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Coniugi morti nel fiume Orta: a giudizio l’ex direttore del Parco 

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Oremo Di Nino sarà processato il 10 febbraio. Secondo l’accusa, l’Ente non segnalò i pericoli della zona Assolto l’ex sindaco di Caramanico Angelucci: «Sentenza che definisce le competenze dei primi cittadini»

di Maurizio Cirillo

CARAMANICO. Assoluzione per l’ex sindaco del Comune di Caramanico, Simone Angelucci, giudicato con il rito abbreviato e difeso dall’avvocato Guglielmo Marconi; rinvio a giudizio per l’ex direttore del Parco della Maiella, Oremo Di Nino (assistito dall’avvocato Vincenzo Margiotta) che ha invece scelto la via del rito ordinario e che verrà processato il prossimo 10 febbraio. Erano entrambi finiti davanti al gup Nicola Colantonio, che ieri ha definito le rispettive posizioni in base alle loro scelte processuali.

L’accusa contestata dalla procura era di omicidio colposo per la morte di una giovane coppia di Scerni, nel Chietino: i coniugi Paride Pirocchi e Silvia D’Ercole, annegati il primo maggio del 2017 nella zona del Parco denominata Marmitte dei Giganti, nota anche come rapide di Santa Lucia. Una tragedia che si consumò durante una gita, davanti ai figli della coppia: due bimbi che all’epoca avevano 8 e 5 anni. Le parti civili che si erano costituite davanti al gup sono definitivamente uscite all’ultima udienza, dopo una lunga e complessa trattativa con le assicurazioni del Parco e del Comune che hanno trovato un accordo, quantificando un risarcimento complessivo di circa un milione di euro. Estromesse le parti civili, i due imputati hanno operato le loro scelte. Angelucci ha scelto di chiudere il procedimento davanti al gup con il rito abbreviato. Le accuse a loro carico si riferivano al fatto che i due, ognuno per quanto di propria competenza, non avrebbero posto in essere una adeguata segnaletica in un punto ritenuto molto pericoloso in quella zona battuta dai visitatori. Mancavano cartelli che segnalassero i pericoli e le zone da evitare.

Contro di loro hanno pesato le conclusioni cui era giunto il perito della procura, Lino Preziosi, che aveva effettuato una consulenza lungo il percorso incriminato, mettendo in rilievo la mancanza di una cartellonistica adeguata in un luogo pieno di rischi. I due imputati, secondo l’accusa, avrebbero dovuto attivarsi per segnalare ogni possibile pericolo e metterlo in sicurezza. Ma ieri è stata la stessa pubblica accusa, durante il rito abbreviato, a mettere in evidenza il fatto che questa attività sarebbe stata compito dell’Ente Parco, ma non del sindaco Angelucci, per il quale il pm in aula, Marina Tommolini, ha chiesto l’assoluzione. Richiesta sposata in pieno dal giudice Colantonio.

Il problema era che quel percorso sarebbe stato arbitrariamente segnato dai visitatori più o meno esperti, anche con delle frecce e delle indicazioni, che non sarebbero mai state verificate dai responsabili del Parco. Sta di fatto che quel primo maggiola scampagnata della famiglia, con altri amici, si trasformò in una tragedia. Silvia scivolò per prima su un sasso e il marito, prontamente intervenuto per trattenerla, non ce la fece, ed entrambi caddero in acqua finendo nel vortice delle rapide.

«Nel grandissimo rispetto per la drammaticità della vicenda e per la memoria delle vittime», ha commentato al termine della lettura della sentenza Angelucci, «sono contento per me, per quello che ho fatto come sindaco e soprattutto per tutti gli altri sindaci che si stanno chiedendo in questo momento quale è il perimetro delle loro competenze. Ci sono troppi casi di questo genere che vedono coinvolti troppi sindaci in maniera anche impropria. Le responsabilità sono tante, ma spero che questa vicenda aggiunga un tassello in più per capire le competenze dei sindaci in ambiti che non appartengono a loro».

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