cronaca

IL RUGGITO / Silvio è a Roma. Il primo ad essere chiamato è un teramano

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Rien ne va plus. Eccoci. Non si scherza più. “The king maker” – come lo ha definito La Repubblica – è a Roma. Il passato è passato. O così sembra. Ora è il momento di scegliere e le manovre di Berlusconi – iniziate da fine estate – si sono intensificate.  Rien ne va plus: è l’“operazione Quirinale”.

Tutto si svolge nella nuova residenza del Cavaliere. “Villa grande” già “casa Zeffirelli” che più volte ha aperto le porte dell’abitazione ad artisti e amici, mostrando in questo modo i tanti ricordi della sua lunga e ricca carriera. Pochi sanno che la dimora sull’Appia Antica dopo l’Appia Pignatelli, residenza di papi e principi, dove un tempo erano habitué  divi hollywoodiani e gente come Eduardo De Filippo, Nureyev e Mastroianni, divi del cinema nostrani, Alberto Sordi, Lina Wertmuller, Monica Vitti, e  cantanti, scrittori e drammaturghi di fama mondiale, oggi c’è un ben altro parterre de rois, composto dalla pletora di dignitari forzisti e dai rappresentati del grande centro destra allargato.

Era stata acquistata dal leader di Forza Italia già nel 2001, ma ad abitarci era rimasto il regista. Zeffirelli, infatti, trovatosi ad affrontare dei noti problemi economici, rischiava di essere sfrattato, ma il Cavaliere, dopo aver acquistato l’immobile, ha concesso all’amico  (Senatore di Forza Italia) di restarci gratuitamente fino alla fine dei suoi giorni. La ricordo bene: nascosta nel verde e circondata da vie con nomi che ricordano l’antichità, situata alla fine di un piccolo viale a senso unico con radici che rendono il percorso per raggiungerla non certo dei più semplici. Sulla sinistra, un cartello ‘Attenzione, rispettate i cani’ e poi ancora una piccola viuzza con pietre bianche.  Non il massimo per le rigide auto blindate degli attuali visitatori. Queste vie piene di gatti e di aghi di pino, che hanno i nomi di tribuni e di senatori e lungo le quali, quando non passano automobili, si può credere di trovarsi in una cartolina vecchia di secoli. Via Pomponio Attico, Via Erode, Via Pompeo Licinio, strade porfidate o in terra che aborrono l’asfalto e in cui ci si sorprende di non veder scorrazzare delle bighe. A dieci comodi minuti di macchina da qui c’è la pista dell’aeroporto di Ciampino, comodità assoluta per il Falcon di Silvio.

Arriva Salvini, sente la Meloni, che sente Giovanni Toti, e lui sente tutti, e tutti sembra che vogliano veramente votare Silvio for President. E così ora   in molti sono convinti che col passare dei giorni la sua candidatura stia diventando sempre meno implausibile, pur rimanendo ancora remota.  L’impressione è che Berlusconi si stia spendendo così tanto, e da così tanto tempo, da aver reso rilevante e influente la sua candidatura, che non può più essere ignorata né dai suoi avversari, né tantomeno dai suoi alleati di centrodestra. I quali, finora, non hanno ancora preso una posizione ben definita. Ma, intanto, lui è tornato protagonista. Se gli va bene sarà presidente, se gli va male farà il “king maker”, come ha ipotizzato La Repubblica.

Come già sanno i miei pochi lettori, ultimamente si sta facendo aiutare da Vittorio Sgarbi. Eccoli, seduti  sul divano napoleonico  scorrere l’agenda dello smartphone: “Questo è uno che si vende per poco. Chiamiamolo”. Compone il numero che gli è stato fornito dall’economo dei 5 stelle che provava a recuperare i soldi promessi e non versati.  “Parlo con Bill Capill’ ? – lo liscia Sgarbi con il suo saper fare – Caro, carissimo, con chi stai oggi, ma davero, ma bravo. Ho qui accanto a me il presidente Berlusconi che vorrebbe salutarla”. E l’anima di Bill Capill che in realtà ha sempre amato ed ammirato il cavaliere, e avrebbe voluto essere tanto come lui,   esplode di gioia.  Bill Capill’,  incerto su chi gli diranno di votare per il colle – perché lui da solo sa fare solo le fotocopie –   pensa:  “ Silvio ? E cuanto mi ricapita? Cuà c’è pozzo quadagnare cacche cosa pure io”. “Come sta caro Bill’ Capill’ ?” lo avvolge Silvio. È proprio lui, in persona. Un po’ gli si indurisce Ma poco. E’ che proprio più di così non va.

Caro Bill Capill’….ah! non si chiama Bill Capill ? E come si chiama allora , forse braccetto corto per il fatto che non ha mai pagato un caffè il vita sua ? Mi dicono che lei è specializzato in fotocopie e la chiamavano l’uomo fotocopia. E’ lei vero ?”  Come contraddirlo “ Si Presidente si sogno proprio io. E se pure non ero io se me lo chiede lei io ci divento che in quanto ad avere una identità ci abbio rinunciato da sempre”. “Bravo bravo Bill Capill’  quelli che l’anno votata saranno contenti  che si fa vedere al Bar Giolitti con il mio ex portavoce Giovanni Toti, che ora vuol fare un gruppo con Matteo Renzi e Clemente Mastella. Si, si, saranno proprio contenti. Allora sa cosa fare. Ma cerco per il piatto di lenticchie passi dopo…come no le assicuro che sarà rieletto. Come no.”

Berlusconi ha contattato circa 50 parlamentari: dalla quarta votazione in poi, per una volta nella vita anche Bill Capill’ conterà qualcosa. Per eleggere il nuovo presidente della Repubblica servono 505 voti; a Berlusconi mancano a grandi linee una cinquantina di voti. Proprio quelli che sta cercando di raccogliere in questi giorni sparigliando nel marasma, attraendo una pattuglia di prostitute con promesse di ricandidature e assicurando che con Lui al Colle, Mario Draghi rimarrà al suo posto e la legislatura arriverà a compimento E così grazie anche a qualcuno che sta leggendo Bill Capill’ , a suo tempo, con le nostre tasse prenderà la pensione senza aver mai lavorato.

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