cronaca

‘Devo costituirmi?’ Luca Bizzarri contro il decreto che rende illegale la cannabis legale

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“Questa è un’autodenuncia, aspettando di diventare un delinquente”. Ritorna ad animarsi, nella settimana del via libera della Cassazione al referendum e del (discusso) passaggio in Conferenza Stato-Regioni, il dibattito sulla cannabis e sulla commercializzazione della cannabis light. A riportarlo in vista, con un post sui social, è oggi il volto tv e presidente della Fondazione di Palazzo Ducale di Genova Luca Bizzarri, da sempre impegnato sul tema. L’attore genovese ha pubblicato una sua foto con in mano una confezione di cannabis legale, quella a basso contenuto di Thc, per denunciare gli effetti del decreto che di fatto – e a sorpresa, dopo anni di lavoro – la renderebbe illegale. Facendo saltare per aria “un comparto da 150 milioni, 3mila aziende, 15mila posti di lavoro”.

“La Conferenza Stato-Regioni ha varato un decreto che potrebbe rendere illegale la pianta che ho in mano – si legge nel post di Bizzarri – Si tratta di Cannabis light, una pianta che ha lo stesso effetto drogante della camomilla. L’ho comprata regolarmente, mi è stato fatto uno scontrino, ho pagato con la carta, ci sono aziende italiane che la producono nella più assoluta legalità, sottostando a regole severissime, dando lavoro a decine di migliaia di persone che, come me, presto potrebbero diventare dei delinquenti”.

Venduta in tutti i negozi specializzati, nelle tabaccherie e nei distributori automatici, a rendere sostanzialmente illegale la cannabis light sono state le nuove regole sulla produzione votate lo scorso 12 gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni al tavolo del ministero dell’Agricoltura, che hanno riportato la cannabis a basso contenuto di Thc nella lista delle sostanze stupefacenti. Il decreto fa infatti sottostare la coltivazione delle piante di cannabis – si legge nell’articolo dedicato – “ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale” al cosiddetto Testo unico sugli stupefacenti. A prescindere dalla presenza di sostanze psicoattive e dei limiti della legge. Con la conseguenza che coltivatori e i rivenditori di infiorescenze di cannabis light diventeranno passibili delle stesse sanzioni di chi coltiva senza un’autorizzazione del ministero della Salute.

“In questo modo un’intera filiera rischia di chiudere da un giorno all’altro, la legge italiana con questo decreto ci considera spacciatori veri e propri – interviene Luca Fiorentino, che a Torino gestisce una delle aziende di riferimento del comparto – Se non si corregge in corsa ci aspettiamo sequestri in tutta Italia, subiremo processi e intaseremo i tribunali senza una ragione. Questo passaggio lo vedo come un aiuto alle case farmaceutiche, che diventerebbero le uniche a poter produrre fiori, e un colpo mortale a 3mila imprese, agricole e non solo, che lavorano e investono da anni. Un mercato che se fosse regolarmente adeguato muoverebbe 600 milioni di indotto, 65mila nuovi posti di lavoro, 200 milioni solo di gettito e accise per lo Stato”.

“Chiedo allo Stato, alle forze dell’ordine, cosa devo fare – continua il post di Bizzarri – Costituirmi? Chiedo allo Stato che reato avrei commesso acquistando una pianta secca non dannosa per la mia salute e che non dà nessun tipo di dipendenza, al contrario di molti farmaci regolarmente venduti in farmacia, dei quali in questo periodo di pandemia si riscontra un uso pericoloso. Una sostanza meno pericolosa dell’alcol, il cui abuso crea malattie e morti. Chiedo allo Stato perché si possa liberamente comprare e vendere l’uva, ben più pericolosa della sostanza che ho tra le dita. Questo chiedo, aspettando di diventare un delinquente, aspettando di veder chiudere centinaia di aziende agricole, aspettando di veder vincere gli interessi di chi con le sostanze droganti, quelle vere, ci campa e ci fa campare”.

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