cronaca

Nuovo rinvio per l’operaio morto 

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TERAMO. I tempi (lunghi) della giustizia non sono mai quelli della vita reale. E nelle aule di tribunale i rinvii scandiscono un tempo infinito.

Succede nel quotidiano, ma non sempre la ribalta della cronaca li trasforma in casi così come invece è successo per il processo in corso per la morte di Roberto Morelli, camionista di 31 anni di Napoli che nel 2017 venne travolto da una balla di plastica nel piazzale di un’azienda di Castelnuovo Vomano dove era andato a caricare del materiale.

Per quell’infortunio sono imputati in sei in un processo che nei mesi scorsi è finito all’attenzione della ministra della giustizia Marta Cartabia. L’anno scorso, infatti, la ministra ha ricevuto la lettera della mamma della vittima che lamentava i tempi lunghi del procedimento e ha chiamato la donna per esprimerle la sua solidarietà. Il processo, nel frattempo, è arrivato a fine istruttoria con la nomina di un perito da parte del giudice. Ma quel perito ha rinunciato all’incarico e per il procedimento ora è previsto anche un cambio di giudice. Con i tempi destinati inevitabilmente ad allungarsi ancora.

Dice l’avvocato Giorgio Varano che assiste i familiari della vittima (la mamma e i cinque fratelli): «Aspettiamo di conoscere formalmente del cambio di giudice per valutare».

Nel processo in corso a cinque dei sei imputati (uno ha scelto il rito abbreviato) sono stati ascoltati svariati testi e al termine dell’istruttoria dibattimentale il tribunale ha disposto una perizia per ricostruire alcuni passaggi della dinamica, ma il professionista individuato ha rinunciato all’incarico. Quindi sarà necessario un nuovo incarico.

«Sono sicura», ha scritto nella sua lettera alla ministra Annunziata Cario, la mamma 75enne di Morelli, «che morirò prima di vedere la fine di questo processo, anche prima della fine del primo grado, chiudendo per sempre gli occhi senza poter sapere come e da chi è stato ucciso mio figlio. Prima di morire vorrei poter andare sulla tomba di mio figlio Roberto per dirgli che la giustizia terrena ha fatto il suo corso».(d.p.)

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