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“DISCOTECHE CHIUSE, RISTORANTI DANZANTI APERTI”,CLAUS SCHUNCK, “BEFFA CHE UMILIA SETTORE”

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PESCARA – “In queste festività si è un visto un film ampiamente prevedibile: discoteche, già stremate da due anni di emergenza pandemica, rimaste chiuse, e ristoranti e locali aperti improvvisandosi disco & dinner, discoteche a tutti gli effetti.  Feste e veglioni in casali e ville private, senza nessuna cautela e precauzione. Più che al virus, la mazzata  di fine anno è stata data ad un settore già in forte difficoltà”.

L’impietoso bilancio nell’intervista ad Abruzzoweb, è a firma di uno che il popolo della notte lo conosce come pochi altri, Claus Schunck, 49enne, storico e affermato dj pescarese, dal 1983 al 1994 punta di diamante nel palinsesto di radio cittadine come Audio music, Radio Sole e Radio Ketchup, poi dal 1994 dj itinerante che ha fatto ballare e divertire migliaia di giovani e meno giovani, nelle più prestigiose discoteche alle Baleari, a Sharm el-Sheikh e a Ibiza. Da un pò di tempo a questa parte autista di camion, “scelta presa ben prima del covid, perché ero stanco di girare il mondo, e avevo voglia di tornare nella mia Pescara, avevo bisogno di maggiore stabilità, premesso che se c’è l’occasione, torno volentieri in consolle e a farmi qualche bella serata”.

Claus Schunck boccia, e non poteva essere altrimenti, dal suo punto di osservazione, in ogni modo  laico e non partigiano, il decreto legge Festività, varato del governo di Mario Draghi, che ha introdotto una stretta per arginare l’avanzare di Omicron, e dal 25 dicembre fino al 31 gennaio ha disposto la chiusura di discoteche, club e sale da ballo. Un decreto Festività che ha insomma fatto la festa ad un intero settore che occupa circa 200.000 addetti e conta oltre 3.000 imprese, sopravvissute alla meno peggio agli ultimi due anni di pandemia e chiusura, danzando anche loro sul filo del rasoio, per non portare i libri in tribunale.

“Conosco tanti proprietari di sale da ballo e direttori artistici – racconta Claus -, che hanno dovuto chiudere le saracinesche, quando avevano già pianificato le attività di fine anno, e  investito tempo e denaro. Qui sul territorio discoteche ferme dal dopo lookdown sono il Kuttysark di Pescara e Lathenè di Pianella. Altri locali che avevano riaperto recentemente, come Il Magika di Spoltore e  anche il Mega di Pescara, hanno però dovuto ora annullare ogni evento. Luoghi che ho nel cuore, che hanno segnato una epoca, che hanno creato e creano lavoro e indotto, e che rischiano ora di spegnere definitivamente le luci”.

Eppure spiega il dj “la discoteca  è un luogo di ritrovo che può essere gestito in sicurezza,  limitando la capienza,  riservando l’ingresso a chi si è dotato di green pass, effettuando tamponi agli avventori, finalizzando il servizio d’ordine ad evitare assembramenti. Non dico che tutti i locali hanno avuto queste accortezze, ma occorre anche avere fiducia nel senso civico e responsabilità degli operatori seri, e predisporre alla bisogna controlli efficaci”.

Il paradosso però è un altro: di fatto a rimanere chiuse sono quelle attività che risultano all’anagrafe delle imprese come “discoteche, sale da ballo, night-club e simili”, con codice Ateco 93.29.10, per la precisione.

Al contrario, restano aperti ristoranti e locali di somministrazione cibo e bevande, che si propongono di fatto come sale da ballo e discoteche, secondo la formula sempre più diffusa del dinner & dance. Una differenza formale e burocratica che ovviamente per il virus non fa nessuna differenza, nella sua certosina opera di predazione degli umani.

“E’  un vero paradosso – conferma Claus -, in questi giorni ho visto il moltiplicarsi di inviti sui social, e sulle locandine da parte di ristoranti e locali che propongono la formula del mangia e balla, del disco dinner, con tanto di dj set. Ora mi chiedo come sarà possibile fare in modo che le persone restino, come dovrebbe accadere in teoria, ferme a ballare al loro tavolo. Tenuto conto che oramai anche un pinco pallino può improvvisarsi discoteca, senza nessuna professionalità ed esperienza. E poi cosa dovrebbe fare un dj, che è cosa diversa da un fonico, che fa solo messa in onda,  per evitare assembramenti e promiscuità? Mettere la musica sottofondo? È impensabile, fidatevi. Se cìè un dj la gente balla”.

Mentre, si accalora Claus Schunck, “chi ha partorito questa norma, forse ignora che oramai da tempo anche le discoteche classiche si sono adeguate alle nuove tendenze, dotandosi di cucine e chef, e propongono nè più nè meno il dinner & dance, ma loro in quanto risultano formalmente sala da ballo e discoteca,  dovranno restare chiuse, mentre il ristorante di fronte potrà restare aperto, offrendo la medesima serata di cibo e balli. Una situazione che ha il sapore della beffa”.

Infine, non va dimenticato che nel Bel Paese, in ossequio ad una consolidata tradizione, fatto un decreto anti covid, trovato l’inganno.

“Vi assicuro che sono tante le feste organizzate in questi giorni nei casali di campagna, in luoghi che non danno nell’occhio, senza nessun controllo e precauzione anti contagio, con numeri molto considerevoli di partecipanti, arrivati con il passaparola. Come possono le forze dell’ordine impedirlo, del resto, pur volendo? Ricordo che questa estate in Toscana si è svolto più o meno in modo indisturbato per oltre una settimana, un rave con oltre 6mila persone arrivate da tutta Europa”. Questo è accaduto mentre nella sola Toscana 150 imprese, tra discoteche e sale da ballo, con 16mila addetti tra dipendenti fissi, stagionali e indotto, continuavano a restare chiusi, dal lontano febbraio del 2020, ad eccezione di una piccola “finestra”, nell’estate dello stesso anno.

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