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L’Aca: stop all’emergenza idrica  Ma si pensa già al prossimo anno 

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Prima settimana senza interruzioni per migliaia di famiglie. Brandelli: «Al momento la risorsa c’è» Restano le riduzioni di pressione, per non danneggiare le reti. E si punta ad attingere da nuovi siti

di Flavia Buccilli

PESCARA. Stop alle chiusure e alle riduzioni idriche che hanno reso la vita impossibile a migliaia di famiglie e attività, costrette a fare a meno dell’acqua da maggio fino a poche ore fa. L’emergenza idrica della scorsa estate e dell’autunno sembra finita, almeno per il momento, ma il pericolo è sempre dietro l’angolo e comunque la prospettiva a lungo termine è quella di una carenza di risorsa che imporrà di rivedere i consumi. «Stop alle chiusure e alle interruzioni», dice il presidente dell’Aca Giovanna Brandelli, specificando che «non è nulla di definitivo ma al momento la risorsa è adeguata, per il medio termine. Le chiusure disposte negli ultimi mesi, e comunicate di settimana in settimana ai sindaci, sarebbero finite la scorsa settimana se non ci fosse stata l’improvvisa rottura di una tubazione dell’acquedotto Giardino, a Scafa». Solo pochi giorni prima, invece, la torbidità rilevata alla sorgente La Morgia aveva imposto lo stop alla potabilità in 16 comuni della Val Pescara. «L’ideale, a livello di ricarica, sarebbe avere la neve sulla Maiella fino a marzo», dopo anni difficili da questo punto di vista, «ma per il futuro sappiamo già che il 2022 sarà un anno di siccità».

Dopo mesi di stop, «niente riduzioni di portata», quindi: vuol dire che «non sarà diminuita la quantità di acqua immessa nelle reti visto che l’acqua c’è». Restano, invece, «le riduzioni di pressione (cioè la forza con cui l’acqua viene spinta nelle reti) che rientrano in una tecnica di gestione (dal 2016), per un uso corretto delle reti», e per non danneggiarle. E proprio il calo di pressione ha creato problemi a molti, questa estate, e la risposta dell’Aca è stata, spesso e volentieri, che la soluzione alla carenza idrica è l’autoclave.

Anche se la situazione sembra meno pesante, Brandelli fa notare che «ci troviamo ad affrontare e a gestire problemi che non sono stati gestiti in passato, da dieci anni: oggi sono gli stessi di allora e sono diventati di drammatica urgenza». Tra le attività che l’Azienda consortile acquedottistica sta portando avanti c’è la «revisione dei progetti, già messi a punto, per il rifacimento delle reti, tenendo conto dei bandi (per accedere ai fondi del Pnrr) già usciti per il sud. È stata anche promossa una conferenza di servizi con altri enti (Regione, Asl e Arta) per l’acqua del Vomano che non viene usata dal 2012 perché rientra in un sito inquinato che dispone già degli impianti per l’emungimento e la potabilizzazione. Era previsto che in caso di emergenza si usasse, ma non è stato possibile farlo per questo problema e abbiamo potuto utilizzare solo quello di Bussi. Ora abbiamo sollevato la questione del Vomano per capire se va fatto un piano per analizzare la sicurezza dell’acqua. Ad agosto, invece, abbiamo sbloccato la questione del potabilizzatore di Chieti Scalo», che era inutilizzato. Questioni al palo da anni sulle quali Brandelli vuole vederci chiaro, perché «serve una visione globale della risorsa».

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