cronaca

Beata Antonia, nuovo sì alla piazza 

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L’AQUILA. Il Comune tira dritto sulla riqualificazione dell’area tra la Beata Antonia e via Sallustio. Nonostante i dissensi di alcuni studiosi della storia della città, l’amministrazione sembra intenzionata a realizzare una piazza al posto dell’edificio più moderno del complesso conventuale, in modo da lasciare “a vista” l’antico chiostro. È stata firmata, infatti, una determina dirigenziale, per la nomina del responsabile unico del procedimento (rup), con tanto di ufficio di supporto, per la realizzazione dei lavori. L’incarico è stato affidato a Roberto Spagnoli “quale professionalità in possesso di elevate competenze”. Ad affiancare il rup sarà “una struttura di supporto, individuata in Fabio Santavicca”.

La determina segue quella di fine 2021, con cui è stato affidato l’incarico di progettazione all’ingegnere Arianna Dari Salisburgo. L’obiettivo è cambiare il volto di via Sallustio. Da qualche mese, infatti, dopo l’abbattimento della parte più “moderna” del convento (che dovrebbe essere ricostruito con i fondi della ricostruzione privata) è stata “svelata” la parte storica dell’edificio e in particolare l’antico chiostro del monastero della Clarisse, che da anni si sono trasferite a Paganica. Proprio per permettere una fruibilità continua del chiostro, al posto dell’edificio abbattuto (che il Comune dovrà indennizzare alla proprietà) dovrebbe nascere una piazza. Perché l’operazione vada a buon fine è anche necessario espropriare il terreno su cui insiste l’edificio. Intanto, l’amministrazione sembra essersi portata avanti. Come chiarito in una delle ultime determine, “l’obiettivo è quello di realizzare un grande spazio aperto mediante la progettazione di una piazza pubblica ponendo particolare attenzione alla realizzazione di un impianto di illuminazione che vada anche a sottolineare la presenza degli elementi architettonici storici, oltre all’inserimento di elementi di arredo urbano e di aree destinate a verde pubblico”. A poco sono valse, dunque, le posizioni critiche degli storici Maurizio D’Antonio (che proprio negli ultimi mesi ha pubblicato un testo sul passato del cosiddetto Vicolaccio, via Sallustio), Vladimiro Placidi e monsignor Orlando Antonini, che ritengono l’operazione poco coerente con la storia dell’edificio e con la natura stessa del chiostro, nato proprio per essere nascosto dalle mura, come suggerisce la sua etimologia (claustrum, in latino “luogo chiuso”).

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