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Irpef, verso il taglio delle tasse: ecco chi potrà pagare di meno 

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Le aliquote passano da cinque a quattro, Comuni e Regione dovranno adeguare le addizionali Le detrazioni da lavoro dipendente si azzerano se superano i cinquantamila euro di reddito

Cambia l’Irpef, la tassa sul reddito delle persone fisiche. Lo stabilisce la Manovra 2022. Comuni e Regioni dovranno adeguare le loro addizionali. Nel prossimo anno cambieranno quindi anche le imposte che si applicano al reddito complessivo determinato ai fini Irpef. Dal 1° gennaio 2022 infatti le aliquote Irpef passano da 5 a 4. Nel dettaglio le aliquote saranno del 23% sui redditi fino a 15 mila euro, del 25% sullo scaglione tra 15 mila e 28mila euro, del 35% tra 28 mila e 50 mila e del 43% sui redditi superiori.

Come riporta il Sole 24 ore, l’impianto delle addizionali delle Regioni (qui le aliquote regione per regione) e dei 2.959 comuni che hanno scelto di differenziare le aliquote per fasce di reddito, deve essere armonizzato agli scaglioni previsti a livello nazionale. Il problema è che se a livello nazionale la riforma dell’Irpef è stata accompagnata anche da una revisione delle detrazioni, le riduzioni dell’imposta dovuta, questo non è previsto per le amministrazioni territoriali. Il che può comportare aumenti in termini di tasse da pagare soprattutto per i redditi più alti.

Detrazioni

Il governo in Manovra è intervenuto sulle detrazioni da lavoro dipendente che, ricordiamo, si azzerano oltre 50 mila euro di reddito. Nel dettaglio abbiamo per i redditi fino a 15 mila euro una detrazione pari a 1.880 euro. Mentre per redditi oltre 15 mila euro e fino a 28 mila euro i lavoratori hanno una detrazione-base di 1.910 euro.

A questa cifra si aggiunge un contributo variabile che è massimo (1.190 euro) in caso di reddito di 15 mila euro e gradualmente decresce fino ad annullarsi tanto più il reddito si avvicina a 28 mila euro. Se invece si ha un reddito compreso tra 28 mila euro e fino a 50 mila, la detrazione parte da 1.910 euro e cala al salire del reddito.

Discorso analogo per le pensioni, per cui la detrazione, ad esempio, sale fino a 1.955 euro per i redditi fino a 8.500 euro mentre per i redditi più alti cambiano i parametri di calcolo come riporta Wolters Kluwer. Al di là dei numeri, l’idea alla base della riforma era ed è garantire a tutte le fasce una riduzione d’imposta rispetto ai livelli 2021.

Il futuro delle addizionali

Nelle addizionali le detrazioni però non esistono vengono semplicemente applicate delle aliquote allo scaglione di reddito. Regioni e Comuni hanno peraltro interesse alla conservazione del gettito complessivo precedente. A rischiare di pagare di più sono, in sintesi, i redditi oltre i 50 mila euro. Sia sul fronte dell’Irpef dove non hanno detrazioni — rispetto al 2021 nella fascia 50-55 mila euro si passa da un’aliquota del 38 al 43%, e fra 55 e 75mila il salto è dal 41 al 43% — sia su quello delle addizionali. Con l’accorpamento degli scaglioni infatti per questa fascia di reddito potrebbero essere molto più alte. L’ufficialità però arriverà solo tra diversi mesi. Per adeguare le addizionali al nuovo impianto gli enti hanno tempo fino al 31 marzo.

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