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Merce contraffatta al mercato: i finanzieri scovano il grossista 

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I militari trovano su una bancarella abiti senza etichetta e risalgono al magazzino di provenienza  Denunciato il fornitore: aveva sostituito i cartellini di 3.700 indumenti, spacciandoli per italiani

PESCARA. Il controllo è cominciato al mercato del lunedì di via Pepe ed è finito nel magazzino di un grossista, in provincia di Chieti, che aveva modificato le etichette dei capi di abbigliamento messi in vendita sulle bancarelle del capoluogo adriatico. Si è conclusa con il sequestro di 3.700 indumenti l’ultima operazione della Guardia di finanza di Pescara contro la contraffazione, «per la salvaguardia della sicurezza e della salute dei consumatori e a tutela del made in Italy». Proprio il grossista è stato denunciato per vendita di prodotti industriali con segni mendaci, che prevede due anni di reclusione e una multa fino a 20mila euro.

Tra le bancarelle del mercato di via Pepe l’attenzione dei finanzieri, impegnati in un servizio di controllo, si è concentrata su un ambulante che esponeva capi di abbigliamento sprovvisti dell’etichetta che riporta il luogo di provenienza e le informazioni sul produttore. Sono scattati gli approfondimenti del caso che hanno portato gli uomini delle Fiamme gialle direttamente al fornitore, un grossista della provincia di Chieti nei cui confronti è scattata una ispezione.

Il controllo ha riguardato merce e documentazione fiscale e ha permesso di ricostruire come sono andate le cose: il grossista ha fatto arrivare dall’estero nel suo magazzino i capi di abbigliamento e poi ha rimosso le etichette che riportavano la provenienza della merce. A quel punto le ha sostituite con altre etichette in grado di trarre in inganno i consumatori, spacciando i prodotti per autentici “made in Italy” pur essendo arrivati nella penisola dall’estero. È finito tutto sequestro, una volta concluso il controllo, e l’importo delle partite sottratte al grossista è di 70 mila euro.

La lotta alla contraffazione è una delle priorità del colonnello Antonio Caputo, alla guida della Guardia di finanza della provincia di Pescara dall’inizio del mese scorso. Un’azione di contrasto finalizzata a garantire «la sicurezza dei consumatori», come ha detto proprio Caputo solo pochi giorni fa al Centro. E il servizio di lunedì, che ha preso il via nel mercato più importante della città, «dimostra ancora una volta l’elevatissima attenzione della Finanza nella lotta ai fenomeni che minacciano l’economia legale, a garanzia del tessuto imprenditoriale sano del Paese e a tutela dei clienti». L’obiettivo è quello di «preservare» i cittadini dall’acquisto di «prodotti non conformi, contribuendo a garantire una protezione efficace dei consumatori». Nello stesso tempo si punta a ristabilire «un mercato competitivo» al cui interno «gli operatori economici onesti possono beneficiare di condizioni eque di concorrenza».

Chi spaccia per “made in Itly” prodotti realizzati altrove lo fa con la consapevolezza che alle filiere produttive nazionali viene riconosciuto «un valore più alto, dal punto di vista della qualità». Per questo c’è chi ritiene «allettante» falsificare i dati sull’origine e/o alla provenienza dei beni da mettere in vendita, spacciandoli per italiani anche se non lo sono, fa presente il comando provinciale ricostruendo l’operazione. La tutela del “made in italy”, aggiungono le Fiamme gialle, ha anche «ha un’altra finalità ed è quella di porre un freno alla massiccia diffusione di forme di delocalizzazione imprenditoriale, che hanno comportato il trasferimento di parte o di interi cicli produttivi dall’Italia in altri paesi». Il comandante provinciale, annunciando controlli costanti su questo fronte, ha chiesto ai consumatori di fare attenzione nelle compere perché risparmiare sugli acquisti e scegliere i prodotti contraffatti può significare rinunciare alla sicurezza.

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