cronaca

Ricordate le 30mila vittime del terremoto di 107 anni fa 

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Commemorazione sul Salviano. Il vescovo: «La vostra tenacia sia da esempio» Messaggio dal sindaco Biondi: «Gli aquilani sono vicini ai fratelli della Marsica»

di Roberto Raschiatore

AVEZZANO. Avezzano e la Marsica rinnovano il loro giorno di dolore collettivo nel ricordo delle oltre 30mila vittime del terremoto del 13 gennaio 1915. Appuntamento commemorato ieri mattina con una cerimonia solenne ai piedi dell’obelisco sul Monte Salviano, opera che domina la città ricostruita. Sono trascorsi 107 anni da quel catastrofico giorno che ha segnato il destino di un popolo. Lo stesso che con tenacia ha ripreso a camminare, come ricorda l’epigrafe in questo luogo della memoria.

«Vogliamo commemorare il tragico evento all’insegna della prudenza per l’emergenza pandemica in atto», le parole del vicesindaco Domenico Di Berardino, «ma i numeri ridotti delle autorità religiose, civili e militari e dei cittadini solitamente presenti, non tolgono nulla alla forza simbolica di questo momento, alla forza d’animo dimostrata allora, alla capacità di reagire alle avversità che possono e devono essere di esempio soprattutto per le giovani generazioni». Parole pronunciate dopo la deposizione della corona di fiori alla base del Memorial. «So cosa significa addormentarsi la sera avendo progetti per il giorno dopo e svegliarsi con la devastazione di un sisma», sottolinea Franca Ferraro, vicario del prefetto dell’Aquila, con un riferimento al sisma del 6 aprile. Don Francesco Tudini, vicario del vescovo Giovanni Massaro, assente perché fermato dal Covid, ha posto l’attenzione sulla «fragilità dell’uomo che deve aiutarci a vivere con umiltà, a stare nella realtà, apprezzando ogni momento e ad allontanare l’orgoglio».

Dopo la benedizione, per onorare la memoria dei caduti sono risuonate le note del Silenzio. Il vescovo Massaro ha inviato un messaggio: «Avrei tanto desiderato esprimere con la presenza i miei sentimenti di vicinanza e solidarietà al popolo della Marsica, dal quale mi sono sentito accolto e voluto bene sin da quando ho fatto il mio ingresso in questo territorio. Lo faccio ugualmente nel chiuso e nel silenzio dell’episcopio, elevando al Signore la preghiera per tutti i marsicani rimasti vittime del terremoto e per il bene di una popolazione forte e tenace che nelle difficoltà è capace, più che mai, di ricompattarsi, unificare le forze e rinvigorire la fiducia in Dio. Dopo il terremoto, un moto di solidarietà e di affetto si strinse intorno alla Marsica lacerata. Importante fu l’azione della Chiesa. In un momento di grave difficoltà, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, ritengo importante evidenziare la tenacia di un popolo che è stato in grado di reagire ad una funesta sciagura collettiva dando vita, pur fra tante difficoltà, ad un progetto di rinascita in grado di riattivare il ritmo normale della vita in un territorio devastato. Oggi quella tenacia, quello spirito di fede e quel senso di solidarietà, rappresentano di certo un patrimonio prezioso a cui attingere per superare con forza l’attuale emergenza sanitaria». Un messaggio è arrivato dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, attraverso i social: «L’Aquila e gli aquilani sono vicini ai fratelli della Marsica che ricordano il 13 gennaio 1915 e il terribile sisma che travolse la loro terra».

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