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LE NUOVE FRONTIERE DELLA CHIURURGIA PROTESICA, INTERVISTA A DOTTOR GIOVANNI DI IANNI, LA DIRETTA

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Pescara: Sanità

L’AQUILA  –  Intervista alle ore 16 al dottor Giovanni Di Ianni, specialista in ortopedia e traumatologia, da anni impegnato nello studio della chirurgia protesica degli arti inferiori e superiori, in servizio presso la clinica privata Pierangeli di Pescara.

Oggi secondo dati Istat sono circa 500.000 i pazienti, che attualmente in Italia si sottopongono ad interventi di sostituzione protesica chirurgica   a incidenza incrementata anche in considerazione di due variabili: la età media dei pazienti è progressivamente aumentata, e la  richiesta funzionale che il paziente anche anziano, ha nelle sue aspettative di vita.

La chirurgia protesica ha raggiunto nel corso degli anni delle performances che permettono il completo recupero delle autonomie di pazienti che a causa di patologie, prevalentemente degenerative  e   traumatiche , hanno perso la autonomia nel quotidiano.

La possibilità di utilizzare protesi  Psi, tecniche chirurgiche mini-invasive per la protesi di anca ( tecnica Amis) e l’utilizzo di materiali di ultima generazione più biocompatibili, permettono oggi offrire risposte più certe all’utenza.

Le tecniche di chirurgia protesica (che utilizzano una strumentazione  dedicata per ogni singolo paziente), sfruttano un accurato e complesso sistema di studio e preparazione  dell’impianto da posizionare , grazie ad accertamenti di tomografia computerizzata e software  dedicati che sviluppano calchi ottenuti da stampanti tridimensionali che ripropongono con estrema accuratezza la articolazione da trattare  e le caratteristiche della protesi da impiantare , con la possibilità di ottenere un ripristino anatomico e biomeccanico il più vicino al fisiologico.

Le tecniche conservative permettono il posizionamento di impianti, sviluppando vie di accesso che non richiedono sacrificio di strutture fondamentali per un corretto recupero funzionale.

Il pyrocarbonio (carbonio pyrolitico), rappresenta  oggi fra tutti, il materiale  migliore  da poter utilizzare nella implantologia, sviluppato in centrali nucleari, ha delle caratteristiche biochimiche e meccaniche che lo avvicinano il più possibile a quelle dello scheletro, tanto da rendere pressoché’ impossibili eventuali reazioni da intolleranza.

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