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Francavilla, maxi debito del pub cancellato 

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La Cassazione: i gestori del Siren’s corner non devono pagare i 100mila euro dell’aumento del canone

FRANCAVILLA. La Corte di Cassazione cancella il presunto debito del Siren’s Corner, ma lo storico pub di Francavilla non riaprirà. Nuovo capitolo della vicenda che aveva portato alla chiusura del locale lo scorso gennaio, dopo 25 anni di attività. La gestione del Siren’s, complice anche l’arrivo della pandemia, era stata costretta a staccare la spina a fronte di un presunto debito di oltre 100mila euro accumulato nei confronti del titolare delle mura, debito che adesso la Suprema corte ha cancellato. Come ricostruito dalla titolare Manuela Rapino, assistita dagli avvocati Antonio Luciani e Marco De Merolis, tra la gestione e la proprietà era nata una discussione per l’aumento del canone di locazione, con la prima che avrebbe voluto il mantenimento dei 9mila e 800 euro ogni 3 mesi, e il secondo che chiedeva un aumento in virtù del rinnovo.

In prima istanza il tribunale di Chieti aveva accolto la tesi del Siren’s Corner, ma nel grado di giudizio successivo la Corte d’Appello dell’Aquila aveva ribaltato il verdetto, condannando il locale al pagamento di oltre 100mila euro.

Una pronuncia che ha messo la parola fine a un’attività divenuta nel tempo un punto di riferimento per tutti i francavillesi. Tuttavia, nonostante non ci fossero più speranze per la ripartenza del pub, i gestori hanno deciso di ricorrere in Cassazione, anche per evitare la dichiarazione di fallimento. E i giudici del tribunale supremo hanno accolto le tesi difensive, sostenendo che «in tema di locazione, non è sufficiente…la variazione della misura del canone o del termine di scadenza…essendo invece necessario…che ricorrano gli elementi dell’animus e della causa novandi». Di fatto, la Suprema corte non ha ritenuto valide le motivazioni addotte dal proprietario dietro la richiesta di un aumento del canone. «Oggi posso affermare ad alta voce che il Siren’s Corner è stato dichiarato sulla base di un credito inesistente nato da pretese illegittime», dice la Rapino. «Ho già presentato istanza per la revoca del fallimento e i miei legali sono molto fiduciosi sul suo accoglimento. La giustizia mi ha già procurato un rilevante danno e spero che sia finita qui. È mia intenzione agire per vedere risarciti tutti i danni subiti e per ottenere il rispetto dei miei diritti di imprenditrice».

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