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Capodanno, disdette nei locali Boom per il cenone d’asporto 

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Il titolare di New Gilda: in 200 hanno chiamato per annullare la prenotazione, danno da 30mila euro In centro confermata la serata al Bellavista. Le associazioni: servono aiuti economici per ristoratori

di Arianna Iannotti

CHIETI. Fioccano disdette per il cenone di Capodanno e per tanti torna l’asporto per festeggiare in sicurezza il nuovo anno. Doveva essere il Natale della ripresa e, invece, la repentina ripresa dei contagi Covid ha nuovamente imposto uno stop. Qualcuno ha deciso di rimanere chiuso, qualche altro ha rivisto con difficoltà l’intero programma del veglione di Capodanno. È il caso di Arturo Capone che, dopo il Natale saltato al Bellavista, non ci sta a far saltare anche la festa di Capodanno. Non ci sarà più la serata danzante, ma all’ultimo piano del palazzo ex Upim cibo di qualità e musica di sottofondo non mancheranno. «Il decreto festività vieta il ballo in tutta Italia», dice il noto dj e organizzatore di eventi, «ma questo non ferma il nostro Capodanno al ristorante Bellavista che ha come peculiarità principale il gran Cenone, un’esperienza culinaria in un luogo magnifico da cui poter ammirare un panorama stupendo, un cenone elegante curato da Natalino Zaami e dagli chef Alessio Cecchini e Tommaso Gentile». Saltata la festa danzante del dopo-cena, Capone ha fatto scendere anche il costo della serata.

Al ristorante New Gilda di Brecciarola era già tutto sold out, quando sono cominciate ad arrivare le disdette. «Ne sono tantissime», dice l’amministratore Mattia D’Arcangelo, «quasi in 200 hanno chiamato per disdire la prenotazione. Per noi si tratta di una perdita di circa 30mila euro. E questo doveva essere il Natale della ripresa dopo il Covid».

Una marea di prenotazioni annullate anche all’Amadeus: «L’ultimo veglione prima del Covid avevamo 500 coperti, ora ne abbiamo 50», dice il proprietario Maurizio Di Pietrantonio, «il problema è che si è creata una grande confusione a ridosso del Capodanno su come si poteva entrare, se con il tampone o meno. Capiamo l’emergenza in atto, ma forse ci si sarebbe dovuti organizzare con maggiore anticipo, rispetto al decreto che è uscito solo 23 dicembre. Per il 23 dicembre i ristoranti, soprattutto quelli più grandi, si sono già organizzati con il personale e le materie prime. Si doveva agire prima. Paradossalmente, è stato meglio l’anno scorso, quando si sapeva che si doveva rimanere chiusi».

Intervengono anche le associazioni di categoria, preoccupate per gli ultimi sviluppi. «Cancellazioni e disdette, l’intera filiera si è un po’ interrotta», dice la presidente provinciale di Confcommercio Marisa Tiberio, «c’è un intero settore, quello del turismo, dell’accoglienza, del divertimento e della ristorazione che è in ginocchio. Pensiamo ad esempio ai lavoratori del settore della musica e dell’intrattenimento, che con il nuovo divieto sono costretti per un altro Capodanno a non lavorare. Purtroppo i contagi sono ripresi, non possiamo né vogliamo contestare le misure adottate, ma chiediamo al governo sostegni per questa categoria. Anche nel commercio in generale la ripresa della pandemia ha provocato una flessione: la gente ha paura, evita di uscire e mancano le occasioni di incontro. La pandemia non è solo emergenza sanitaria ma anche crisi economica e sociale. Il danno è generale. Speriamo di uscire al più presto da questa condizione, un altro anno così non lo potremo più reggere. Siamo arrivati a un punto di non ritorno».

Anche il direttore di Confartigianato Chieti L’Aquila Daniele Giangiulli lancia l’allarme: «Le imprese sono allo stremo», dice, «a mio avviso il vaccino doveva essere obbligatorio, ma visto che non è stata fatta questa scelta, almeno adesso si limitino i giorni di quarantena per i vaccinati, in modo da non fermare l’economia».

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