cronaca

In salvo a Lampedusa i 75 migranti del barcone disperso nel Mediterraneo

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Sono in salvo i 75 migranti avvistati giovedì al largo di Lampedusa e di cui si erano perse le tracce nei giorni successivi. Dopo quattro giorni in mare senza né acqua né cibo, sono stati recuperati da una nave della guardia costiera e hanno raggiunto Lampedusa. “Felici che queste persone siano state tratte in salvo, inaccettabile che ci sia voluto così tanto”, twitta l’ong tedesca Sea Watch, la cui nave è in missione nel Mediterraneo.

A bordo ci sono 193 naufraghi salvati nel corso di diversi interventi. L’ultimo, meno di 24 ore fa, quando l’equipaggio è riuscito a raggiungere 73 persone che navigavano con difficoltà al largo della Libia a bordo di un gommone già sgonfio. Nei giorni scorsi erano state invece soccorse 90 persone che viaggiavano su un vecchio gommone, malandato e stracarico, avvistate dall’aereo di ricognizione Seabird. “Altre sei persone – informano da Sea Watch – erano invece a bordo di una motovedetta della cosiddetta guardia costiera libica, che le aveva intercettate illegalmente e si è poi pericolosamente avvicinata a Sea Watch4 durante il soccorso. Si sono buttate in acqua nel panico e sono state salvate dal nostro equipaggio”.

Adesso sono tutti a bordo. Molti sono bambini e ragazzi, ci sono diverse donne incinte, e tutti sono provati. “Hanno bisogno al più presto di un porto sicuro in cui potere sbarcare”, è l’appello lanciato ieri dall’equipaggio. Al momento, nessuno ha risposto.

La nave Dattilo della Guardia costiera ha soccorso ieri sera altri 350 migranti che viaggiavano a bordo di un barcone strapieno e ha raggiunto stamattina Porto Empedocle.

Non ci sono invece ancora dettagli sulla nuova strage nel Mediterraneo rivelata ieri dalla sezione libica dell’Oim, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni. Secondo 15 sopravvissuti, salvati dai pescatori e portati a Zwara, più di 75 migranti sono annegati mercoledì scorso di fronte alle coste della Libia. “Quest’ultima tragedia – sottolineano da Oim – porta il numero di vite perse nel Mediterraneo centrale quest’anno a oltre 1.300”.

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