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«Con la Dad torna l’incubo» 

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La testimonianza di due studentesse alle prese con le lezioni da casa

PESCARA. Non se l’aspettavano di tornnare a fare lezione da casa. Per i ragazzi che durante l’estate hanno ripreso a vivere fuori, forti (la maggior parte) dei vaccini fatti e di un lockdown lontano come un incubo notturno al risveglio, sono giorni di stress e angoscia. Ritrovarsi sospesi nella didattica a distanza che scompagina giornate e umori li ha riproiettati in una dimensione di angoscia e tristezza che pensavano superata. Lo raccontano alcuni di loro, protagonisti in questi giorni di una delle tante “sospensioni cautelative” avviate dalle scuole di fronte a casi di Covid tra insegnanti e alunni.

«Tornare in Dad», racconta Chiara, 17 anni, «ha risvegliato i brutti ricordi dei lunghi mesi in cui siamo stati costretti a vivere chiusi in casa, lontano dai nostri amici e dalle nostre abitudini. Nuovamente dalla quotidianità scolastica, fatta non solo di lezioni ma anche di chiacchiere e risate, ci siamo ritrovati a dover trascorrere sei interminabili ore davanti ad un computer. Sono stanca e frustrata: non ho più certezze e anche il normale trascorrere del mio ultimo anno di liceo è messo a rischio. Spero che presto si riuscirà a ritrovare la normalità di un tempo», si augura la ragazza, «per poter, come è giusto che sia, terminare il percorso scolastico a fianco dei miei compagni di classe».

Dello stesso tenore lo stato d’animo che svela Marta, in dad da alcuni giorni: «Passato l’anno e mezzo di dad, che ci aveva ridotti a uno stato di mollezza, inerzia e precarietà, ricominciare tutto da capo sembra un incubo senza fine. Bastano due, tre giorni di nuovo a casa per risvegliare tutte le paure, le insicurezze, le ansie da cui effettivamente non siamo ancora guariti e chissà quanto ancora ci vorrà. La dad non è mai stata e mai sarà una nuova normalità a cui ci si possa abituare. Non ha niente di normale, ha molto di dannoso. È stato importante conoscerla», racconta la studentessa di 17 anni, per capire quanto sia importante starne lontano. La didattica a distanza ha fatto capire alla nostra generazione, abituata a vivere attraverso uno schermo, cosa voglia dire non poterne uscire più. Vuol dire distacco dalla realtà e disabitudine alla gestione di questa e delle sue variabili, vuol dire solitudine e chiusura in se stessi. Noi che ci dovremmo conoscere attraverso il mondo e gli altri, vuol dire alzarsi la mattina e sentirsi senza forze per affrontare il niente, vuol dire dimenticare cosa voglia dire vivere davvero. La situazione è complessa e la dad continuerà a essere un mezzo utile per affrontarla dove ce ne sia bisogno, ma è importante ricordare che di normale non ha niente e di dannoso, invece, ha tantissimo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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