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I TENTACOLI DEL CLAN FASCIANI IN ABRUZZO, SEQUESTRATI IMMOBILI ANCHE A CAPISTRELLO

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L’AQUILA – Il famigerato clan Fasciani, con fondatore Carmine F 70 anni, nato a Capistrello, in provincia dell’Aquila e signore di Ostia, aveva investano nel suo paese d’organi i proventi delle attività illecite, con l’acquisto di appartamenti

Emerge dalle carte dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza che hanno eseguito ieri il decreto di confisca di beni – emesso dalla Corte di Appello di Roma e divenuto definitivo a seguito del rigetto da parte della Corte di Cassazione dei ricorsi presentati – del patrimonio, per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro, di esponenti di spicco del clan che per anni ha gestito lo spaccio di droga e le estorsioni sul litorale romano. Il provvedimento conferma le precedenti decisioni adottate dalla sezione specializzata Misure di Prevenzione del tribunale capitolino, che, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, aveva disposto dapprima il sequestro, nel 2016, e poi la confisca di primo grado, nel 2018, dell’ingente patrimonio mobiliare, immobiliare e societario riconducibile al sodalizio criminale operante nel litorale romano.

Gli accertamenti svolti Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sono stati incentrati sui vertici del clan, gravati da precedenti per fatti di estorsione, usura, traffico di droga e intestazione fittizia di beni, nonché sui membri dei rispettivi nuclei familiari e hanno valorizzato le risultanze di precedenti operazioni di polizia ai fini dell’aggressione patrimoniale.

All’esito delle investigazioni è emerso che i rilevanti investimenti effettuati nel tempo – tra cui un noto stabilimento balneare e varie imprese attive nel settore dei prodotti da forno – non trovavano copertura con i modesti redditi dichiarati dal boss Carmine Fasciani, dal fratello Terenzio e dai loro familiari.

È stato altresì rilevato come, dopo i primi provvedimenti giudiziari emessi nei loro confronti, fosse stato adottato un complesso e articolato reticolo societario per schermare la riconducibilità delle attività commerciali dietro persone di fiducia, che fungevano, però, da compiacenti “prestanome”.

Al termine dell’intero iter processuale, è stata quindi disposta, sulla base della normativa prevista dal “Codice Antimafia”, la definitiva apprensione al patrimonio dello Stato dell’intero compendio aziendale di 7 società e 1 ditta individuale, operanti per lo più ad Ostia nella gestione di forni, bar, ristoranti e stabilimenti balneari, 12 immobili, tra appartamenti e locali commerciali siti a Ostia e Capistrello, e 1 terreno, nonché disponibilità finanziarie su rapporti bancari e postali.

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