cronaca

Morto sul lavoro, quattro imputati Il pm chiede condanne per 18 anni 

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In aula l’abbraccio tra il magistrato e la mamma della vittima che ha scritto alla ministra Cartabia Il sostituto procuratore: «Affido al tribunale la disperazione e l’angoscia di chi è stato ucciso due volte»

di Diana Pompetti

TERAMO. Le lacrime di una mamma non fanno rumore. Scivolano sul volto di Annunziata Cairo quando abbraccia il pubblico ministero che chiede giustizia per suo figlio morto sul lavoro. «Ucciso due volte» ha detto il pm Stefano Giovagnoni al termine di una dura e lunga requisitoria che dopo oltre 4 ore si è chiusa con la richiesta al giudice Giovanni Cirillo di pesanti condanne (oltre 18 anni complessivi) per la morte di Roberto Morelli, il camionista di 31 anni di Napoli che nel 2017 venne travolto da una balla di plastica nel piazzale dell’ azienda Metalferro di Castelnuovo Vomano dove era andato a caricare del materiale da riportare nella città partenopea. Un caso, quello di questa morte sul lavoro, finito alla ribalta della cronaca nazionale dopo che la ministra della giustizia Marta Cartabia lo ha più volte e in più occasioni preso ad esempio dei tempi lunghi della giustizia dopo aver ricevuto la lettera della mamma della vittima.

4 richieste di condanna

e una di assoluzione

Al termine della requisitoria il pm ha chiesto quattro condanne e una assoluzione. Giovagnoni ha chiesto 7 anni e 4 mesi per Pasquale Di Giacinto, amministratore unico della Metalferro, di cui 5 per omicidio colposo e 2 anni e 4 mesi per impedimento del controllo; 5 anni per omicidio colposo per Luca Di Giacinto, amministratore unico della Dg Capital Service Srl, società che all’epoca dei fatti operava all’interno dello stabilimento svolgendo attività di selezione di rifiuti speciali provenienti da raccolte differenziate; 3 anni e 4 mesi sempre per omicidio colposo per Michele Bonaccorso, all’epoca dei fatti lavoratore interinale in servizio alla Dg Capital con mansioni di carrellista e 3 anni per Leo De Santis, responsabile della sicurezza sul lavoro per conto della Metalferro, accusato del reato di false informazioni al pm. Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per Pierluigi Angelozzi, dipendente della Dg Capital.

Una lunga requisitoriA

con accuse pesanti

Una requisitoria durata più di 4 ore a caratterizzare l’udienza con il pm che ha detto: «Prima di procedere alle richieste mi rivolgo al tribunale: Roberto Morelli è stato ucciso due volte, la prima volta fisicamente la mattina del 29 maggio 2017, la seconda volta con il comportamento irriguardoso, irrispettoso, vile e ingiustificato da parte della Metalferro». Giovagnoni, con rigore, ha ricostruito la dinamica dei fatti. Con accuse pesantissime. «La morte è una tragedia, soprattutto per i familiari del deceduto», ha detto, «ma quando si verifica sul luogo del lavoro deve rappresentare per il datore di lavoro e responsabile della sicurezza di un’azienda che si rispetti, un monito e nelle stesso tempo un formidabile stimolo a cercarne le cause per eliminare o neutralizzare il pericolo che eventi del genere possano ripetersi. Nulla di tutto questo appartiene alla Metalferro e a Pasquale Di Giacinto il quale non vuole che si faccia chiarezza sulle cause della morte, ostacola l’operato degli inquirenti» Aggiungendo: «Non si comprende per quale motivo Pasquale Di Giacinto abbia voluto mistificare la scena spostando il corpo di Morelli dal luogo in cui era avvenuto il fatto, caricandolo in auto e conducendolo al pronto soccorso dove giungeva cadavere dando disposizioni di annaffiare il terreno del piazzale con un idrante dove vi erano le tracce di sangue». E così ha concluso: «Affido al tribunale la disperazione e l’angoscia di chi è stato ucciso due volte, il dolore e il rimpianto di chi amava Roberto, ma affido al tribunale anche la viltà di chi è reso responsabile di un fatto per il quale può esserci possibilità di pietà umana». La sentenza a giugno.

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