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L’addio della città a Giordano,  chitarrista di Dalla e Antonacci 

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È scomparso ieri all’età di 59 anni per complicanze legate a una patologia che lo affliggeva da anni Lascia la moglie e due figlie. I ricordi di chi gli ha voluto bene. Acerbo: «Era il nostro Jimi Hendrix» 

di Cinzia Cordesco

PESCARA. Era considerato il Jimi Hendrix di Pescara. Indimenticabile quella volta che Paolo Giordano, morto ieri a 59 anni in ospedale, poco dopo mezzogiorno, discese dall’alto del palco compiendo acrobazie aeree su un seggiolino e con la chitarra acustica in mano. Così, con evoluzioni mozzafiato, nel 1992 aprì il tour “Cambio” di Lucio Dalla che lo definì «uno dei migliori chitarristi europei». Si esibì, negli anni, anche con Biagio Antonacci, Alex Britti, Patti Cathcart, Michael Manring, Alex Acuna, collaborazioni di prestigio che lo hanno portato a tenere concerti in Italia, Europa e Stati Uniti. Innovativo, alternativo, moderno, Giordano, insegnante di musica in una scuola privata, è stato maestro nel finger style, primo in Italia a sperimentare il tapping e altre avanzate tecniche di percussione che studiava e ricercava aprendosi al sound di quella terra d’America che tanto amava, fonte di ispirazione, dove avrebbe voluto continuare la carriera, riferisce chi gli è stato sempre vicino. Nel 2008 è stato premiato come miglior chitarrista acustico italiano.

La sua musica si è fermata ieri prima delle 13, insieme al suo cuore virtuoso e generoso, in un reparto del Covid hospital. Lascia la moglie Elisabetta, ematologa all’ospedale pescarese, le figlie Ludovica ed Elena, il fratello Piero, medico a Bologna. Nel 2020, tra febbraio e dicembre, aveva perso gli altri due fratelli, Luigi e Virginia. Anni fa se ne era andata la madre, Antonietta Giuliani, a causa di un incidente, e il papà, con i quali viveva nella residenza di via Milite Ignoto. La data dei funerali non è stata ancora stabilita, considerate le normative sull’emergenza sanitaria. Ma la cerimonia funebre si svolgerà nella chiesa di Sant’Antonio in viale Sabucchi che frequentava con assiduità dopo aver intrapreso un cammino spirituale, diversi anni fa, quando affioravano i primi segni di una patologia contro cui ha sempre combattuto con coraggio e riservatezza. «La sua eccezionale bravura era paragonabile alla sua umiltà» ricorda il cugino Roberto Di Lodovico col quale ha organizzato fino al 2008 l’Acoustic music festival, «sono affranto, ho perso un fratello, la città un artista sensibile e colto. A 13 anni iniziò a strimpellare la chitarra col fratello Piero che aveva un gruppo musicale e da quel momento è scoppiata la passione». Chitarra e sax: con Pierpaolo Pecoriello, docente al conservatorio D’Annunzio, erano «concertini al liceo scientifico Da Vinci e concerti al Kabala». Lo conosco da sempre», rimembra Pecoriello, «un carissimo amico, una bellissima persona. Negli anni ’90 ha avviato un importante cammino di fede, che abbiamo condiviso spesso a Sant’Antonio». Molto addolorato anche l’amico, Francesco Altobelli, chitarrista e titolare dell’etichetta Onde sonore records di Montesilvano, a cui Giordano aveva affidato, per masterizzarli, ore di girato in videocassetta dei sui spettacoli. «Non puntava alla fama, la sua musica era gioia e felicità. Pescara dovrebbe onorarlo con un tributo» è il suggerimento di Altobelli, «mi è stato vicino in un momento di grande difficoltà della mia vita. Della moglie diceva che era il suo angelo». «Era il nostro Jimi Hendrix e lo immagino suonare in cielo con lui», sono le parole di Maurizio Acerbo, «siamo cresciuti insieme tra piazza San Francesco e la palma di piazza Salotto, lui sempre con la chitarra in mano, era appassionato, una enciclopedia musicale vivente. Il maledetto covid si è portato via anche il mio vecchio amico». La cugina, Laura Marchegiani: «Paolo era sempre sorridente, amante del blues, un grande talento che ha precorso i tempi».

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