cronaca

Bimbi adottati ma bloccati in Cina Le famiglie chiedono aiuto al Papa 

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Sono 35 le coppie, tra cui i coniugi avezzanesi Lino Mascitti e Loredana Di Pizio, in attesa dei piccoli Così dopo due anni di sconforto si sono rivolti alla Santa Sede che ha promesso di occuparsi del caso

di Nino Motta

AVEZZANO. Le 35 famiglie italiane, tra cui i coniugi avezzanesi, Lino Mascitti e Loredana Di Pizio, che da due anni attendono il visto per recarsi in Cina e potere finalmente abbracciare e riportare a casa quel figlio tanto desiderato, le hanno provate proprio tutte, ma senza successo.

È rimasta loro solo una speranza: chiedere l’aiuto di Papa Francesco. E il loro grido di dolore non è rimasto inascoltato. A stretto giro di posta, infatti, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, ha inviato alle famiglie una lunga lettera. In essa vengono comprese le «rigorose e restrittive misure» adottate dalla Cina per combattere la pandemia e la preoccupazione delle autorità per quei bambini cinesi, adottati da coppie straniere, che «potrebbero essere portati in Paesi considerati, al momento, poco sicuri». La Santa Sede comunque ha assicurato alle famiglie, che vivono nell’angoscia, che il loro caso «verrà sollevato nei contatti con la Cina».

«Cari genitori», conclude la lettera del Segretario di Stato di Sua Santità, «vi sarò personalmente vicino, pregherò costantemente per voi e vi incoraggio a non perdere la speranza». Che sia questa, la volta buona? La lettera della Santa Sede è stata recapitata alle famiglie interessate quasi contemporaneamente all’ultimo incontro, avuto da una loro delegazione, con il vice presidente della Commissione per le adozioni internazionali, Vincenzo Starita.

«Starita, che abbiamo incontrato già altre volte», afferma Loredana di Pizio, «ci ha ripetuto che farà tutto il possibile, prospettando la nostra situazione alla omologa corrispondente autorità cinese. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per la prima volta, dopo due anni, sembra aver parlato, nel corso del recente G20, del nostro problema con chi di competenza. L’esito del colloquio si potrebbe sintetizzare in due righe: la Cina conferma la sua volontà di tenere sospese le adozioni fino a quando la pandemia non sarà sotto controllo a livello globale. Quindi la data resta al momentio sconosciuta, non prevedibile. Come dire che il periodo di ulteriore attesa non può essere quantificabile».

Dal ministro Di Maio le famiglie si sarebbero invece aspettate l’avvio di un serrato confronto diplomatico con la Cina per fare ottenere loro il visto di ingresso in quel Paese. Questi due anni per Lino Mascitti e Loredana Di Pizio, come per le altre 34 famiglie, sono stati un calvario. E nessuno sa quando potrà finire.

Il 12 dicembre 2019 i due coniugi, dopo tre anni, erano riusciti ad adottare un bambino in Cina: era il sogno di una vita che si avverava.

Già vedevano quel bambino, al quale hanno dato il nome di Mattia, che a marzo ha compiuto tre anni, correre e giocare per casa. Sarebbe stata questione di qualche mese, pensavano Loredana e Lino: il tempo di ricevere dall’autorità cinesi l’autorizzazione di andare a prendersi Mattia, che in ebraico vuol dire “dono di Dio”, e portarlo a casa, dove gli avevano già preparato la cameretta.

Ma il loro sogno si è infranto contro lo scoppio del Covid-19 prima e l’insensibilità delle Istituzioni dopo.

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