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ISS: SENZA VACCINI MOLTI PIU’ RICOVERI E DECESSI. BRUCCHI, “SUPER GREEN PASS NON E’ COERCIZIONE”

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TERAMO – “La situazione in Abruzzo in termini di contagi e ricoveri ricalca esattamente quella fotografata a livello nazionale dall’Istituto superiore della sanità: chi non è vaccinato rischia di gran lunga di più di andare a finire in terapia intensiva e i vaccinati hanno al contrario sintomi molto più leggeri, anche se si contagiano. Una ragione in più per accelerare con le terze dosi di vaccino, senza se e senza ma, non abbiamo ad oggi alternative per uscire dal tunnel della pandemia”.

Nelle ore in cui il governo ha varato il Green pass con ulteriori limitazioni per chi non ha avuto dosi di vaccino, a prescindere dai tamponi effettuati, a parlare è Maurizio Brucchi, referente regionale della campagna vaccinale, medico senologo all’ospedale di Teramo, città di cui è stato sindaco.

Lo studio a cui Brucchi si riferisce è quello che, riportato qui di seguito,  attesta che la probabilità di infettarsi, essere ricoverato, finire in terapia intensiva o morire per covid-19 è decisamente più alta per le persone non vaccinate. Studio che non ha fatto altro che aggregare dal 22 ottobre al 22 novembre i dati che sono arrivati da tutte le Asl e ospedali italiani, certificati da migliaia di medici.

Nello specifico, i decessi dei non vaccinati sono 64,9 ogni 100mila persone per gli over 80, contro  7,1 vaccinati entro sei mesi. ogni 100mila persone.

Le infezioni colpiscono 700 persone su 100mila tra i vaccinati, ad eccezione di 531,6 su 100mila nella fascia di età tra 60 e 79 anni. Invece per i vaccinati entro sei mesi, la quota di infettati ogni 100mila non supera mai le 200 unità, in tutte le fasce di età.

Tra i non vaccinati le ospedalizzazioni variano da 13,2 ogni 100mila abitanti, tra i 12 e 39 anni, e arrivano a 218 tra gli over 80. Mentre tra i vaccinati entro sei mesi il ricovero varia dallo 0,8 persone ogni 100mila nella fascia di età 19-39 anni, al 30,4 per gli over 80.

I ricoveri in terapia intensiva dei non vaccinati raggiungono 18,5 persone ogni 100mila tra i 60 e 79 anni, mentre tra i vaccinati a sei mesi il picco massimo è 1,8 persone per gli over 80, ed è vicino allo zero per tutte le altre fasce di età.

Lo studio purtroppo dimostra che per i vaccinati da oltre sei mesi, l’efficacia della protezione cala, e aumentano le percentuali di persone contagiate, ospedalizzate e anche i decessi.

Lo studio fa chiarezza anche su un aspetto su cui sguazza la propaganda e la disinformazione no​ ​vax: quando si vanno a contare i nuovi contagi, le ospedalizzazioni tra vaccinati e non vaccinati possono essere numericamente equivalenti, e la conclusione è che “i vaccini non servono, tanto in ospedale vai lo stesso”. Nulla di più sbagliato: siamo di fronte​ al cosiddetto “effetto paradosso”, che è poi l’abc della scienza statistica. ​Per esemplificare: in base ai numeri aggiornati, dal 7 ottobre al 7 novembre, gli ospedalizzati non vaccinati sono 3.220, quelli vaccinati 3.061. Ma la differenza sostanziale è che i primi, i non vaccinati lo sono su una platea di 7,8 milioni, i secondi, i vaccinati, su una platea di ben 45 milioni. Dunque la probabilità di essere ricoverato, se si guarda al totale della platea interessata, è enormemente maggiore per i non vaccinati.

Ecco perché  correttamente l’Iss considera il numero di contagiati, ospedalizzati e deceduti su 100mila persone, e non il numero assoluto, per affrontar​e​ in modo omogeneo​​ due coorti di popolazione, i vaccinati e i non vaccinati, che sono disomogenee.

Brucchi si dice assolutamente favorevole al super green pass, spiegando che “basta vedere cosa accade in altri Paesi dove la campagna vaccinale in forte ritardo, a differenza dell’Italia, e dove gli ospedali stanno tornando al collasso. E’ una misura che non va vista come una coercizione, ma come un forte stimolo a tutelare le persone, salvare vite umane, e anche la vita sociale ed economica”.

E numeri alla mano, il referente regionale spiega che anche il green pass non rafforzato ha sortito effetti positivi per quel che riguarda a “invogliare” le persona e a vaccinarsi: per le prime dosi infatti si è tornati a viaggiare sulle 500 dosi al giorno, superando l’86%  della popolazione vaccinabile e arrivando al 79,4% di  completamento del ciclo. Per la terza dose si è al 15%, ma il trend è in crescita.

I militanti no vax,  incalza poi Brucchi, “dovrebbero capire che il problema non è solo l’infezione da covid-19, sono anche tutte le altre patologie, a cominciare dal quelle oncologiche. Se si torna in  ad una fase di emergenza come quella drammatica che abbiamo conosciuto nelle precedenti ondate, subiranno pesantissime ripercussioni anche tutte le altre terapie e prestazioni, a causa degli ospedali intasati e in affanno, del personale sanitario concentrato esclusivamente sul fronte della pandemia, della ritrosia delle persone a curarsi”

Da senologo spiega ancora più chiaramente Brucchi, “stiamo constatando che i tumori al seno che diagnostichiamo hanno dimensioni molto superiori rispetto a quelle degli anni precedenti, e questo comporta l’asportazione chirurgica della mammella, aumenta il rischio di non poter curare la malattia. E questo perché a causa del covid sono diminuiti per non dire crollati gli screening e visite di controllo”

FOCUS RAPPORTO ISS

Nuove infezioni tra i non vaccinati

Il tasso per 100.000 persone non vaccinate sfiora i 700 casi in quasi tutte le fasce di età, tranne in quella tra i 60 e i 79 anni che risulta comunque sempre molto elevato (531,6).

Nuove infezioni tra i vaccinati a ciclo completo nei primi sei mesi. 

Il tasso più alto tra queste persone è di 174,6 per 100.000 nella fascia di età 40-59 anni e comunque resta sempre abbondantemente sotto i 200 casi in tutte le classi di età.

Nuove infezioni tra i vaccinati a ciclo completo dopo sei mesi. 

In questo caso i tassi crescono ma non superano i 339,2 per 100.000 registrati nella fascia di età 12-39 anni.

Ospedalizzazioni non vaccinati

Il tasso di ricovero per le persone non vaccinate varia dalle 13,1 persone ogni 100.000 nella fascia di età 12-39 anni al picco di 218,6 ogni 100.000 nella fascia degli over 80.

Ospedalizzazioni tra i vaccinati entro i sei mesi 

In questo caso il tasso varia dallo 0,8 per 100.000 nella fascia di età 12-39 al 30,4 degli over 80.

Ospedalizzazioni tra i vaccinati dopo sei mesi.

Il tasso sale un po’ assestandosi tra il 3,2 per 100.000 nella fascia 12-39 anni e il 37,1 degli over 80, ma come si vede resta molto al di sotto di quello registrato tra i no vax.

Ricovero in Terapia intensiva per i non vaccinati 

Nella fascia di età tra i 60 e i 79 anni ben 18,5 persone su 100.000 non vaccinate necessitano della terapia intensiva. Tassi più bassi invece nelle altre classi di età ma sempre molto più alti di quelli delle persone vaccinate.

Ricovero in terapia intensiva per i vaccinati entro i sei mesi.

Il tasso più alto si registra tra gli over 80 dove 1,8 persone ogni 100.000 rischia il ricovero in terapia intensiva. Tassi 0 o vicino allo 0 per le fasce 12-39 e 40-59 anni.

Ricovero in terapia intensiva per i vaccinati dopo sei mesi. 

Anche in questo i tassi crescono leggermente ma sempre in misura notevolmente inferiore a quelli dei no vax. Il tasso più alto si registra tra i 60-79 anni con 2 ricoveri in TI ogni 100.000.

Decessi non vaccinati

Perdono la vita per il Covid ben 64,9 ultra ottantenni ogni 100.000 non vaccinati. Tassi elevati anche per la fascia di età 60-79 anni con 12,3 decessi ogni 100.000.

Decessi tra i vaccinati entro sei mesi.

Il tasso più elevato si rileva tra gli over 80 con 7,1 decessi ogni 100.000. Nelle altre fasce di età tassi sempre inferiori a 1 o prossimi allo 0.

Decessi tra i vaccinati dopo sei mesi. 

Il tasso più alto tra gli over 80 anche in questo caso, con 10,6 decessi ogni 100.000. Nelle altre fasce di età si registra un tasso di 2 decessi ogni 100.000 nella fascia 60-79 anni e poi tassi vicino allo 0 nelle altre fasce di età.

Come è evidente da questi numeri, si legge nel rapporto, la probabilità di infettarsi, essere ricoverato, finire in terapia intensiva o morire per Covid è decisamente più alta per le persone non vaccinate.

Prendendo a termine di paragone la categoria più fragile, quella degli over 80, un no vax ha quasi 5 volte in più la possibilità di infettarsi rispetto a una persona vaccinata entri i primi sei mesi dalla fine del ciclo vaccinale, più di 7 volte in più quella di finire in ospedale o in terapia intensiva e più di 9 volte in più quella di perdere la vita.

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