conferma la decisione del Tar. A questo punto, l’ultima spiaggia per la società inquinante era soltanto quella di ipotizzare un comportamento non corretto da parte dei giudici del Consiglio di Stato, sostenendo che gli stessi non avrebbero tenuto conto di una sentenza dello stesso Consiglio di Stato che avrebbe esonerato la società da ogni responsabilità.

Il legale della Provincia ha invece sostenuto, davanti ai giudici della Corte di Cassazione, che quella ricostruzione fatta da Edison non era corretta e che comunque la situazione andava calata nella realtà di Bussi. «La Corte di Cassazione», ha commentato l’avvocato Matteo Di Tonno, «ha confermato la correttezza operativa della Provincia di Pescara nel processo di individuazione di Edison come responsabile dell’inquinamento di Bussi. Non solo, ma i giudici hanno ritenuto corretto anche l’operato della giustizia amministrativa: prima del Tar di Pescara e poi del Consiglio di Stato, ed ha respinto, in maniera secca e netta, le lamentele di Edison».

Come si diceva per la società responsabile dell’inquinamento il ricorso in Cassazione era l’ultima possibilità: adesso non ha più strumenti per ritardare la bonifica del sito. Quello della discarica di rifiuti tossici e nocivi, ritenuta la più grande d’Europa, è stato un cammino lungo e pieno di ostacoli per quanti si sono battuti per quel territorio: oltre alla Regione, alla Provincia, al ministero per l’Ambiente, all’Arta, un ruolo di primo piano spetta anche al Forum H2O che si è sempre speso per la bonifica di quel sito.

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