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REATI AMBIENTALI, SPICCA IN ITALIA PROVINCIA DI PESCARA, IL COVID NON FERMA LE ECOMAFIE

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PESCARA – In base ai dati forniti dalle forze dell’ordine e della capitaneria di porto la provincia di Pescara, con 510 reati nel corso del 2020, è settima in Italia, su 110 provincie per bracconaggio e pesca di frodo, e 13esima  nella classifica assoluta, nella non edificante classifica redatta da Legambiente del rapporto Ecomafia, dove l’Abruzzo si colloca al decimo posto sulle 20 regioni italiane.

Il rapporto sull’entità della criminalità ambientale tiene conto dei reati, in cui anche le mafie  sguazzano, dell’abusivismo edilizio e del ciclo del cemento, del traffico illecito dei rifiuti, delle discariche abusive, degli incendi dolosi, dei reati con vittime la flora e la fauna, come il tagli abusivo di boschi e il bracconaggio,.

Ebbene  2020 segnato dalla pandemia, e dai prolungati lockdown, sono stati accertati in media 95 reati ambientali al giorno: nonostante la flessione dei controlli effettuati (-17%), toccano quota 34.867 (+0,6% rispetto al 2019), con una media di 4 ogni ora. Il numero maggiore riguarda i settori del cemento e dei rifiuti, che però sono in calo, mentre è codice rosso per l’aumento di reati contro boschi e fauna.

“Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro, a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingentissime risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”, scrive il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, nell’introduzione al Rapporto.

Per questo, aggiunge, “va scongiurato in ogni modo il rischio di infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese”.

Vediamo dunque i dati più nel dettaglio.

In provincia di Pescara le persone denunciate su 510 reati sono state 462 e i sequestri 286.

A seguire in Abruzzo la provincia di Chieti, con 230 reati, 245 persone denunciate e 54 sequestri,


la provincia dell’Aquila, con 186 reati, 118 persone denunciate e 58 sequestri, infine la provincia di Teramo con solo 109 reati, 215 denunce e 30 sequestri.

In totale in Abruzzo i reati sono stati 1.211, il 3,5% del totale nazionale con 1185 denunce 430 sequestri e nessun arresto.

A livello regionale, nella classifica generale a spiccare è la Campania con 5.457 reati, 4.885 denunce, 15,7% del totale, a seguire la Sicilia, con 4.245 reati, il 12,2%, e 3782 denunce. Terza la Puglia, con 3.734 reati, il 10,7%, e 3.230 denuncia.

In Italia i reati sono stati 34.867 le persone denunciate 33.620 le persone arrestate ben 329 di cui 62 in Lombardia, 50 in Campania, 45 in Sicilia, 40 nel Lazio, 24 in Calabria e 15 in Puglia.

A livello provinciale il numero maggiore di reati si sono consumati in quella di Napoli, seguita da Roma, Bari, Palermo, Salerno, Cosenza, Reggio Calabria, Catania, Avellino, Potenza, Caserta Foggia e poi appunto Pescara.

La provincia di Chieti  si scopre poi, andando a vedere l’illegalità nel ciclo del cemento, ovvero sostanzialmente le costruzioni abusive, è 19esima in Italia, con 97 reati e 145 denunce, in una classifica dove l’Abruzzo è decimo con 402 reati.

Per quanto riguarda i reati del ciclo del cemento a Pescare si sono registrati 61 reati, e 54 denunce, in provincia dell’Aquila 55 reati 44 denunce, in provincia di Teramo 33 reati e 158 denunce.

Altro focus è quello sul ciclo dei rifiuti, ovvero del traffico illecito di immondizia, che viene spesso occultata sotto terra o in fabbriche abbandonate ed altri siti. Una delle attività più lucrose per la criminalità organizzata, come dimostrato da moltissime inchieste.

Intanto una buona notizia è che nel 2020 i reati in Italia sono stati 8.313 in calo rispetto al 2019 del 12,7%.  Enorme il valore economico del sequestro e delle sanzioni che sfiorano il miliardo di euro.

L’Abruzzo sembra essere al riparo da questo drammatico fenomeno, rispetto ad altre regioni, essendo al tredicesimo posto con 216 reati accertati, il 2,6% del totale, e con 224 denunce.

A spiccare ancora una volta la Campania con 2.054 reati e 17 arresti. a seguire il Lazio, la Puglia, la Lombardia e il Piemonte.

Per quanto riguarda la tipologia di rifiuti sequestrati sono in prevalenza quelli industriali, metalli pesanti, fanghi di depurazione, rifiuti speciali come inerti e amianto, e ancora plastica e compost contaminato.

In Abruzzo a livello  provinciale, spicca la provincia di Chieti con 70 reati, a seguire quella di L’Aquila con 54, la provincia di Pescara con 49, provincia di Teramo con 38 reati.

Deve invece deve destare preoccupazione, per quanto riguarda l’Abruzzo, è la categoria dei reati “contro la fauna sulla terraferma e a mare”, ovvero essenzialmente il bracconaggio e la pesca di frodo, banche commercio di fauna protetta maltrattamento degli animali randagismo, illeciti relativi ai pascoli.

La regione con tre Parchi nazionali e uno regionale è settima in Italia con 466 reati, il 5,7% del totale, in una classifica dove primeggia la Sicilia, seguita da Puglia, Campania, Lazio, Calabria e Toscana.

A livello provinciale Pescara è settima con 377 reati, e sul poco invidiabile podio troviamo le province di Bari, di Palermo e di Roma.

Per quanto riguarda le altre province abruzzesi la situazione sembra essere abbastanza contenuta: 39 reati in provincia dell’Aquila 25 in provincia di Chieti 22 in provincia di Teramo in un anno.

Per Legambiente, per contrastare i reati ambientali, sono  urgenti alcuni provvedimenti legislativi.

Ad esempio, completare l’iter di approvazione della legge di riforma costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione, grazie alla quale vengono sanciti principi fondamentali di tutela dell’ambiente e degli animali, insieme al rispetto della salute e dell’ambiente nello sviluppo di qualsiasi attività d’impresa”.

E ancora, occorre inserire, con il primo provvedimento utile, “i delitti ambientali previsti dal Titolo VI-bis del Codice penale e il delitto di incendio boschivo (423-bis), considerata la loro gravità e complessità, tra quelli per cui non scatta alcun automatismo in materia di improcedibilità; ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’articolo 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi di mancata esecuzione da parte dei comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi; approvare il disegno di legge contro le agromafie, licenziato dal governo nel febbraio del 2020 e ancora fermo alla Camera”.

Infine “approvare il disegno di legge contro chi saccheggia il patrimonio culturale, archeologico e artistico del nostro paese, approvato nell’ottobre del 2018 alla Camera e ancora fermo al Senato”, “rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge 68/2015 sia in quella che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente; emanare, da parte del ministero della Transizione ecologica, i decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (ancora non pubblicati) e prevedere incrementi di organico per il Sistema nell’ambito del reclutamento di nuovo personale a cui affidare i controlli sulle opere da realizzare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Inasprire le sanzioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, innalzando le pene da 3 a 8 anni (10 nel caso di rifiuti radioattivi) e introdurre nuove sanzioni penali in materia di smaltimento illecito di rifiuti.

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