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Spari dalla finestra per fermare la banda che assalta i bancomat: così un 88enne ha ferito il ladro 

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I tre malviventi foggiani davanti al giudice: adesso rischiano maxi condanne Le carte dell’inchiesta svelano che un anziano ha fatto fuoco 2 volte con un fucile 

di Gianluca Lettieri

CHIETI. A 88 anni, ha imbracciato il fucile e, dalla finestra di casa, ha sparato due colpi ferendo al fianco uno dei malviventi che avevano appena seminato il panico in paese sventrando un bancomat con l’esplosivo e rubando 12.000 euro. Le carte dell’inchiesta sulla gang che, lo scorso 9 ottobre, è entrata in azione a Fara San Martino svelano un retroscena rimasto finora inedito: quella notte, un anziano che abita nello stesso palazzo che ospita la banca Bper si è affacciato dalla sua abitazione e ha fatto fuoco, utilizzando un’arma regolarmente detenuta, per bloccare i criminali in fuga. Il processo ai ladri è in corso, con il rito abbreviato, davanti al tribunale di Chieti: il giudice Luca De Ninis ha di recente ordinato nuove acquisizioni, fissando la prossima udienza al 24 maggio. I tre banditi foggiani, scoperti e arrestati dai carabinieri, rischiano maxi condanne, anche se la scelta del rito prevede – in caso di riconosciuta colpevolezza – lo sconto di un terzo della pena: Carlo Grossi, 32 anni, ovvero il ladro rimasto ferito, Girolamo Rondella (35) e Sabri Yermani (29) devono rispondere di concorso in fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo e furto aggravato. Nei mesi successivi in manette è finito anche il basista, Angelo Di Bartolomeo (35), per il quale è stato aperto un altro fascicolo.

LA RICOSTRUZIONE

Alle 2.30 di un sabato d’autunno un boato sveglia gli abitanti del piccolo centro sul versante orientale della Maiella. Il bancomat, in località Paradiso, è appena esploso con la tecnica della marmotta, un manufatto metallico a forma di “T” contenente polvere pirica, la cui estremità viene inserita nella fessura che eroga le banconote. La potenza della carica esplosiva, attivata tramite miccia, è però eccessiva e finisce per sventrare gli uffici della filiale. Un testimone si affaccia dal balcone e vede tre o quattro persone, che parlano in dialetto pugliese, armeggiare sullo sportello automatico, avvolto dal fumo. Davanti alla banca, in mezzo alla carreggiata, è ferma una Panda di colore bianco con le portiere aperte.

GLI SPARI

La stessa scena viene vista da un altro residente, di 88 anni, che però decide di passare all’azione: prende il suo fucile, una doppietta marca Lorenzetti calibro 12, e spara due volte in direzione dei malviventi, mentre questi stanno per risalire sull’auto. L’anziano non si rende conto se quei colpi abbiano raggiunto la macchina o i passeggeri. Non può sapere, il pensionato, che una pallottola ha in realtà colpito il lunotto posteriore destro, ha trapassato la carrozzeria a doppia lamiera del portellone di chiusura del vano portabagagli, superato il battente di chiusura, oltrepassato anche un sedile e ferito al fianco Grossi. Fatto sta che i ladri si allontanano precipitosamente.

IL VIDEO

L’intera sequenza degli eventi viene immortalata da una terza residente, che registra tutto con il cellulare. Già lo stesso giorno del colpo i carabinieri della compagnia di Lanciano, competenti per territorio, hanno in mano le generalità dei banditi, particolare da cui prende il nome l’operazione “One day”. Nell’attività di indagine, condotta dal Nucleo operativo e radiomobile, coadiuvato dalla Sezione rilievi del comando provinciale di Chieti, fondamentali risultano le testimonianze raccolte e le immagini della videosorveglianza, ma anche quelle amatoriali girate dalla residente.

LE TELECAMERE

I militari ripercorrono tutte le possibili vie di fuga della banda, visionando le immagini delle telecamere presenti sul posto e lungo la strada provinciale che, passando per Altino, conduce alla Fondovalle Sangro, e comparandole con quelle dell’istituto di credito. Immagini che immortalano le fattezze fisiche e gli indumenti indossati dai banditi mentre armeggiano vicino al bancomat. Altri video vengono estrapolati dal sistema a circuito chiuso del pronto soccorso di Vasto dove, circa un’ora dopo, i malviventi accompagnano Grossi, colpito al fianco dalla pallottola. I carabinieri individuano il veicolo “pulito”, una Toyota, usato dalla banda per tornare in Puglia, dopo aver abbandonato ad Altino l’auto rubata. E riescono ad estrapolare le immagini di tutti gli occupanti del mezzo.

LA PERQUISIZIONE

Il conducente, Rondella, viene rintracciato dai carabinieri di Cerignola e perquisito: i militari gli trovano alcune banconote da 50 euro macchiate da inchiostro azzurro, provenienti da un altro colpo, i documenti del complice ricoverato all’ospedale di Vasto e una pistola semiautomatica. Nell’auto vengono sequestrati guanti in stoffa e gomma e alcuni indumenti appartenenti allo stesso Grossi. Anche nella Panda, abbandonata e ritrovata il giorno dopo ad Altino, ci sono tracce di sangue ed altri elementi riconducibili ai presunti autori del colpo. Il giudice Andrea Di Berardino, nell’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Marika Ponziani, parla di «organizzazione professionale finalizzata a raggiungere obiettivi remunerativi al costo di ingentissimi danni collaterali (fortunatamente per ora solamente a cose)».

LA DIFESA

I tre imputati sono difesi dagli avvocati Vincenzo Bufano, Vincenzo Desiderio e Vincenzo Schiavone.

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