cronaca

COSA SUCCEDE IN CITTA’ / Il braccio operativo di Giovanni Falcone a Teramo per ricordare la strage di Capaci

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Il generale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini era un giovane comandante della Compagnia CC di Reggio Calabria quando nel 1981  fu chiamato a Palermo che tremava sotto l’assalto degli attentanti della guerra di mafia e dell’assalto allo Stato che lasciava a terra nel 1980 i corpi del generale Dalla Chiesa del Procuratore Chinnici, il Procuratore Costa, il presidente della Regione Piersanti Mattarella,  il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, i poliziotti Montana, Agostino e Cassarà.

Il giovane capitano Angiolo Pellegrini  fu nominato  Comandante della Sezione Anticrimine della Legione CC di Palermo, divenendo uno dei più stretti collaboratori del “Pool antimafia” dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo di Caponnetto, Falcone, Borsellino, Di Lello, Guarnotta,  l’estradazione del pentito Tommaso Buscetta dal Brasile, e dirigendo personalmente le più importanti operazioni nei confronti di “cosa nostra”, tra cui quelle confluite nel maxi processo alla mafia e. Terminando la sua carriera nell’arma come  Capo Centro della DIA di Palermo.

Il generale Pellegrini sarà a Teramo, in piazza Martiri della Libertà, il 23 maggio per ricordare la strage di Capaci nell’ambito delle iniziative  per il XXX anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio organizzate del Premio Borsellino, Associazione naz.le Magistrati e Comune di Teramo.

Il 23 maggio infatti anche la città di Teramo, come tutta Italia si fermerà per  ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e con loro tutte le vittime delle mafie. 30 anni, sono passati da quel 23 maggio del 1992 e ancora necessario  parlare di mafia, di mafiosi, di vittime. Ma non come un ricordo, un fatto di storia. No non è come parlare della 2° Guerra Mondiale, dei campi di concentramento dei nazisti o delle foibe dei comunisti. No, parliamo di mafia, di mafiosi, di vittime come un fatto reale, presente, che si può toccare e vivere ogni giorno, ogni momento. 30  anni sono passati ma cosa è cambiato, ancora abbiamo uomini dello Stato che ci raccontano di lottare la mafia, ma di nascosto fanno affari con la mafia, ci sono cittadini che ancora oggi nel 2022 sono costretti a chiedere “per favore” un lavoro, a chiedere “per favore” un diritto

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