cronaca

Causò la morte di un’insegnante:  2 anni di carcere all’automobilista 

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Lo schianto nel 2015 sulla statale 17. La maestra Maria Luisa Esposito morì sul colpo. Aveva 54 anni L’uomo dovrà risarcire i danni agli eredi. Assolta la dirigente dell’Anas, ente proprietario della strada 

SULMONA. Era stata travolta e uccisa da un auto mentre si stava immettendo con la sua vettura sulla statale 17. Ieri, a distanza di quasi sette anni da quel 5 ottobre del 2015, per i familiari di Maria Luisa Esposito, 54anni, insegnate sulmonese molto conosciuta e stimata in città, è arrivata giustizia. Il 45enne di nazionalità romena, Aurel Coitoru, che era alla guida dell’auto che causò l’incidente, è stato condannato a due anni di reclusione e al risarcimento dei familiari della vittima.

Diversa decisione per Simona Cicconi, capo compartimento dell’Anas, imputata per non aver sostituito il guard rail che, ancora oggi, riduce di molto la visibilità in quel tratto di strada della statale 17 tra Sulmona e Pettorano sul Gizio. È stata assolta per incompletezza delle prove a suo carico.

L’impatto fu di una violenza inusitata, tanto che l’insegnante morì sul colpo e la sua Volkswagen fu letteralmente sventrata dall’impatto sul lato sinistro in corrispondenza del posto di guida. L’imputato, al quale è stata concessa la sospensione condizionale della pena, è stato condannato anche a risarcire i danni agli eredi della vittima, assistiti dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo, da liquidare in separato giudizio civile. Questa condanna è stata estesa all’impresa assicuratrice che il tribunale ha ammesso come responsabile civile. Maria Luisa Esposito si stava dirigendo dalla sua casa di Pettorano sul Gizio a quella della madre, della quale si prendeva cura quotidianamente. L’insegnare era presidente di un’associazione attraverso la quale organizzava escursioni e che le avevano dato modo di essere conosciuta e apprezzata da molti sulmonesi, insieme al marito Sandro Sereno.

Nel corso del giudizio è rimasta senza alcun riscontro l’ipotesi, avanzata da Coitoru, secondo la quale la vittima stesse parlando al telefono proprio nel momento dell’incrocio: la supposizione si basava sul rinvenimento del cellulare e degli occhiali sull’asfalto, almeno stando a quello che i 3 occupanti dell’Alfa Romeo avevano dichiarato.

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